"Ogni parola che scrivo è soltanto un altro modo per dire il tuo nome. Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo sempre e soltanto mamma."
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martedì 28 giugno 2016

Questa vecchiaia che mi pesa

Questa vecchiaia che mi pesa sono gli anni che ho più di te, mamma. Ho di te sempre la stessa immagine, solo che ora non siamo più nemmeno coetanee, ora io ho già vissuto 4 anni più di te. E io, che la mattina mi lavo la faccia e mi sento una bambina, io non riesco più a far combaciare l'idea di te mamma, malata, operata, morta con la me stessa di adesso, felice, con due bambine piccole, i soliti progetti in testa e (così spero) tutta la vita davanti. Ora mi appare irrimediabilmente assurdo il tuo destino, mi sembra contro natura e abominevole. Non si puó lottare 4 anni per sconfiggere un tumore per poi morire in un soleggiato giugno (domani sarà il tuo anniversario, é forse per questo che ti penso, ora più che mai?) e lasciare una bambina piccola, con due spighe di grano in mano. Lasciarla lì, in piedi di fianco a un letto altissimo, sperando che tutto l'amore datole le possa bastare per tutta la vita, che quello che le si è insegnato la aiuti in tutte le difficoltà. Accarezzo la testa della mia piccina di tre anni e penso a quale ombra di me le rimarrebbe se me ne andassi ora. E la mia piccola di 4 mesi  , cosa avrebbe di me? Io non ricordo mia mamma, è un'immagine frammentata, un volto ricomposto da mille fotografie. Ed ero più grande delle mie bambine. Quanto amore posso lasciare nei mille baci con cui le sommergo ogni giorno!? Gli basterebbe per tutta la vita? L'unica cosa che so è che rifiuterei qualsiasi paradiso per rimanere con loro. Con le mie bambine.

Saró sempre più grande di te e questa vecchiaia mi pesa.



domenica 28 dicembre 2014

Corrispondenza

Questa é una delle tantissime mail scritte alla mia Frida. Ho scelto di pubblicarla qui, seppur scritta di getto e per un uso privato, perchè ho toccato argomenti che mi stanno molto a cuore e penso che non saprei esprimerli con parole diverse.
Ve la regalo così come l'ho scritta, buona lettura.


Quando gironzolo su internet, mi imbatto in molti blog di gente della mia età. Fanno post interi sull'ultimo shampoo usato, su abiti e locali "in"... Poi penso al mio piccolo blog, a cui non faccio pubblicità, che praticamente scrivo solo per me. Quando rileggo quello che scrivo, dopo averlo pubblicato, mi rendo conto di come sia tutto buttato lì di getto, senza filtri, senza aggiustamenti, senza riflettere. Come se ogni volta mi aprissi il torace, con la lama di un italiano un po' stentato, a volte scorretto. Ma così vero, Dio quanto vero! E questo arriva, a te e a tante donne che in questi anni mi hanno scritto per ringraziarmi. Lo so che è un blog che forse fa venire tristezza, ma è un blog medicina, che si prende quando duole il cuore. E poi,  non ci si pensa più. Ma a me va bene così. Anche io vivo giornate in cui non sono orfana. Ma sono momenti illusori. Tutto questo per dire che le tue parole mi hanno fatto un gran piacere. Tutte noi siamo doni, regaliamo a chi ci sta vicino una vita piena e vera, di cui non sprechiamo nulla, perchè sappiamo quanto sia effimera.... Non c'è scampo, e allora, come ho scritto, noi siamo spudoratamente vive. 

Ho incontrato una donna non vedente, e quello che mi ha colpito è stato che ha detto che dire di essere ipovedente la descrive nella sua totalità e che è la prima cosa che vuole che gli altri sappiano di lei. Non è lo stesso per noi? Quante volte nella vita, al lavoro, avremmo voluto dire: ehy, vacci piano con me, non parlarmi così, io non ho la mamma, sai? Trattami con dolcezza. Ma non si puó, ci riderebbero dietro! E allora noi che abbiamo una disabilità emotiva non possiamo palesarla, non possiamo, come un ipovedente fa, chiedere il posto sull'autobus, ma dobbiamo viaggiare in piedi, con le gambe che tremano, mentre molti stanno a sedere, nel lungo viaggio della vita, senza sapere che a noi sanguina il cuore.

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Non è Natale più


Non so se sarò in grado di infilare in questo post tutto quello che mi é passato per la testa in questi giorni.

Sono sempre giorni difficili, quando hai perso qualcuno che ami.

Non sono certo le luci di Natale ad illuminare un po' il tuo dolore.

Una cosa, però, l'ho capita.

Solo ora, che sono figlia e mamma, orfana ma allo stesso tempo guarita dall'amore per mia figlia.


Il dolore di una madre non ha eguali.
Lo dico da orfana, da figlia. Ho lottato tutta la vita contro il mio dolore, ma solo ora capisco che ne ho assaggiato solo la parte meno amara.

Io ho la mia vita, ho il futuro, ho mia figlia.
Ho ancora negli occhi le luci di Natale.

Mia nonna, che ha perso sua figlia, non ha più nulla.
Per lei non è Natale mai più.

Non è tregua, non c'è magia.
Il dolore sordo rimbomba se possibile ancora più forte, quando tutti intorno a te sono felici.

L'unica soluzione è l'isolamento, una soluzione che fa male a tutti.

Ma cosa resta a una mamma che ha perso una figlia?
In cosa spera, a che cosa si aggrappa?

Cosa farei io oggi se perdessi la mia piccola?

Io lo so.
Impazzirei.

Non per modo di dire, tanto per parlare.
No, io semplicemente diventerei pazza.

