Un intervento commovente della superlativa Frida.
La mia grande interlocutrice di vita.
Buona lettura...

Cara Circe,
è un momento così particolare per te, che non posso venire meno alla tua richiesta. Raccontare nel tuo blog la mia esperienza. Eccola qui.
La mia mamma mi è mancata in maniera a dir poco straziante nel periodo di preparazione al mio matrimonio. Non credo che se ne sia accorto nessuno, tranne mio marito col quale, ogni tanto, mi lasciavo andare. Ma mi sentivo patetica e, così, nascondevo il mio dolore, a tutti. Come te, cara Circe, mi sono posta molte domande. Perché mi manca in modo così prepotente? Perché ho il desiderio fortissimo di parlarle, di confrontarmi con lei? Perché non mi basta più mio marito, i miei amici, il resto della mia famiglia? Perché voglio proprio lei, ORA. Mi svegliavo in piena notte, con gli attacchi di panico, urlando dentro me stessa “Mamma, ti prego! Mamma, ho bisogno di te! Ora”. E quel silenzio assordante, come risposta, mi stringeva ancora più forte il cuore. Ero sola. Completamente sola e lo sarei stata anche in uno dei giorni più importanti della mia vita, quello del mio matrimonio. E quella prospettiva mi annientava. Sola. Come il giorno del mio esame di terza media, del mio diploma, della mia laurea, della mia prima sofferenza in amore, del primo giorno di lavoro, e di tanti altri giorni vissuti a combattere senza avere lei accanto a me. Eppure, questa volta era diverso. Questa volta avevo ancora più bisogno di un contatto con lei. Ma, soprattutto, di una sua risposta. Mi sono analizzata profondamente e credo di aver capito, in parte, il perché di tutto questo. Il matrimonio è un passo importante, che terrorizza già di per sé le donne che hanno accanto la propria mamma. Immaginiamoci chi, come noi, non ha un riferimento femminile e materno. E’ importante perché la mamma rappresenta le nostre radici, e noi siamo i rami che crescono dall’albero al quale quelle radici hanno dato vita. Immagina se un bel giorno uno di quei rami, nel mentre sta per sbocciare uno dei suoi fiori più belli, guardasse sotto e non vedesse più le sue radici. Si chiederebbe “Come posso esistere se non ho più le mie radici? Cosa rappresenta questo fiore per me, seppure bellissimo, se non ci sono le mie radici a garantirmi il nutrimento, la vita, il futuro?”. Forse la similitudine può apparire sciocca, ma credo che non si allontani molto dalla realtà. Cosa siamo noi senza la nostra mamma? E, soprattutto, che mamme saremo per i nostri figli e che mogli per i nostri mariti se non abbiamo potuto avere un riferimento così fondamentale, quello di nostra madre? Senza contare, poi, la paura inconscia che quel ciclo si ripeta. La convinzione che, tanto, anche noi moriremo presto e lasceremo i nostri figli soli e nostro marito vedovo. Sono paure normali, cara Circe, ma, come ti ho scritto più volte, sono solo paure. Perché noi ce la faremo. Noi andremo avanti e quel ciclo lo interromperemo. Noi, Circe, cambieremo la storia, e vivremo accanto ai nostri figli e li vedremo crescere e gli daremo tutto l’amore dell’universo. Vuoi che ti ricordi come ho superato questa vera e propria crisi esistenziale? Ho preso foglio e penna e le ho scritto. Già. Le ho parlato delle mie paure, di quanto mi mancasse, di quanto desiderassi averla accanto a me. E sai una cosa? Mi ha risposto. E lo ha fatto, come sai, nel modo più bello. Come ti ho scritto, il ristorante all’improvviso, a pochi mesi dal matrimonio, è “saltato”. Ho dovuto cercarne un altro e l’unica data disponibile era il 13 maggio. Dovevo quindi anticipare il matrimonio di ben un mese e mezzo. Ma restava il problema di conciliare quella data con la chiesa, prenotata al centro di Roma un anno prima. Pensavo: impossibile, qui salta tutto. Strana coincidenza, il 13 maggio era l’unica data disponibile anche per la chiesa. Una coppia aveva improvvisamente disdetto la prenotazione della chiesa. Un mese prima del matrimonio scoprii che il 13 maggio era “LA FESTA DELLA MAMMA”. Questo è stato il suo messaggio più bello, insieme a tanti altri che si sono susseguiti e tanti altri ancora che mi hanno “spianato la strada”. Non mi stancherò mai di ripeterlo, le nostre mamme ci sono. Sono accanto a noi e se solo fossimo predisposte ad ascoltarle e a cogliere i segnali, capiremmo che non ci hanno mai abbandonate. Dobbiamo continuare a ricordare, si, ma anche ad amare. A costruire delle nuove fondamenta, quelle della nostra nuova famiglia. Solo così daremo un senso alla nostra vita, ma soprattutto, solo così daremo ancora più senso alla vita delle nostre madri. Regalare loro l’immortalità, attraverso i nostri figli, che ne faranno altri ancora e che rimetteranno in circolo il ciclo della vita. Ti auguro, Circe, di trovare la strada per uscire da questo dolore e di capire che questo è un periodo bellissimo, perché è l’aurora della tua nuova vita. Ti voglio bene. Frida