"Ogni parola che scrivo è soltanto un altro modo per dire il tuo nome. Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo sempre e soltanto mamma."

venerdì 31 dicembre 2010

Riflessioni per la fine dell'anno

Ieri notte ho tirato fuori i quaderni di mia mamma, i quaderni dove lei disegnava i progetti di una casa in costruzione, segnava le mie poppate, disegnava la casa dei suoi sogni. E' stato come cadere in uno specchio: la stessa calligrafia, gli stessi disegni, perfino lo stesso tratteggio del disegno... Gli stessi sogni, la stessa casa desiderata... Impressionante. Ho camminato per più di vent'anni senza di lei qui, a farmi da guida e ultimamente sempre più persone mi guardano commosse e mi dicono: "Adesso sembri proprio tua mamma!"... E la scorsa notte la sconcertante scoperta. Lei vive nelle mie mani, nei miei progetti, nei miei sogni, ancora di più adesso, che sto preparando la mia casa, il matrimonio, ora più che mai le somiglianze si confondono e a molti sembra di riavere vicino la mia stupenda mamma. Inutile dire che la cosa mi lusinga molto, anche se quel progetto di casa, rimasto incompiuto a causa della malattia e poi della morte di mia mamma ha aperto in me una voragine, perchè mi è subito salita la paura: "Anche io non riuscirò a realizzare i miei sogni? Anche io lascerò fra le mani di un figlio un quaderno incompiuto? Anche io donerò la vita a un essere umano che soffrirà come una bestia e crescerà come essere incompiuto?..."
Sono interrogativi che nella vita di una donna si aprono con ciclicità sconcertante.

Cerco di non pensarci, cerco di essere serena, ma non è sempre facile e soprattutto mi preparo ai prossimi mesi, quando si avvicinerà il matrimonio, e allora mi prenderà allo stomaco una malinconia feroce e disperatamente mi mancherà la mamma...

Ma un passo alla volta, per il momento mi preparo al nuovo anno che sarà intensissimo... E a chiunque passi da qui un augurio speciale per il nuovo anno,

Sonetti Sacri X
Morte, non andar fiera se anche t'hanno chiamata
possente e orrenda. Non lo sei.
Coloro che tu pensi rovesciare non muoiono,
povera morte, e non mi puoi uccidere.
Dal riposo e dal sonno, mere immagini
di te, vivo piacere, dunque da te maggiore,
si genera. E più presto se ne vanno con te
i migliori tra noi, pace alle loro ossa,
liberazione dell'anima. Tu, schiava
della sorte, del caso, dei re, dei disperati,
hai casa col veleno, la malattia, la guerra,
e il papavero e il filtro ci fan dormire anch'essi
meglio del tuo fendente. Perché dunque ti gonfi?
Un breve sonno e ci destiamo eterni.
Non vi sarà più morte. E tu, morte, morrai.



John Donne (1573-1631)
Brano tratto da "Poesie amorose", traduzione di Cristina Campo, Einaudi, 1971





"Vi auguro il coraggio di scegliere tra speranza e disperazione... Buon anno amici!
Un abbraccio fortissimo..."


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