Addio convenzioni sociali, addio vita, addio persone.

Ora so che il mio dolore non é paragonabile. E capisco mia nonna, in tutti i suoi spigoli, nella sua mente che ora fa le bizze, che appanna il vetro della sua memoria, che la offusca. Forse le sta donando solo un po' di pace.





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sabato 26 ottobre 2013

Tanti auguri mamma



Oggi ti avrei portato, assieme alla mia bimba, alla fiera degli hobby creativi.
Ci saremmo sbizzarrite insieme a copiare idee e tecniche, e avrei scoperto per l'ennesima volta un'altra cosa che sapevi già fare.
Avremmo riso, parlato e preso un caffè (io d'orzo, che allatto) per fare una pausa.
Questa sera ci saremmo viste nella casa in campagna che non hai fatto in tempo a restaurare, seduti al tavolo d'epoca che hai scovato all'ultimo mercatino a cui sei andata con il babbo, che avrebbe preferito guardare la tv sul divano.
Avremmo mangiato, forse con un occhio teso al cellulare, perchè sta per nascere la tua terza nipotina.
Mi avresti fatto vedere un piccolo capolavoro creato solo per lei, ma avresti aggiunto che comunque non c'è nessuna al mondo più bella della tua Agata.
L'avresti presa in braccio e lei ti avrebbe posato la manina cicciona sulle guance.
Sì, avresti avuto qualche ruga in più, segno dei tuoi 55 anni, e qualche graffio lasciato dalla chemio.
Ti saresti lamentata per il cambio del tempo, che ti faceva sentire bene le operazioni fatte alla gamba.
Ma poi avresti sorriso, felice perchè festeggiavi un altro compleanno. Ti avrei preparato una torta bellissima e avresti spento le candeline.
Ti avrei dato la tua nipotina in braccio e avresti fatto delle tenerissime foto con lei.
Ti avrei dato il mio regalo, la sciocchezza di chi non sa più cosa regalare, dopo tanti compleanni; ma tu mi avresti abbracciato forte e io avrei sentito ancora una volta il calore del tuo abbraccio.

Di sicuro, non avrei pianto.
Non avrei comprato un mazzo di fiori per la tua lapide.
Non sarei andata al cimitero.
Non avrei guardato il tuo viso in una foto, così simile al mio, perchè ora abbiamo la stessa età.
Non avrei sperato che almeno mia figlia ti possa vedere, sentire.

Tutto ciò che ho perso è così tremendamente banale, che mi ferisce nel profondo del cuore.
Averti perso ha reso la mia vita diversa, lasciandola senza il gusto delle cose più semplici che una mamma fa con una figlia.
E anche se vivo di esperienze straordinarie, quello che mi manca è la quotidianità che avrei vissuto con te.

Mi manchi tu, mamma.



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venerdì 13 settembre 2013

Eppure io


Non saprei dire con esattezza quando il sudario del mio dolore scivolò via dal mio corpo. 
Ne sentii appena i lembi sfiorarmi la caviglia. 
Credo che fosse unto e logoro, ma non lo saprò mai, perchè con un solo passo lo avevo calpestato e oltrepassato. 
Forse, se mi fossi voltata, mi sarebbe apparso come la pelle di un serpente che abbia completato la sua muta. 
Qualcosa di morto, un guscio vuoto, un simulacro. 

Può essere morto, un dolore? Può cessare, scivolare via, annullarsi? 
Lo possiamo scavalcare con agilità, nude, nuove? 

Nuda, com'ero in sala parto. C'eravamo solo io e il mio dolore, questa volta totalmente fisico. 
Chiamai mia mamma? No. 
La desiderai? No. 
La piansi? No. 

Ero vita pulsante, lo strazio di un piccolo corpo che si contorceva per uscire da me, il mio involucro che tentava di spingerlo fuori, di lasciarlo uscire. 
Ho urlato, come mai prima, urlato più per avere forza che per il dolore. 
Credo di aver urlato fuori tutta la mia anima. 

E poi, lei è apparsa sul mio seno, un piccolissimo esserino. 
Era sporca, con gli occhi chiusi e gonfi, la pelle violacea per lo sforzo. 
Non credo di aver visto mai qualcosa di più bello! E allora seppi, mi fu chiaro. 
Non avevo bisogno di nient'altro. Avrei vissuto con lei, per lei, verso di lei. 

Chi se lo sarebbe mai aspettato? 
 Sotto il mio sudario, al contrario di ciò che avevo sempre pensato, non c'era una piccola orfana debole e sola. 
 C'era una Madre

E allora ho spesso ripensato a tutti i miei sogni... E solo adesso capisco quello che realmente significavano! 
Ma devo essere onesta, la mia migliore amica aveva tentato, una volta, di dirmi che mi stavo sbagliando... 

Ecco, i miei sogni, scenari e contesti differenti, ma sempre la solita trama. 
Io, adulta, trovo me stessa bambina: abbandonata, sola, bisognosa d'amore. 
Immancabilmente, la mia mano si tende, abbraccio questo cucciolo indifeso, questa orfana, so che la proteggerò per sempre. 

Pensavo che tutto ciò significasse che avevo ancora un disperato bisogno d'amore, in realtà credo che i miei sogni mi volessero solo indicare la strada: sarei guarita solo quando mi fossi presa cura di un bimbo. 
Certo, nei miei sogni quel bambino ero io, l'orfana ero io, ma questo solo perchè la mia parte adulta capiva perfettamente tutto il dolore che la mia parte bambina non aveva mai compreso fino in fondo,. Ma il senso era che, nell'amore e nella vita, avrei sconfitto la morte. 

