Mi piace invece questo post "Circe"..
Io sono una di quelle ragazze che ha scelto la stessa strada che ha percorso mia madre.
Tutti da bambina mi chiedevano se sarei diventata un medico come mia madre ed io, quasi disgustata, rispondevo di no.. e invece eccomi qui, a ripercorrere il suo stesso cammino..
questa scelta è arrivata all'ultimo anno di liceo ma non sono stata spinta nè da ciò che è stata lei, nè dal voler curare quella malattia che non le ha dato scampo.. questo è quello che credevo e che credo ancora... l'ho scelto perchè vorrei arrivare a una specializzazione che credo (e spero) possa diventare il mio lavoro..
Ma cosa c'entra mia madre in tutto questo!?
Ogni giorno mi chiedo come sarebbero le cose se lei fosse qui.. percorrere la sua stessa strada ha fatto sì, magari inconsciamente, che facessi riemergere tutto il dolore: se lei fosse qui mi potrebbe aiutare con argomenti non chiari, mi potrebbe far capire più concretamente cosa mi aspetta, ma non si tratta solo di questo.. Potremmo insieme condividere le emozioni, e lei potrebbe riviverle in me se fosse ancora qui.. O ancora potrei avvicinarmi almeno in parte alle sue emozioni che non conosco... Può sembrare assurdo tutto questo, eppure in qualche modo è un "dolce incantesimo" che mi permette di affrontare, dopo tanti anni, la perdita..
Nonostante tutto ho paura.. Non tanto per la lunghezza e la difficoltà della strada che ho davanti, più che altro che la storia si ripeta.. Forse in fondo in fondo è vero che vorrei portare a termine "l'opera" che lei non ha potuto continuare, ma non vorrei invece che si fermasse allo stesso punto..
La mia strada mi ha condotto all'insegnamento, ma ho sempre sentito dentro di me questa vocazione. Mia madre era insegnante, mia zia lo è... Ma nulla potrà mai darmi quello che io e lei ci saremmo potute scambiare, quello che avremmo potuto condividere. Sono terrorizzata dal fatto che la storia si ripeta.
Quando ho compiuto gli anni che aveva mia mamma quando si è ammalata, ho passato mesi a fare visite e analisi. Sono sana come un pesce. Mi sono sentita viva, avevo superato la prima grande prova. Non ammalarmi all'età in cui si è ammalata lei.
Fra 3 anni avrò l'età di mia madre quando è morta, caspita! come passa il tempo.
Sopravviverà? Avrò già un figlio? Se vivrò, avrò aperto la porta al mio futuro.
Noi tutte guardiamo a quell'età come a un giro di boa, un punto di svolta, un burrone oltre al quale precipitare o imparare finalmente a volare.
Io so che molto di ciò che oggi sono "lo devo" alla mia perdita. Forse perfino il mestiere che faccio. L'importante è non lasciarsi distrarre, perchè la vita è solo nostra e qualsiasi sia la perdita che abbiamo subito, non è in alcun modo giusto vivere la vita di qualcun'altro.
Il più grande regalo che possiamo fare alle nostre mamme è quello di realizzarci pienamente nella nostra unicità.
Inutile dire che ho capito subito, che ti pensavo mentre scrivevo, che sono felice di questo passo.
Un bacio
Guardate che Lapsus...
RispondiEliminaInvece di chiedere se Sopravviverò...Ho scritto Sopravviverà... Mha...
Sì, hai colto nel segno..
RispondiEliminaQuell'età è ancora lontana per me, ne sento la paura ma allo stesso tempo la percepisco ancora distante, come se poi fosse davvero quella la "mia scadenza"...
"Ma nulla potrà mai darmi quello che io e lei ci saremmo potute scambiare, quello che avremmo potuto condividere"
è proprio questo il punto: per me si tratta di seguire e percorrere anche il cammino del dolore sapendo che Lei potrebbe capire le mie emozioni ma non mi è fisicamente accanto...
F.