"Ogni parola che scrivo è soltanto un altro modo per dire il tuo nome. Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo sempre e soltanto mamma."
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mercoledì 30 settembre 2009

Noi, le Lara Croft dell'Affetto


Siamo archeologhe dell'Affetto. Scaviamo, perlustriamo, setacciamo, indaghiamo...
Ne cerchiamo le briciole più piccole, a volte le più miserabili.
Siamo vulnerabili, sotto questo aspetto. Per quanto forti ci abbia reso la nostra perdita, abbiamo un vuoto che ci rende...Vulnerabili.
A me non piace sentirmi così... Non mi piace mostrare le mie debolezze, eppure mi rendo conto di come nella vita di tutti i giorni il mio bisogno di affetto si rispecchi in tante piccole cose. Cerco l'approvazione degli altri, ma non perchè sono egocentrica o vanesia, ma perchè questa approvazione è una briciola di affetto, e quanto patetica. Mi trovo a soffrire per uno sgarbo che ai più lascia indifferenti, perchè a farmelo è una persona che tenevo magari in considerazione. Questa mia fragilità si trasforma presto in ingenuità ed è molto facile tradirmi o beffeggiarmi.
Ma a che pro? Voi togliereste di mano una caramella a un bambino?

Anche perchè poi apro gli occhi. E mi accorgo della mediocrità di certa gente. E allora mi rendo conto che andavo ad elemosinare Attenzioni e Considerazione da persone che non erano degne e che ,quindi, prima o poi si mostrano effettivamente per quello che sono. E giù delusioni. E giù morsi dell'orgoglio.

"Possibile? Possibile che ancora non hai capito da quale gente star lontana? Possibile che ancora non hai sufficiente amor proprio da capire che tu basti a te stessa? Che sono pochissime le persone che ti vogliono DAVVERO bene e che solo di queste devi avere considerazione??"

Sì, possibile...Sventolami sotto il naso un po' di affetto e io sarò sempre pronta a salire sulla tua giostra, a costo di essere il tuo giullare.
Cerco e scavo, cerco e scavo, consapevole che non sarò mai sazia.

A presto

lunedì 28 settembre 2009

Rispondo a...

Mi piace invece questo post "Circe"..

Io sono una di quelle ragazze che ha scelto la stessa strada che ha percorso mia madre.
Tutti da bambina mi chiedevano se sarei diventata un medico come mia madre ed io, quasi disgustata, rispondevo di no.. e invece eccomi qui, a ripercorrere il suo stesso cammino..
questa scelta è arrivata all'ultimo anno di liceo ma non sono stata spinta nè da ciò che è stata lei, nè dal voler curare quella malattia che non le ha dato scampo.. questo è quello che credevo e che credo ancora... l'ho scelto perchè vorrei arrivare a una specializzazione che credo (e spero) possa diventare il mio lavoro..
Ma cosa c'entra mia madre in tutto questo!?
Ogni giorno mi chiedo come sarebbero le cose se lei fosse qui.. percorrere la sua stessa strada ha fatto sì, magari inconsciamente, che facessi riemergere tutto il dolore: se lei fosse qui mi potrebbe aiutare con argomenti non chiari, mi potrebbe far capire più concretamente cosa mi aspetta, ma non si tratta solo di questo.. Potremmo insieme condividere le emozioni, e lei potrebbe riviverle in me se fosse ancora qui.. O ancora potrei avvicinarmi almeno in parte alle sue emozioni che non conosco... Può sembrare assurdo tutto questo, eppure in qualche modo è un "dolce incantesimo" che mi permette di affrontare, dopo tanti anni, la perdita..
Nonostante tutto ho paura.. Non tanto per la lunghezza e la difficoltà della strada che ho davanti, più che altro che la storia si ripeta.. Forse in fondo in fondo è vero che vorrei portare a termine "l'opera" che lei non ha potuto continuare, ma non vorrei invece che si fermasse allo stesso punto..


La mia strada mi ha condotto all'insegnamento, ma ho sempre sentito dentro di me questa vocazione. Mia madre era insegnante, mia zia lo è... Ma nulla potrà mai darmi quello che io e lei ci saremmo potute scambiare, quello che avremmo potuto condividere. Sono terrorizzata dal fatto che la storia si ripeta.