Ricordo uno degli ultimi sogni che feci. Attaccato al letto dei miei genitori c'era un feto. Era vecchio e polveroso e tutti mi consigliavano di lasciarlo lì, perchè non valeva la pena prendersene cura. Ricordo che lo presi senza timore e lo cullai finchè non ne nacque uno splendido bambino Down (probabilmente una rappresentazione della mia "menomazione" affettiva) e alla fine quel bambino, armato di corazza, sconfisse un terribile drago. 

Ricordo che Frida, la mia grande e ora la mia scomparsa (aihmè), mi disse che per Jung sconfiggere un drago simboleggiava la separazione e il distacco (sano) della personalità del bambino da quella della madre. Ora mi appare tutto ovvio: avere un figlio, contrariamente ai timori e alle paure, mi avrebbe fortificata e mi avrebbe permesso di ricongiungermi, separandomene, a mia madre. 
 Eppure io, che pensavo di essere una pessima orfana, ora sono una splendida madre.


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sabato 26 maggio 2012

Felicità

Oggi ho pensato: "Tutta questa felicità mi è costata tanto dolore." Ed è vero. Solo ora, dopo molti anni e molti dolori, mi rendo conto di quanto sia stato lungo, profondo e doloroso il cammino che ho fatto dentro di me. Mi rendo conto che la maggior parte della mia vita, l'ho vissuta cercando dentro di me le risposte a un dolore feroce e violento, a una mancanza che non trovava conforto. Mi sono viaggiata dentro senza censure, accettando le parti più scabrose di me. Ho accettato i miei fallimenti, i miei errori adolescenziali, la mia voglia di ribellione e di autodistruzione di cui porto ancora le cicatrici fisiche. Ho accettato (solo da poco, in realtà) le mie fragilità, la mia paura di essere sola, la mia ansia. Ho viaggiato sospingendomi fino agli angoli più oscuri di me, a cui non trovavo fine e dai quali tornavo con ancor più domande di quando ero partita. La mia anima assomigliava sempre più a una lunga, logora pagina di quaderno con i bordi unti e gli angoli arricciati. Le linee blu e scolorite intervallate da tutti i miei "Perchè?" Come un minuzioso medico legale, ho tagliuzzato, sbrindellato, inciso, sviscerato e analizzato il mio dolore. L'ho smembrato, soffermandomi a cercare il perchè di ogni mio gesto, ogni mio malumore, ogni mio lapsus, ogni mia dimenticanza, ogni mia paura. Mi sono vissuta dentro fino a riuscire a percorrermi ad occhi chiusi, ho estratto i miei tumori dalle viscere del mio animo e li ho fatti riaffiorare alla luce, perchè avevo bisogno di capire come mai mi dolessero tanto. Probabilmente non potete neanche immaginare quanto tutto questo faccia male. Per fortuna, ho scritto. Sempre. Il più delle volte quando le lacrime erano talmente forti che le righe erano tremolanti orizzonti davanti ai miei occhi. Ho scritto di notte, nella penombra, devastata dall'insonnia e dalla tachicardia. Ho scritto per capire, per far uscire il mio dolore e la mia rabbia, ho scritto perchè una volta trasformate in inchiostro, le mie paure avevano finalmente un volto. Ho scritto per liberarmi, per vomitare bestemmie e per digerire magoni; ho scritto per affondare nella pagina le unghie della mia anima, per conficcarle su qualcosa e non sul mio cuore. Ho molto vissuto, molto sbagliato, ma tirando le somme sono orgogliosa di tutto quello che ho fatto. Mi sono dedicata molto tempo e molte energie, ma ora sono in grado di amare qualcun'altro senza cercare Lei. Sono in grado di pensare al futuro senza sentirmi soffocare dalla morte. Sono capace di immaginarmi mamma. Sembrano piccoli passi, ma in realtà sono frutto di un grande lavoro che, anche se non è finito perchè non finirà mai, è diminuito diventando marginale nella mia vita. A volte non riesco a credere di aver trovato un tale equilibrio, ma quando mi guardo dentro mi rendo conto che tutte le finestre sono spalancate e che la luce filtra in tutte le stanze. E' vero, controluce si solleva ancora qualche granello di polvere, ma la mia casa non sarà mai immacolata come altre, mai devastate dal tifone della perdita. Ma le assi sono riparate e il tetto è solido, ora posso costruirmi la mia vita. Credo di essere a un buon punto nell'elaborazione del mio lutto. Tutto questo sembra un Addio. Ma non lo è. Non sarò tutti i giorni così ottimista e fiduciosa. E quindi tornerò a scrivere. Per me e per tutti quelli a cui le mie parole faranno bene. A presto Photobucket

sabato 24 marzo 2012

Sindrome da pancione

Mentre questa mattina preparavo il mio mocaccino, mi è affiorato un ricordo improvviso e da lì è partita questa riflessione.

Sembrerò un po' monotematica in questo periodo, perchè parlo solo di bambini, ma se ricevo un sms, una mail o una telefonata, è perchè mi stanno annunciando una nascita.
Se ne ricevi ben 3 in una settimana appena, logico che ti rimangono in testa.
Oppure sto veramente subendo la "sindrome da pancione", ossia quella per cui quando se i incinta vedi pance e bambini ovunque... Mai provata!?!

Ecco, insomma, a tavola, all'aperitivo, in centro... Non si parla che di gravidanze!
Così, dopo l'ennesimo felicissimo annuncio, mi sono trovata a confrontarmi con la mia reazione di oggi e la reazione della "Circe di qualche (non molti) anno fa".

