Questa vecchiaia che mi pesa sono gli anni che ho più di te, mamma. Ho di te sempre la stessa immagine, solo che ora non siamo più nemmeno coetanee, ora io ho già vissuto 4 anni più di te. E io, che la mattina mi lavo la faccia e mi sento una bambina, io non riesco più a far combaciare l'idea di te mamma, malata, operata, morta con la me stessa di adesso, felice, con due bambine piccole, i soliti progetti in testa e (così spero) tutta la vita davanti. Ora mi appare irrimediabilmente assurdo il tuo destino, mi sembra contro natura e abominevole. Non si puó lottare 4 anni per sconfiggere un tumore per poi morire in un soleggiato giugno (domani sarà il tuo anniversario, é forse per questo che ti penso, ora più che mai?) e lasciare una bambina piccola, con due spighe di grano in mano. Lasciarla lì, in piedi di fianco a un letto altissimo, sperando che tutto l'amore datole le possa bastare per tutta la vita, che quello che le si è insegnato la aiuti in tutte le difficoltà. Accarezzo la testa della mia piccina di tre anni e penso a quale ombra di me le rimarrebbe se me ne andassi ora. E la mia piccola di 4 mesi , cosa avrebbe di me? Io non ricordo mia mamma, è un'immagine frammentata, un volto ricomposto da mille fotografie. Ed ero più grande delle mie bambine. Quanto amore posso lasciare nei mille baci con cui le sommergo ogni giorno!? Gli basterebbe per tutta la vita? L'unica cosa che so è che rifiuterei qualsiasi paradiso per rimanere con loro. Con le mie bambine.
Saró sempre più grande di te e questa vecchiaia mi pesa.
"Ogni parola che scrivo è soltanto un altro modo per dire il tuo nome. Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo sempre e soltanto mamma."
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martedì 28 giugno 2016
sabato 26 ottobre 2013
Tanti auguri mamma
Oggi ti avrei portato, assieme alla mia bimba, alla fiera degli hobby creativi.
Ci saremmo sbizzarrite insieme a copiare idee e tecniche, e avrei scoperto per l'ennesima volta un'altra cosa che sapevi già fare.
Avremmo riso, parlato e preso un caffè (io d'orzo, che allatto) per fare una pausa.
Questa sera ci saremmo viste nella casa in campagna che non hai fatto in tempo a restaurare, seduti al tavolo d'epoca che hai scovato all'ultimo mercatino a cui sei andata con il babbo, che avrebbe preferito guardare la tv sul divano.
Avremmo mangiato, forse con un occhio teso al cellulare, perchè sta per nascere la tua terza nipotina.
Mi avresti fatto vedere un piccolo capolavoro creato solo per lei, ma avresti aggiunto che comunque non c'è nessuna al mondo più bella della tua Agata.
L'avresti presa in braccio e lei ti avrebbe posato la manina cicciona sulle guance.
Sì, avresti avuto qualche ruga in più, segno dei tuoi 55 anni, e qualche graffio lasciato dalla chemio.
Ti saresti lamentata per il cambio del tempo, che ti faceva sentire bene le operazioni fatte alla gamba.
Ma poi avresti sorriso, felice perchè festeggiavi un altro compleanno. Ti avrei preparato una torta bellissima e avresti spento le candeline.
Ti avrei dato la tua nipotina in braccio e avresti fatto delle tenerissime foto con lei.
Ti avrei dato il mio regalo, la sciocchezza di chi non sa più cosa regalare, dopo tanti compleanni; ma tu mi avresti abbracciato forte e io avrei sentito ancora una volta il calore del tuo abbraccio.
Di sicuro, non avrei pianto.
Non avrei comprato un mazzo di fiori per la tua lapide.
Non sarei andata al cimitero.
Non avrei guardato il tuo viso in una foto, così simile al mio, perchè ora abbiamo la stessa età.
Non avrei sperato che almeno mia figlia ti possa vedere, sentire.