Quando ho compiuto gli anni che aveva mia mamma quando si è ammalata, ho passato mesi a fare visite e analisi. Sono sana come un pesce. Mi sono sentita viva, avevo superato la prima grande prova. Non ammalarmi all'età in cui si è ammalata lei.

Fra 3 anni avrò l'età di mia madre quando è morta, caspita! come passa il tempo.
Sopravviverà? Avrò già un figlio? Se vivrò, avrò aperto la porta al mio futuro.

Noi tutte guardiamo a quell'età come a un giro di boa, un punto di svolta, un burrone oltre al quale precipitare o imparare finalmente a volare.

Io so che molto di ciò che oggi sono "lo devo" alla mia perdita. Forse perfino il mestiere che faccio. L'importante è non lasciarsi distrarre, perchè la vita è solo nostra e qualsiasi sia la perdita che abbiamo subito, non è in alcun modo giusto vivere la vita di qualcun'altro.

Il più grande regalo che possiamo fare alle nostre mamme è quello di realizzarci pienamente nella nostra unicità.

Inutile dire che ho capito subito, che ti pensavo mentre scrivevo, che sono felice di questo passo.

Un bacio

Che cosa siamo, che cosa diventiamo

Qual è il mio futuro?
Lo scelgo, o è inevitabilmente qualcosa a cui sono destinata?
Cosa influenza le mie scelte?
Io voglio essere ciò che era mia madre?

Quale modello abbiamo, noi donne che abbiamo perso la mamma? Non corriamo forse il rischio di voler inconsapevolmente ripercorrere la sua strada, quasi a volerla far rivivere, darle un'altra possibilità?

Scegliamo una professione che ci si addice o ripercorriamo la strada di nostra madre?
Sappiamo essere noi stesse oppure solo un surrogato di ciò che lei era?

Ci sentiamo in dovere di concederle una vita tramite noi, più fortunate, le sopravvissute?

Scusate. Oggi è un post di domande.

Ma fanno riflettere.

venerdì 18 settembre 2009

Carissima Amica...


Ciao Anonima (Ancora non so il tuo nome): sì, ho un ragazzo. Anzi, per meglio dire...Non c'è stato attimo dai miei 15 anni in cui io sia stata sola. Erano tutti amori? No. Era il terribile bisogno di avere qualcuno di fianco, il bisogno di ricevere affetto, trovare un altro canale perchè il più prezioso si era chiuso per sempre. Ho scelto anche persone non adatte a me, pur di avere qualcuno che mi amasse, o almeno che pensavo mi amasse. Mi riducevo uno schifo, con il terrore di essere abbandonata di nuovo. Ho cercato l'amore materno in tutti i miei uomini, fino a capire, con il mio attuale ragazzo, che era dannoso, sbagliato, inutile.
Senza dubbio, un Amore vicino ti solleva il morale se sei triste, passa il giorno del tuo compleanno con te, cerca di farti sorridere. Ma non può capire fino in fondo quello che provo, non può e cmq non serve che lo faccia, perchè questo dolore, a prescindere, non se ne andrà mai, nemmeno con tutte le coccole del mondo.
Io cercherò per sempre mia mamma, il suo abbraccio, lo cercherò nel cibo, nell'amore e nel sesso ma so benissimo che non lo troverò mai. Lo cercherò a volte inconsapevolmente, a volte come una bambina disperata. Ma so che non lo troverò, soprattutto nel ragazzo che amo, perchè lui non è mia mamma, ma il mio ragazzo e questo non devo confonderlo mai.
Probabilmente qualcuno vicino allevierebbe di certo il tuo dolore, ma non farebbe miracoli. Ognuna di noi ha il difficile compito di trovare dentro di sè solamente la forza per convivere con esso, per guardare di nuovo alla vita con il sorriso.

Io scrivo, scrivo a tutte voi, perchè voglio che sappiate che c'è la vita dopo la morte delle nostre mamme, ci siamo noi, che possiamo celebrare la loro esistenza, coltivando i nostri talenti, dando valore alle nostre vite, perchè no...Facendo dei figli per donare l'amore che abbiamo ricevuto.