Circe2012: "Ma che bello! (sinceramente emozionata) E' fantastico! Tutto questo mi riempie di gioia! ecc... ecc..."

ex-Circe: (Faccia alla Barbara D'Urso, per intenderci) "Davvero? Sei IN_CIN_TA?!?!?!?
O_O Oddio, mi dispiace così tanto... E come è successo!?!?!?"

Ehm... Potete immaginare la faccia delle altre persone. Sarà passata per scema almeno una decina di volte. Primo, per la domanda: come è successo... Come se mi mancassero le nozioni di base. Le ragazze erano sinceramente in imbarazzo nel tentare di rispondere a questa domanda.
E poi perchè forse ero l'unica persona che non reagiva con gioia alla notizia.

Ma che ne potevo sapere? Nella mia testa tutto risuonava come ..."tragico incidente... gravi ferite... non farà più la vita di prima... errore incancellabile... fine di tutto..."

Ero sinceramente dispiaciuta per loro... Mamma mia, quanto dolore portavo dentro, mi tappava le orecchie, gli occhi e il cuore. Ero pregna di sofferenza e questo spesso distorcevo la realtà...

Ora, che quando infilo il dito nella mia piaga esso penetra meno a fondo, riesco a vedere le cose sotto il giusto punto di vista: primo, perchè mio marito mi sta facendo conoscere la serenità; secondo perchè dopo la nascita di mio nipote ho realmente capito quale sarebbe stata la via della mia guarigione.

E vi lascio con una Canzone di De Andrè, che si trova nella "Buona Novella", si intitola "Ave Maria" parla di una mamma molto famosa.... :)

E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.

Sai che fra un'ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.


Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.


Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente.



a presto!

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sabato 10 marzo 2012

il regalo

L'altro giorno mi sono sentita, per la prima volta in vita mia, come se avessi davvero fatto un bellissimo regalo a mia mamma.
Sono andata al supermercato, ho comprato un olio che restaura il legno e poi sono andata con guanti e panno a lucidare la lapide di mia mamma.

Gli anni passano in fretta, sono quasi 23 anni che lei abita lì, e le splendide venature del legno d'ulivo della sua lapide erano state sbiadite dal tempo e dall'acqua dei vicini al piano superiore, e molto probabilmente anche dalle lacrime di mia nonna.
Così ho preso la piccola panca verde su cui mia nonna si siede a piangere, mi sono infilata i guanti, ho spostato i fiori e mi sono messa a pulire la lapide di mia mamma. Ci sono stata davanti 45 minuti, io che fuggo sempre come una ladra perchè odio farmi vedere davanti alla sua lapide.
45 minuti a lucidare, osservando riemergere ogni venatura del legno, scurirsi quegli intarsi ormai spenti e biancastri.

Ho visto la lapide tornare bruna e lucida come quella che ricordavo da bambina, quando con mia nonna passavo interi pomeriggi al cimitero a distruggere i formicai che trovavo nel giardino.

Mi sono sentita in sintonia con lei, mi sembrava che nella foto sorridesse ancora più del solito. Mi è sembrato di essere faccia a faccia con lei, occhi negli occhi, e mi sono chiesta come mai non fosse mai venuto in mente a nessuno prima...

Poi mi sono risposta che, forse, questo rito doveva avvenire proprio in quel momento, proprio fatto da me.
Da me ormai donna, una donna che si sente amata (o dovrei dire che finalmente la bambina orfana in me si sente amata?!?!?).
Una donna che pensa al futuro, che non sa come ma si è ritrovata a desiderare un figlio..

Una donna che, forse, ha finalmente fatto la pace con il suo passato.



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mercoledì 25 gennaio 2012

Una triste verità

A chi capitasse per sbaglio sul mi blog, chiedo scusa per la lunga assenza, ma la vita ha finalmente preso il sopravvento sul ricordo e trovare il tempo per scrivere è sempre più duro.

Ma ecco il mio post...

Il giorno della vigilia di Natale ho litigato con la sorella di mia mamma,mia zia. Lei è una delle persone più importanti per me, ha forgiato la mia vita e mi ha sempre aiutato. Era la prima volta che litigavamo. La primissima in assoluto.
Al di là del futile motivo che ci ha fatto litigare, ho pianto tutte le mie lacrime perchè la mia situazione si è scontrata con la sua.
Cerco di chiarirmi.
Nonostante lei abbia perso una sorella e mia sia stata vicina in ogni momento, non può capire realmente cosa provo. Ecco cosa mi ha fatto male. Nonostante il dolore ci abbia toccate entrambe, lei ha poi avuto una vita perfetta. Io ho lottato nella merda fino a qualche mese fa. Così, all'improvviso, mi sono resa conto che non condividevamo la stessa scala di valori, che non ritenevamo importanti le stesse cose, che lei, per quanti sforzi possa fare, non capirà mai come mi sento.
E' questo che mi ha fatto, LETTERALMENTE, crollare.
Solo chi ha perso la mamma può capire come certe cose futili possano uccidere quelle come noi.
Così, non il motivo della litigata in sè, ma questa mia presa di coscienza, mi ha distrutto.
Ed ecco perchè per l'ennesima volta ringrazio Dio per avermi donato Frida, la persona che più di ogni altro vede nel profondo di me.

Vi lascio una frase che mi rincuora molto, quando sono triste...


Dio ha tre risposte alle tue preghiere:
1) Sì
2) Non ancora
3) Ho in mente qualcosa di meglio per te.


Forza Fede Fermezza Fiducia!
A presto
(davvero)




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giovedì 18 agosto 2011

Per Alessandra, una nuova amica...

Cara Ale,
ho letto il tuo blog con molta attenzione e chiaramente mi sono ritrovata in ogni singola parola che hai scritto...
Credo che il giorno dei morti, la festa della mamma o il suo compleanno siano giorni in cui tutte le figlie senza mamma si fermino un momento per descrivere quel dolore sordo che non riesce a passare.