Tutto ciò che ho perso è così tremendamente banale, che mi ferisce nel profondo del cuore.
Averti perso ha reso la mia vita diversa, lasciandola senza il gusto delle cose più semplici che una mamma fa con una figlia.
E anche se vivo di esperienze straordinarie, quello che mi manca è la quotidianità che avrei vissuto con te.
Mi manchi tu, mamma.
venerdì 13 settembre 2013
Eppure io
Non saprei dire con esattezza quando il sudario del mio dolore scivolò via dal mio corpo.
Ne sentii appena i lembi sfiorarmi la caviglia.
Credo che fosse unto e logoro, ma non lo saprò mai, perchè con un solo passo lo avevo calpestato e oltrepassato.
Forse, se mi fossi voltata, mi sarebbe apparso come la pelle di un serpente che abbia completato la sua muta.
Qualcosa di morto, un guscio vuoto, un simulacro.
Può essere morto, un dolore? Può cessare, scivolare via, annullarsi?
Lo possiamo scavalcare con agilità, nude, nuove?
Nuda, com'ero in sala parto. C'eravamo solo io e il mio dolore, questa volta totalmente fisico.
Chiamai mia mamma? No.
La desiderai? No.
La piansi? No.
Ero vita pulsante, lo strazio di un piccolo corpo che si contorceva per uscire da me, il mio involucro che tentava di spingerlo fuori, di lasciarlo uscire.
Ho urlato, come mai prima, urlato più per avere forza che per il dolore.
Credo di aver urlato fuori tutta la mia anima.
E poi, lei è apparsa sul mio seno, un piccolissimo esserino.
Era sporca, con gli occhi chiusi e gonfi, la pelle violacea per lo sforzo.
Non credo di aver visto mai qualcosa di più bello! E allora seppi, mi fu chiaro.
Non avevo bisogno di nient'altro. Avrei vissuto con lei, per lei, verso di lei.
Chi se lo sarebbe mai aspettato?
Sotto il mio sudario, al contrario di ciò che avevo sempre pensato, non c'era una piccola orfana debole e sola.
C'era una Madre.
E allora ho spesso ripensato a tutti i miei sogni... E solo adesso capisco quello che realmente significavano!
Ma devo essere onesta, la mia migliore amica aveva tentato, una volta, di dirmi che mi stavo sbagliando...
Ecco, i miei sogni, scenari e contesti differenti, ma sempre la solita trama.
Io, adulta, trovo me stessa bambina: abbandonata, sola, bisognosa d'amore.
Immancabilmente, la mia mano si tende, abbraccio questo cucciolo indifeso, questa orfana, so che la proteggerò per sempre.
Pensavo che tutto ciò significasse che avevo ancora un disperato bisogno d'amore, in realtà credo che i miei sogni mi volessero solo indicare la strada: sarei guarita solo quando mi fossi presa cura di un bimbo.
Certo, nei miei sogni quel bambino ero io, l'orfana ero io, ma questo solo perchè la mia parte adulta capiva perfettamente tutto il dolore che la mia parte bambina non aveva mai compreso fino in fondo,. Ma il senso era che, nell'amore e nella vita, avrei sconfitto la morte.
Ricordo uno degli ultimi sogni che feci. Attaccato al letto dei miei genitori c'era un feto. Era vecchio e polveroso e tutti mi consigliavano di lasciarlo lì, perchè non valeva la pena prendersene cura. Ricordo che lo presi senza timore e lo cullai finchè non ne nacque uno splendido bambino Down (probabilmente una rappresentazione della mia "menomazione" affettiva) e alla fine quel bambino, armato di corazza, sconfisse un terribile drago.
Ricordo che Frida, la mia grande e ora la mia scomparsa (aihmè), mi disse che per Jung sconfiggere un drago simboleggiava la separazione e il distacco (sano) della personalità del bambino da quella della madre. Ora mi appare tutto ovvio: avere un figlio, contrariamente ai timori e alle paure, mi avrebbe fortificata e mi avrebbe permesso di ricongiungermi, separandomene, a mia madre.