Sono qui per dire che oltre il buio che vi opprime C'E' una luce e che io farò il possibile per darvi speranza, strumenti, sostegno.

Bacio, a presto.

venerdì 14 agosto 2009

To_day

Oggi manco d'amore.Punto.
Mi verrebbe da scrivere solo questo. Manco d'amore.
E mi chiedo se è proprio la mia mancanza a rendermi così insicura.
Sarei stata una persona in grado di amare, se non avessi perso un pezzo della mia vita?
Sarei stata in grado di vivere serenamente gli screzi, le inezie, gli scazzi del rapporto sentimentale, se fossi stata "normale"?
Avrei avuto meno paura? Lo spettro dell'abbandono si sarebbe celato ai miei occhi, invece di emergere costantemente e subdolamente ogni volta che qualcuno mi ignora?

Chi sta parlando? La donna adulta, perfettamente conscia che ogni storia ha i suoi alti e bassi e che l'amore c'è sempre, anche quando non è dimostrato...O la bambina terrorizzata dall'oblio che alla prima mancanza sprofonda nel dolore?

Chi ha il sopravvento in me? ...La bambina... Lo dico con franchezza, perchè non ho nessun dubbio al riguardo. La bambina che sono stata non ammette di essere trascurata...Non ammette giorni no...Non ammette indecisioni...Non ammette stanchezza e sonno...Non ammette abbassamenti di livello...Non ammette l'avere una vita propria...Non ammette scuse, repliche...Non tollera l'abbandono e per questo si attacca strillando al collo di chi crede la stia per abbandonare.

La bambina che sono stata è vorace e non smette mai di pretendere... E forse solo ora capisco che cosa significa essere egoisti.

E' così, sono egoista, il mio bisogno DISPERATO d'amore mi porta ad essere egoista, mi porta a fare molti sbagli, a soffocare chi amo, perchè ho paura di essere abbandonata ...

E per quanto io spieghi che non è colpa mia, ma che è la vita che mi ho forgiato così...Mi rendo conto che sono solo scuse...

E la cosa che mi fa sprofondare ancor di più è che da tempo ormai so che TUTTO L'AMORE CHE HO PERSO, NESSUNO POTRà DARMELO INDIETRO.

giovedì 25 giugno 2009

Condividere è amare - Da Mery a Claudia...

Ciao, ho visto la mail di Claudia, ho deciso di leggerla, anche se sapevo che sarebbe stato difficile.
Col fiato sospeso e il cuore spezzato ho cominciato, non ho potuto evitare di piangere, alcune frasi sembrano essere state scritte da me, mentre le leggevo, mi è venuta la pelle d’oca.
Vorrei dirle che la capisco perfettamente, abbiamo passato situazioni molto simili.

Se avesse voglia di leggere, proverò a spiegare la mia esperienza.