Anche io in questi ultimi mesi mi sono sempre aspettata di sentire la mia mamma dirmi che era fiera di me e forse il sogno di un'amica di famiglia che ha sognato mia mamma che le diceva che era fiera e orgogliosa di me sono i suoi segnali...

Ti ringrazio per aver condiviso con me la tua esperienza e per avermi regalato una canzone che mancava al blog!
E' sempre bello quando qualcuno lascia il suo contributo in questo blog!!

Spero di sentirti presto e grazie mille per gli auguri!!!!!

Questa è la canzone che ci ha regalato Alessandra:





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martedì 26 luglio 2011

Frida for Linea Immaginaria

Un intervento commovente della superlativa Frida.
La mia grande interlocutrice di vita.

Buona lettura...




Cara Circe,
è un momento così particolare per te, che non posso venire meno alla tua richiesta. Raccontare nel tuo blog la mia esperienza. Eccola qui.
La mia mamma mi è mancata in maniera a dir poco straziante nel periodo di preparazione al mio matrimonio. Non credo che se ne sia accorto nessuno, tranne mio marito col quale, ogni tanto, mi lasciavo andare. Ma mi sentivo patetica e, così, nascondevo il mio dolore, a tutti. Come te, cara Circe, mi sono posta molte domande. Perché mi manca in modo così prepotente? Perché ho il desiderio fortissimo di parlarle, di confrontarmi con lei? Perché non mi basta più mio marito, i miei amici, il resto della mia famiglia? Perché voglio proprio lei, ORA. Mi svegliavo in piena notte, con gli attacchi di panico, urlando dentro me stessa “Mamma, ti prego! Mamma, ho bisogno di te! Ora”. E quel silenzio assordante, come risposta, mi stringeva ancora più forte il cuore. Ero sola. Completamente sola e lo sarei stata anche in uno dei giorni più importanti della mia vita, quello del mio matrimonio. E quella prospettiva mi annientava. Sola. Come il giorno del mio esame di terza media, del mio diploma, della mia laurea, della mia prima sofferenza in amore, del primo giorno di lavoro, e di tanti altri giorni vissuti a combattere senza avere lei accanto a me. Eppure, questa volta era diverso. Questa volta avevo ancora più bisogno di un contatto con lei. Ma, soprattutto, di una sua risposta. Mi sono analizzata profondamente e credo di aver capito, in parte, il perché di tutto questo. Il matrimonio è un passo importante, che terrorizza già di per sé le donne che hanno accanto la propria mamma. Immaginiamoci chi, come noi, non ha un riferimento femminile e materno. E’ importante perché la mamma rappresenta le nostre radici, e noi siamo i rami che crescono dall’albero al quale quelle radici hanno dato vita. Immagina se un bel giorno uno di quei rami, nel mentre sta per sbocciare uno dei suoi fiori più belli, guardasse sotto e non vedesse più le sue radici. Si chiederebbe “Come posso esistere se non ho più le mie radici? Cosa rappresenta questo fiore per me, seppure bellissimo, se non ci sono le mie radici a garantirmi il nutrimento, la vita, il futuro?”. Forse la similitudine può apparire sciocca, ma credo che non si allontani molto dalla realtà. Cosa siamo noi senza la nostra mamma? E, soprattutto, che mamme saremo per i nostri figli e che mogli per i nostri mariti se non abbiamo potuto avere un riferimento così fondamentale, quello di nostra madre? Senza contare, poi, la paura inconscia che quel ciclo si ripeta. La convinzione che, tanto, anche noi moriremo presto e lasceremo i nostri figli soli e nostro marito vedovo. Sono paure normali, cara Circe, ma, come ti ho scritto più volte, sono solo paure. Perché noi ce la faremo. Noi andremo avanti e quel ciclo lo interromperemo. Noi, Circe, cambieremo la storia, e vivremo accanto ai nostri figli e li vedremo crescere e gli daremo tutto l’amore dell’universo. Vuoi che ti ricordi come ho superato questa vera e propria crisi esistenziale? Ho preso foglio e penna e le ho scritto. Già. Le ho parlato delle mie paure, di quanto mi mancasse, di quanto desiderassi averla accanto a me. E sai una cosa? Mi ha risposto. E lo ha fatto, come sai, nel modo più bello. Come ti ho scritto, il ristorante all’improvviso, a pochi mesi dal matrimonio, è “saltato”. Ho dovuto cercarne un altro e l’unica data disponibile era il 13 maggio. Dovevo quindi anticipare il matrimonio di ben un mese e mezzo. Ma restava il problema di conciliare quella data con la chiesa, prenotata al centro di Roma un anno prima. Pensavo: impossibile, qui salta tutto. Strana coincidenza, il 13 maggio era l’unica data disponibile anche per la chiesa. Una coppia aveva improvvisamente disdetto la prenotazione della chiesa. Un mese prima del matrimonio scoprii che il 13 maggio era “LA FESTA DELLA MAMMA”. Questo è stato il suo messaggio più bello, insieme a tanti altri che si sono susseguiti e tanti altri ancora che mi hanno “spianato la strada”. Non mi stancherò mai di ripeterlo, le nostre mamme ci sono. Sono accanto a noi e se solo fossimo predisposte ad ascoltarle e a cogliere i segnali, capiremmo che non ci hanno mai abbandonate. Dobbiamo continuare a ricordare, si, ma anche ad amare. A costruire delle nuove fondamenta, quelle della nostra nuova famiglia. Solo così daremo un senso alla nostra vita, ma soprattutto, solo così daremo ancora più senso alla vita delle nostre madri. Regalare loro l’immortalità, attraverso i nostri figli, che ne faranno altri ancora e che rimetteranno in circolo il ciclo della vita. Ti auguro, Circe, di trovare la strada per uscire da questo dolore e di capire che questo è un periodo bellissimo, perché è l’aurora della tua nuova vita. Ti voglio bene. Frida

domenica 24 luglio 2011

matrimonio senza la mamma - 2


Come dicevo, questo è uno dei periodi più duri.
Forse la mia amica Frida potrebbe essere più esaustiva di me, dato che lei può parlare di questo avvenimento così importante con il senno di poi...
Anzi Frida, perchè non scrivere un bel pezzo per il blog? ;)