Anche la mia mamma aveva un tumore al polmone, già in metastasi al momento della scoperta. La sua malattia è durata tre anni.
Avevo ventuno anni quando sono stata catapultata nel mondo dei tumori, delle chemioterapie, delle radioterapie, delle pet, delle tac e di tutto il resto.
Quando succede, ti ritrovi in un mondo sconosciuto, sei costretto a intraprendere questo difficile cammino, che non sai come finirà.
Ti ritrovi a vedere cose che non avresti mai pensato di vedere e a fare cose che non avresti mai pensato di fare.
Tutto ciò però con grande amore, avrei continuato a farlo anche per sempre, avrei fatto qualunque cosa per vederla guarire.
Vivi ogni giorno con il terrore, con l’angoscia, al solo pensiero che le cose vadano nel modo peggiore ti manca il respiro, ti senti impazzire.
E dopo il secondo intervento quando i medici hanno detto che non avrebbero fatto più nessuna cura, perché tanto sarebbe stata inutile, non c’era più nulla da fare, beh non credo di riuscire a spiegare a parole come mi sono sentita.
Non auguro a nessuno di vedere una persona cara soffrire così tanto, la sensazione d’impotenza che senti è indescrivibile.
Ogni notte mi addormentavo con il terrore di non rivederla più, ogni notte speravo, pregavo, che accadesse un miracolo, era la sola cosa che potesse salvarla.
Ed ecco che un giorno, la tua paura più grande si avvera, tutto finisce, non ci credi, ti sembra di essere in un film, non puoi fartene una ragione, ti chiedi come puoi continuare a vivere senza di lei, non la vedrai mai più, non la abbraccerai e non la bacerai mai più, come si può affrontare un simile dolore, una tale perdita?
Non si può, ti ritrovi ad andare avanti in qualche modo ma nulla sarà più come prima, nulla potrà colmare quel vuoto che ti strazia l'anima ogni mattina quando apri gli occhi e speri che sia stato solo un terribile incubo.
Niente e nessuno potrà darmi quello che mi dava lei.
Al solo pensiero di perderla mi mancava il respiro, ora mi trovo a dover andare avanti in qualche modo, anche se è molto difficile.
Era una donna stupenda, ha sempre affrontato la malattia con una forza e con una dignità che pochi avrebbero avuto nella sua situazione.
Ha sofferto così tanto, quei tremendi dolori la distruggevano, ma riusciva sempre a trovare la forza, ha fatto i lavori di casa fino a pochi giorni prima.
Ha combattuto fino alla fine, purtroppo però tutto ciò non è bastato.
Non importava se stesse bene o male, si sforzava sempre di essere in ordine e ci riusciva benissimo.
Quante volte le infermiere l’hanno presa in giro, le dicevano ma devi andare a ballare?
E quando gli ultimi tempi, si vedeva così diversa, ci stava così male.
Gli ultimi giorni il suo viso era così sofferente, mi ha fatto un effetto così strano, vederla dopo che. Era completamente cambiata, il suo viso era così disteso, tutto il dolore era scomparso, non stava più soffrendo, era così bella, da quanto tempo non la vedevo così...

Anche lei piangeva e ci diceva che stava male, che non ce la faceva più. I dolori erano insopportabili, ogni settimana aumentavano le dosi dei medicinali (erano derivati della morfina), finché ha dovuto assumere regolarmente proprio la morfina. E’ stato terribile vederla in quelle condizioni, vedeva cose che non c’erano, diceva cose che non capivamo, non era più la mia mamma.

Anch’io mi chiedo ogni giorno cosa hanno fatto di male queste persone per meritare tutto ciò, purtroppo credo che non troveremo mai una risposta.

Ho una nipotina di otto mesi e il pensiero che non conoscerà mai la sua nonna, mi distrugge.

Quanto le ha voluto bene, negli ultimi tempi era l’unica in grado di farla sorridere.

Ha potuto godersela solo per sei mesi.

Quando penso che non potrà vederla crescere…che rabbia…

Ogni volta che fa qualcosa di nuovo, come gattonare o mangiare le pappe… mi viene un colpo al cuore, perché penso che lei non c’è e non può vederla…


Ciao

mercoledì 10 giugno 2009

Siamo Fenici




Ho affrontato in solitudine tutto il difficile periodo dell'adolescenza. Ho fatto molti errori e mi rendo conto solo ora di quanto sia stata fortunata a non aver fatto una "brutta fine"... Sono andata contro tutto e tutti, in modo forse esasperato, perchè ero sola, mi sentivo sola e volevo buttarmi via. Non ricordo con precisione di aver desiderato la morte, so che ancora porto le cicatrici delle bruciature che mi sono inflitta per calmare il dolore... Le guardo spesso e ricordo... Il senso di abbandono, il vuoto, il rifiuto di Dio, la delusione, la paura, quella stretta allo stomaco da non riuscire a respirare...Mi sono trovata piegata a terra, a mordere il cuscino per non far sentire le mie urla... Urla che partivano dalle viscere... Per molti anni ho vissuto una vita che non mi rispecchiava... Mi sono sentita persa...Ho guardati, qualche volta, al di sotto di una finestra...Ho vissuto come se la morte non esistesse, come se nulla fosse importante: parenti, affetti...Esisteva solo il mio incolmabile senso di vuoto... Ho passato momenti terribili... Ma non ricordo di aver desiderato ardentemente la morte... Nonostante tutto il dolore, mi sono sempre sentita in dovere di vivere quella vita che era stata negata a mia madre. A modo mio, certo, con i miei tempi, ma in un certo senso io potevo essere il suo futuro, vivere anche per lei quello che le era stato negato...