Io posso solo dire che se sei una donna senza mamma che sta per sposarsi, sappi che il tremendo dolore che senti dentro è normale, lo provo anche io.
E lo provano tutte quelle donne che si trovano ad affrontare un momento così bello e decisivo per la propria vita senza quella figura così importante che è la figura materna.
Hope Edelman parla di "Stirpe Materna" ossia quel legame che fa sì che la figli forgi se stessa prendendo come modelli le figure materne della sua famiglia.
Una figlia senza la mamma si trova sperduta, senza un punto di riferimento.
nonostante intorno ci siano tante persone che mi amano, io sento di volere solo l'amore di mia mamma. Non mi interessa nient'altro e spesso riesco ad allontanare le persone che amo con i miei atteggiamenti scontrosi. Mi sento una bambina capricciosa che in un negozio di giocattoli vuole proprio l'unico che non c'è.
Non mi accontento di nulla. Voglio solo la mamma.
Mi sento regredita a uno stadio fetale, dove ho solo il mio cordone ombelicale per sopravvivere e sentirmi felice.
Mia mamma ce la sta mettendo tutta per farmi sentire la sua presenza, ma io continuo nei miei capricci, pretendendo che ritorni in carne ed ossa ad abbracciarmi...
Mi sento così stupida...

Ma comunque vado avanti, cercando di creare, a dispetto di tutti quelli che vogliono consigliarmi, un matrimonio ritagliato su di noi, che celebri il passo e non il momento, che sia cerimonia e non sfarzo...



A presto


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sabato 23 luglio 2011

Matrimonio senza la mamma

Ho fatto una piccola ricerca in rete:
non sono riuscita a trovare articoli o blog che parlassero di com'è sposarsi quando si la propria mamma è morta.

Io sto per sposarmi. E non sono mai stata così male. Lo giuro.
Un dolore sordo e continuo, come un'emicrania al cuore.
In tutta la mia vita, non ricordo un periodo in cui ogni giorno ho pianto per lei, non ricordo di averne sentito in maniera così sconvolgente la mancanza. Sono sconvolta dalle emozioni che provo, dalla feroce nostalgia che sento per lei.
La vorrei qui, costantemente, presenza che giudichi e guidi le mie scelte.

Nessuno, a parte la mia carissima Frida, può comprendere quello che dico.
Quando mi presento con gli occhi rossi e gonfi, tutti mi guardano preoccupati, pensando che non mi voglia più sposare. Nessuno riesce a capire come mai, in un momento in cui dovrei essere felice e serena, io sia piombata nella disperazione...

(continua)

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mercoledì 18 maggio 2011

Malinconia

Mio Dio, mi è caduto addosso il dolore come se mia mamma fosse morta ieri.
Guardavo il grano verde ondeggiare accarezzato dal sole e mi sono messa a piangere. So bene che quando quel grano sarà giallo scoccherà un altro anno. Un altro funesto anniversario. Ora conosco l'angoscia di morire di giugno, con il sole, la vita che pigramente scorre, le risate in sottofondo...

Come si fa a morire, poco più grande di me ora, con una bimba piccola al capezzale, neanche cinque anni e una testa riccia e bionda piena di dubbi?
Come si fa, Cristo?
Con quale coraggio si sorride alla propria bambina, poche ore prima di morire?
Forse Dio dà questo coraggio alle nostre mamme, le rende creature più forti del dolore e della morte.

Sono triste, come fosse appena successo. E stanno per scoccare i 23 anni...
Non si guarisce mai più.

"Dormi sepolto in un campo di grano,
non è la rosa, non è il tulipano
che ti fan veglia dall'ombra dei fossi
ma sono mille papaveri rossi..."



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lunedì 9 maggio 2011

Il Piccolo Principe


Una mia carissima amica di mail mi ha mandato questo bellissimo brano tratto da "Il Piccolo Principe". Devo dire che ho letto mille volte quel bellissimo libro, ma non avevo mai interpretato questo pezzo così come lei me lo ha fatto leggere.
Così, voglio condividerlo con voi...

"Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse,
visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle
ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!"
E rise ancora.
"E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi
conosciuto. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così,
per il piacere... E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il
cielo. Allora tu dirai: "Si, le stelle mi fanno sempre ridere!" e ti crederanno
pazzo.
"T'avrò fatto un brutto scherzo..."
E rise ancora.
"Sarà come se t'avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno
ridere..."
E rise ancora. Poi ridivenne serio.
"Questa notte... sai, non venire".
"Non ti lascerò".
"Sembrerà che io mi senta male... sembrerà un pò che io muoia. È così. Non
venire a vedere, non vale la pena..."
"Non ti lascerò".
Ma era preoccupato.
"Ti dico questo... Anche per il serpente. Non bisogna che ti morda... I
serpenti sono cattivi. Ti può mordere per il piacere di..."
"Non ti lascerò".
"Ma qualcosa lo rassicurò:
"È vero che non hanno più veleno per il secondo morso..."
Quella notte non lo vidi mettersi in cammino.