...Poi, piano piano, anche gli affetti e le cose belle della vita hanno ripreso il loro posto... Mi sono resa conto di quello che avrei perso, di tutto quello che non avrei potuto vivere se avessi mollato, se la vita mi avesse buttato da qualche altra parte. Non ho una ricetta magica, credo di essere stata solo protetta da Lei, che mi ha preparato una strada che, ora so, mi avrebbe portato ad essere felice.
Sì, hai letto bene, felice. Possibile? Sì. Te lo dico con il cuore in mano. Sì. Felice di essere viva, felice di essere stata partorita e, colmo dei colmi, felice di aver vissuto tutto quello che ho passato.
Ero ragazzina quando ho scoperto il significato della Fenice, il mitico uccello che brucia e poi rinasce dalle sue ceneri.
Noi tutte siamo delle Fenici, Fenici vecchie e brutte che all'improvviso hanno preso fuoco. Di noi non rimane che un piccolo cumulo di cenere, nulla più... Basterebbe un soffio di vento e saremmo perdute. Siamo cenere, arsa dal fuoco di un dolore disumano. Ci siamo consumate, annichilite, distrutte, abbiamo perso l'Amore e la Mamma.
Ma è da qui che rinasceremo. Dalle ceneri della distruzione noi rinasciamo, più belle e più forti di prima. Saremo donne forti, incorruttibili, che hanno conosciuto l'abisso ma hanno ricominciato a respirare; donne che avranno la capacità di annusare il dolore a chilometri di distanza, e sapremo come lenirlo, perchè abbiamo passato molti anni a leccare le nostre ferite. Saremo vive, stagliate contro il cielo del nostro orizzonte; saremo fiere, perchè la nostra vita dipenderà solo da noi, la costruiremo noi.

Io mi sento così. Nella mia pelle, sento che devo alla mia perdita quella che sono oggi. Se posso capire con uno sguardo i bambini della mia classe, se posso accogliere in me il loro dolore e lenirlo, è solo perchè ho fatto in modo che la mia perdita diventasse la mia forza. Le mie spalle si sono irrobustite e ora vedo la vita in maniera diversa.

Magari oggi tu la vedi in un modo che non riesco neanche a descrivere, ma sappi che quello che hai perso ti porterà a fare il punto sulle cose che DAVVERO valgono...Tralascerai il superfluo... Snobberai l'insulso... Tu che hai mangiato la morte, conoscerai il vero sapore della Vita, il suo gusto originale...
La medicina più amara ti lascerà la conspevolezza della bellezza della salute.

Perchè prima o poi, ti prego di credermi, tu guarirai.

Rinasciamo donne diverse, donne-fenice, perchè siamo morte con le nostre madri, ma siamo rinate, nate due volte, nate a una nuova vita senza mamma. Siamo state marchiate a fuoco, nessuno ci toglierà questo marchio, ma abbiamo in noi la capacità di trasformarlo in un marchio di unicità, di volgere in positivo quella che è l'eredità di una perdita.

Possiamo farcela. Dobbiamo farcela anche per Loro.

venerdì 5 giugno 2009

Un figlio per chi ha perso la mamma...

Ho paura di fare un figlio. Una paura fottuta. Sto per toccare un tasto molto delicato ma è giusto così.
Ci sono varie ragioni per cui questa paura mi paralizza e quelle consce e razionali sono:
1) ho paura di amare qualcuno più di quanto ami me stessa
2) ho paura di abbandonarlo come io sono stata "abbandonata" (Mamma perdono! So che non volevi!)
3) ho paura che lui viva quello che ho vissuto io, nonostante la vita mi abbia fatto con spalle belle robuste
4) ho paura di non essere una buona madre, perchè non ricordo nemmeno una sua carezza
5) ho paura di non essere in grado di farlo diventare autonomo perchè ho paura di soffocarlo con le mie apprensioni
6) ho paura di morire sapendo che lascio al mondo mio figlio, solo.
7) ho paura di non saper amare un figlio, nonostante io abbia realmente un grande istinto materno e sarei pronta anche oggi ad adottare un bimbo ma NON a partorirlo
8) ho paura di fare un figlio per motivi altri rispetto all'istinto materno

Ma quella più forte è quella CHE LA STORIA SI RIPETA, CHE IO SIA CONDANNATA A RIVIVERE E FAR RIVIVERE QUELLO CHE IO HO PASSATO.