(Il Piccolo Pirncipe)


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lunedì 31 gennaio 2011

Coetanee


Pericolosamente vicina ai 29, accompagno mia mamma nella malattia che l'ha portata via a 29 anni, con una bimba di 5 che aveva bisogno di lei. La accompagno perchè la mattina, quando mi alzo, apro gli occhi e penso che lei si stava avvicinando alla morte, con un marito giovane di fianco che forse non capiva perchè tutto quello stesse succedendo proprio a lui...
Mi avvicino all'età in cui mia madre è una coetanea, con i miei sogni e le mie stesse paure. E tra poco, tra poco sarò più grande di mia mamma. Mia mamma diventerà più giovane di me, mia mamma sarà una ragazza e io diventerò donna.
Che punto di riferimento avrò, allora?

Vorrei che per una volta qualcuno mi dicesse quello che succederà, quello che sentirò, come fare a non soffrire, per una volta senza che sia io a dover per forza trovare una soluzione attraverso anni di lacrime...

Ma non credo che qualcuno può dirmi nulla, forse è il caso di rileggere la Edelman...

E ogni volta che provo il mio abito da sposa, ogni volta mi guardo allo specchio e la cerco alle mie spalle. Ogni volta spero di girarmi e vedere il suo sorriso compiaciuto, i suoi occhi orgogliosi della donna che sto diventando...

Cerco, ma lei non c'è. E mi chiedo di notte se le sarebbe piaciuto il mio vestito e mi immagino il suo abbraccio di tulle nel camerino, la sua voce, i suoi complimenti.

Cerco di vederla e di chiederle consigli, poi penso che se indosso proprio quel vestito, così fuori dagli schemi, è proprio perchè sono sua figlia.
Proprio come mia ha detto sua sorella, mia zia, quando le ho detto che avevo paura di non aver scelto bene. Mia mamma non è mai stata tra le righe, come potresti esserlo tu?
E allora vado avanti, creando con il mio ragazzo un matrimonio intimo che parli solo di noi, un matrimonio che sarà celebrato in cielo e in terra. In cielo dove mia mamma mi guarderà piangere per lei davanti all'altare...

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venerdì 31 dicembre 2010

Riflessioni per la fine dell'anno

Ieri notte ho tirato fuori i quaderni di mia mamma, i quaderni dove lei disegnava i progetti di una casa in costruzione, segnava le mie poppate, disegnava la casa dei suoi sogni. E' stato come cadere in uno specchio: la stessa calligrafia, gli stessi disegni, perfino lo stesso tratteggio del disegno... Gli stessi sogni, la stessa casa desiderata... Impressionante. Ho camminato per più di vent'anni senza di lei qui, a farmi da guida e ultimamente sempre più persone mi guardano commosse e mi dicono: "Adesso sembri proprio tua mamma!"... E la scorsa notte la sconcertante scoperta. Lei vive nelle mie mani, nei miei progetti, nei miei sogni, ancora di più adesso, che sto preparando la mia casa, il matrimonio, ora più che mai le somiglianze si confondono e a molti sembra di riavere vicino la mia stupenda mamma. Inutile dire che la cosa mi lusinga molto, anche se quel progetto di casa, rimasto incompiuto a causa della malattia e poi della morte di mia mamma ha aperto in me una voragine, perchè mi è subito salita la paura: "Anche io non riuscirò a realizzare i miei sogni? Anche io lascerò fra le mani di un figlio un quaderno incompiuto? Anche io donerò la vita a un essere umano che soffrirà come una bestia e crescerà come essere incompiuto?..."
Sono interrogativi che nella vita di una donna si aprono con ciclicità sconcertante.

Cerco di non pensarci, cerco di essere serena, ma non è sempre facile e soprattutto mi preparo ai prossimi mesi, quando si avvicinerà il matrimonio, e allora mi prenderà allo stomaco una malinconia feroce e disperatamente mi mancherà la mamma...

Ma un passo alla volta, per il momento mi preparo al nuovo anno che sarà intensissimo... E a chiunque passi da qui un augurio speciale per il nuovo anno,

Sonetti Sacri X
Morte, non andar fiera se anche t'hanno chiamata
possente e orrenda. Non lo sei.
Coloro che tu pensi rovesciare non muoiono,
povera morte, e non mi puoi uccidere.
Dal riposo e dal sonno, mere immagini
di te, vivo piacere, dunque da te maggiore,
si genera. E più presto se ne vanno con te
i migliori tra noi, pace alle loro ossa,
liberazione dell'anima. Tu, schiava
della sorte, del caso, dei re, dei disperati,
hai casa col veleno, la malattia, la guerra,
e il papavero e il filtro ci fan dormire anch'essi
meglio del tuo fendente. Perché dunque ti gonfi?
Un breve sonno e ci destiamo eterni.
Non vi sarà più morte. E tu, morte, morrai.



John Donne (1573-1631)
Brano tratto da "Poesie amorose", traduzione di Cristina Campo, Einaudi, 1971





"Vi auguro il coraggio di scegliere tra speranza e disperazione... Buon anno amici!
Un abbraccio fortissimo..."


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sabato 6 novembre 2010

Da me a te, Gioia...





Carissima Gioia,
mi scrivi la tua storia e io, per un momento, sobbalzo. Sto per sposarmi e pensare di perdere la persona a cui ora dedico la mia vita, la persona che mi ha davvero aiutato a uscire dal baratro, mi paralizza.
Le perdite rendono forti, ma non immuni dai dolori che la vita ci riserva poi.
Il mio blog è dedicato in particolare alle donne che hanno perso la mamma ma sono anche profondamente convinta che il dolore che si prova con la morte di qualcuno che amiamo ci renda più che mai fratelli e uguali nell'affrontare noi stessi e la vita. E' per questo che tante persone condividono quello che scrivo in questo blog, anche se sono esperienze e pensieri personali, è in fondo quello che tutte noi proviamo.