Andiamo...Razionalmente...Quante probabilità ci sono che io viva fino a 29 anni, lasciando una bimba di 5? Nessuna, anche perchè dovrei essere incinta in questo momento... Ma ho paura del destino, perchè ho paura di morire ma ancor di più ho paura di veder morire qualcun'altro che amo...

Non ho il coraggio di fare un figlio, perchè la figlia che è in me non ha avuto una mamma, e non sa come farlo...
Ho paura, ma questo il mio fidanzato non lo capisce.
Lo capisco, è troppo anche per me.

Gradirei tanto un aiuto, sapere cosa provate voi, voi che magari una mamma la ricordate.
Avete paura?

domenica 26 aprile 2009

Date... Che non lasciano scampo

I giorni non sono tutti uguali. Mi riferisco a QUEI giorni, proprio quelli in cui apri gli occhi e ti senti stonata.
Proprio così, stonata.
Non importa se il giorno prima hai avuto una sorpresa fantastica, se un esame è andato bene, se hai appena fatto l'amore. Sei stonata. Le corde del tuo cuore strimpellano male.

Non capisci subito cosa sta succedendo. Ci vogliono pochi secondi di limbo prima che un breve calcolo mentale ti colpisca in faccia come un asciugamano bagnato.

E ti ricordi che quello che stai per vivere non è un giorno come un altro, no.
E' il suo compleanno, è l'anniversario della sua morte... O qualsiasi altra data che per te è importante.

Io credo che sia il mio corpo il miglior calendario.
Ho fatto sempre molta fatica a ricordare le date, soprattutto le date di nascita e di morte di mia mamma. Quelle poche volte che vado al cimitero, le fisso per bene cercando di imprimerle nella memoria, ma esse svaniscono subito dopo.

Freud si divertirebbe un mucchio a spiegare il perchè di questa mia "dimenticanza"...

Questo lungo preambolo per dire che, invece, il mio corpo sa benissimo che giorno è.
Mi sveglio stonata, ma non è questo il peggio.

Il peggio è che mi rendo conto di voler stare sola, a leccarmi le ferite in un angolo, da sola, mentre desidero ardentemente che qualcuno mi tenga in braccio. Allontano (involontariamente) tutti da me, magari litigando con il moroso, ma nello stesso tempo la bambina che è in me urla per avere qualcuno vicino.
Sono sola, ma voglio essere coccolata. Non saprei con chi condividere il momento, ma lo vorrei comunque fare.

Ora ho imparato a dirlo. A chi mi sta vicino.
"Oggi sai, è un giorno un po' così. Se sarò stronza scusami, non è una scusa, lo so, ma tu abbi pazienza, domani sarà tutto passato. Ma oggi reclamo amore più che mai."

E voi, come vivete quei giorno particolari? Avete voglia di raccontarmi cosa fate? Come li vivete? Se avete un modo particolare per celebrarli?? Magari potranno essere suggerimenti validi per altre come noi!!! E per me!!

Vi aspetto!!!


mercoledì 8 aprile 2009

La donna-voragine e l'uomo



Prima di tutto permettetemi di ringraziare i lettori del blog, perchè oggi abbiamo superato le 100 visite e questo mi ha reso molto orgogliosa, dato l'immenso lavoro che faccio per costruire ogni giorno questo blog!! GRAZIE!!!



E ora vi racconto una storia, ispirazione di questo post!

Ho conosciuto un ragazzo che mi ha raccontato di essere stato fidanzato con una ragazza che aveva perso la mamma da molti anni, ma che non riusciva a superare il lutto. La sua ragazza stava cercando l'edizione italiana di un libro della Edelman, ma non era ancora disponibile. Sapete cos'ha fatto il suo ragazzo? Ha comprato il libro in lingua originale, l'ha letto e l'ha tradotto per lei.
Perchè potesse, nonostante tutto, leggere quel libro che per lei era tanto importante...

Vi racconto questa storia perchè mi ha colpito profondamente per tutto l'amore che c'è dentro, ma anche perchè mi permette di introdurre un tema che mi sta a cuore...

Come si rapporta una donna, che ha perso la madre, con un uomo?
O meglio, come si rapporta l'uomo a una donna che ha subito una tale amputazione affettiva??


La donna che ha perso la madre porta dentro di sè una VORAGINE che non potrà mai essere riempita. La si potrebbe descrivere come una bulimica affettiva: raccoglie e divora affetto come può, ma nello stesso tempo lo vomita perchè non è l'affetto che desidera.

L'uomo che vuole stare accanto a una donna così, non può pensare di prescindere dalla sua perdita.
Non saremo mai donne come le altre!

Nessuna di voi si è mai sentita terrorizzata per qualcosa che non sfiora nemmeno le altre donne? Nessuna di voi ha mai sentito feroce la paura di perdere una persona, solo perchè quello sarebbe stato UN ALTRO ABBANDONO?
Ma di quale abbandono parliamo? Quello di un fidanzato o di una madre?

Chi vuole stare con me deve capire che io sono IO+LA MIA PERDITA
non c'è nulla da fare.
Sono affettivamente ingorda e fino a qualche anno fa, facevo di tutto per non essere sola, ma ancor di più facevo di tutto per non essere abbandonata: ossia trascinavo storie finite per non sentirmi sola!

Questa è la verità! E le mie sole parole erano: "NON VOGLIO ESSERE ABBANDONATA, DI NUOVO"

Ecco la trappola!!! Ecco la prima perdita, che resta lo sfondo di tutte le altre!
E l'uomo cosa può fare?

1) Ho incontrato chi ignorava la mia perdita e non è stato altro che un passatempo, per me.

2) Sono stata a lungo con un ragazzo che mi ha protetto, accudito, amato, coccolato, fino a diventare un padre per me. Era solo un sostegno, un rifugio, mi dava tutto l'amore di cui avevo bisogno, ma alla fine l'ho lasciato, perchè io volevo l'amore di mia mamma, lo cercavo in lui e non stavo con lui perchè lo amavo, ma perchè era l'unica persona che tentava di riempire il mio vuoto. Un fallimento personale.

3) Un ragazzo che ha condiviso con me la perdita, ma che non si è mai sentito in dovere di amarmi come una madre. Mi ha fatto capire, con molto dolore, che lui non ha e mai avrà quello che disperatamente andavo cercando.
Ora sto con lui, lo amo come una donna ama un uomo, con passione e ho capito che in lui (come è normale e SANO che sia) non troverò mai un amore materno. Per questo rimarrò per sempre con lui.

Mi sono dilungata! Spero di non avervi annoiato!
Se volete, lasciate la vostra esperienza con uomini, anche diversi da quelli da me incontrati!!!

Baci

venerdì 27 marzo 2009

Tattoo


Ho fatto un tattoo per il mio 25° compleanno. Si potrebbe pensare a una data casuale e invece no. E' esattamente l'età che aveva mia mamma quando si è ammalata. Potere dell'inconscio che non ci lascia fuggire. Mi sono tatuata la sua iniziale, con tre stelle sopra. Io, mia nonna, mia zia. Una linea matriarcale che in modi diversi mi ha fatta diventare quella che sono.
Surrogati di madre che, nonostante incapaci di prendere il suo posto, hanno sempre avuto un ruolo fondamentale e che amo profondamente.
Ho voluto che fosse chiara la mia origine, visto che nella mia mente è persa nel limbo.

Qualcuno si è fatto un tattoo in ricordo di sua madre? O lo ha mai pensato??

martedì 24 marzo 2009

Una domanda [?]


Si guarisce da una perdita?
O meglio... Si cambia completamente dopo un lutto?
Il fatto di avere perso mia mamma mi ha reso una persona diversa e ci sono giorni in cui questa diversità mi sembra inguaribile, inconciliabile con gli altri.
Il mio metro di giudizio è sfasato rispetto a quello degli altri, che danno importanza a cose totalmente futili.
Il mio punto di vista è leggermente spostato e mi rendo conto che il fatto di essere cresciuta con la consapevolezza che la vita è fragile eppur preziosa, abbia condizionato molte delle mie scelte, dei miei atti.
Sono su questa strada perchè una frana, 20 anni fa, ha bloccato tutte le altre.