E' vero, la perdita della madre ha implicazioni e conseguenze più profonde nella psiche della donna, ma nessuno ha mai affermato che perdere un amore non sia altrettanto devastante.
Per cui, Gioia, sono contenta che le parole che di tanto in tanto affido al web possano per un momento alleviare le pene delle persone che capitano sul mio blog, perchè era proprio questo il mio intento iniziale.

Scrivimi quando vuoi, a presto
un abbraccio forte

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martedì 24 agosto 2010

Prevenzione & paura



Oggi voglio scrivere un post su un argomento che mi sta molto a cuore, ma che non è facile trattare. E' un argomento che conoscono bene quelle donne che, come me, hanno perso la mamma a causa di un cancro o di altre malattie la cui incidenza è maggiore se c'è un grado di parentela.
In pratica, noi figlie che abbiamo perso la mamma a causa di una malattia tumorale, dobbiamo essere coscienti che oltre ad aver subito una terribile perdita, abbiamo anche più probabilità di ammalarci dello stesso tipo di cancro che ha colpito nostra madre.

Fin qui, sembrerebbe tutto facile. Una buona informazione medica ci avverte che siamo predisposte geneticamente a certi tumori e per questo dobbiamo fare prevenzione più delle altre persone.

Ma è davvero così semplice?

Mi sono sempre mossa tra due poli:

il primo era la paura fottuta di morire e di morire, colmo dei colmi, della stessa malattia di cui è morta mia madre. Mia mamma è morta di melanoma, partito da un neo e arrivato alle ossa. Oggi è più raro morire a causa di questa malattia, perchè se si fa prevenzione (è sufficiente una visita annuale e un po' di autosservazione dei nei) si vedono immediatamente i nei che possono essere dannosi e si tolgono con una semplice operazione in ambulatorio. Ma, vent'anni fa, erano in pochi a sapere che il sole poteva essere una delle cause di melanoma e quando mia mamma ha fatto la visita al neo che le dava fastidio era già troppo tardi, ma questo non le ha impedito di lottare quattro anni e subire tre interventi.
Io ho più probabilità di altri di avere un melanoma, per questo faccio annualmente una visita, ogni volta con la stessa paura che qualcosa non vada bene. Metto sempre la protezione solare e sto attenta ai miei nei.

Dall'altra parte, ho trascurato spesso la mia salute, evitando visite mediche e ignorando qualsiasi regola del buonsenso, questo perchè chi ha perso la mamma per una malattia, spesso non riesce a prendersi cura del proprio corpo, autoconvincendosi che va tutto bene.

Magari è proprio così, ma perchè questa reticenza a fare delle visite di controllo?
Credo che sia una reazione normale, come quella dei bambini che quando hanno paura chiudono gli occhi per non vedere.
Nemmeno noi vogliamo correre il rischio di sapere che qualcosa non va in noi, perchè siamo sempre tormentate dalla paura folle di ripetere la vita di nostra madre, compresa la sua morte per la stessa causa e alla stessa età.
Così, forse inconsapevolmente, pensiamo che non facendo visite, almeno non frequenti, non scopriremo nessuna malattia.

In realtà è un errore enorme, perchè il fatto che moriremo come nostra madre non è un fatto scientifico, mentre l'ereditarietà di predisposizione a certe malattie lo è.

Per cui consiglio a tutte quelle figlie che non l'hanno già fatto di andare da un medico e di informarsi sulla malattia che ha colpito la madre, di informarsi se può essere geneticamente ereditaria e se ci sono delle predisposizioni per i figli e di iniziare le visite di controllo per quella malattia.

E' importante non avere paura e soprattutto prendersi cura della propria salute, anche come gesto d'amore verso le nostre mamme, che magari si sarebbero potute salvare con una semplice visita, come è successo alla mia...


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venerdì 25 giugno 2010

Il sapore delle lacrime in un giorno di sole



Perchè questa canzone mi colpisce sempre in questo modo?
Perchè non riesco a trattenere le lacrime?

Sono sul balcone, temperatura perfetta, i-pod con una playlist da paura, sole caldo e luminoso. Pace interiore. La musica mi invita a una riflessione, un on the road dentro me che non facevo da un po'... Poi questa canzone, comincio a pensare al futuro, a quello che mi aspetta il prossimo anno, alle cose meravigliose che dovrò affrontare.
Sento di avere dentro la forza e la voglia necessaria per affrontare il prossimo anno, sento che sarà un anno meraviglioso e mi invade una calma dolcissima, la sua carezza, il suo modo per dirmi che andrà tutto bene, che non devo avere paura.

E poi...Poi penso a tutti i gesti, piccoli, insignificanti, che avrebbero un sapore totalmente differente se li facessimo insieme.
Penso al sapore che avrebbe questo anno che mi attende se lei fosse vicino a me per consolarmi, per guidarmi, per rimproverarmi... Ma lei può solo mandarmi quella carezza dispensatrice di pace, per farmi sentire che è al mio fianco, che ancora non sono troppo grande per vivere con lei, che ancora ho bisogno di lei.

Bisogna accontentarsi e sorridere con le lacrime, le lacrime in un giorno di sole.

"E poi a quelli che ci salutano
certo lassù, certo lassù sono capaci di non sognare mai più..."

(Ligabue, "Chissà se in cielo passano gli Who")

Baci *Circe abbronzata*