Eppure io, che pensavo di essere una pessima orfana, ora sono una splendida madre.
martedì 26 luglio 2011
Frida for Linea Immaginaria
Un intervento commovente della superlativa Frida.
La mia grande interlocutrice di vita.
Buona lettura...

Cara Circe,
è un momento così particolare per te, che non posso venire meno alla tua richiesta. Raccontare nel tuo blog la mia esperienza. Eccola qui.
La mia mamma mi è mancata in maniera a dir poco straziante nel periodo di preparazione al mio matrimonio. Non credo che se ne sia accorto nessuno, tranne mio marito col quale, ogni tanto, mi lasciavo andare. Ma mi sentivo patetica e, così, nascondevo il mio dolore, a tutti. Come te, cara Circe, mi sono posta molte domande. Perché mi manca in modo così prepotente? Perché ho il desiderio fortissimo di parlarle, di confrontarmi con lei? Perché non mi basta più mio marito, i miei amici, il resto della mia famiglia? Perché voglio proprio lei, ORA. Mi svegliavo in piena notte, con gli attacchi di panico, urlando dentro me stessa “Mamma, ti prego! Mamma, ho bisogno di te! Ora”. E quel silenzio assordante, come risposta, mi stringeva ancora più forte il cuore. Ero sola. Completamente sola e lo sarei stata anche in uno dei giorni più importanti della mia vita, quello del mio matrimonio. E quella prospettiva mi annientava. Sola. Come il giorno del mio esame di terza media, del mio diploma, della mia laurea, della mia prima sofferenza in amore, del primo giorno di lavoro, e di tanti altri giorni vissuti a combattere senza avere lei accanto a me. Eppure, questa volta era diverso. Questa volta avevo ancora più bisogno di un contatto con lei. Ma, soprattutto, di una sua risposta. Mi sono analizzata profondamente e credo di aver capito, in parte, il perché di tutto questo. Il matrimonio è un passo importante, che terrorizza già di per sé le donne che hanno accanto la propria mamma. Immaginiamoci chi, come noi, non ha un riferimento femminile e materno. E’ importante perché la mamma rappresenta le nostre radici, e noi siamo i rami che crescono dall’albero al quale quelle radici hanno dato vita. Immagina se un bel giorno uno di quei rami, nel mentre sta per sbocciare uno dei suoi fiori più belli, guardasse sotto e non vedesse più le sue radici. Si chiederebbe “Come posso esistere se non ho più le mie radici? Cosa rappresenta questo fiore per me, seppure bellissimo, se non ci sono le mie radici a garantirmi il nutrimento, la vita, il futuro?”. Forse la similitudine può apparire sciocca, ma credo che non si allontani molto dalla realtà. Cosa siamo noi senza la nostra mamma? E, soprattutto, che mamme saremo per i nostri figli e che mogli per i nostri mariti se non abbiamo potuto avere un riferimento così fondamentale, quello di nostra madre? Senza contare, poi, la paura inconscia che quel ciclo si ripeta. La convinzione che, tanto, anche noi moriremo presto e lasceremo i nostri figli soli e nostro marito vedovo. Sono paure normali, cara Circe, ma, come ti ho scritto più volte, sono solo paure. Perché noi ce la faremo. Noi andremo avanti e quel ciclo lo interromperemo. Noi, Circe, cambieremo la storia, e vivremo accanto ai nostri figli e li vedremo crescere e gli daremo tutto l’amore dell’universo. Vuoi che ti ricordi come ho superato questa vera e propria crisi esistenziale? Ho preso foglio e penna e le ho scritto. Già. Le ho parlato delle mie paure, di quanto mi mancasse, di quanto desiderassi averla accanto a me. E sai una cosa? Mi ha risposto. E lo ha fatto, come sai, nel modo più bello. Come ti ho scritto, il ristorante all’improvviso, a pochi mesi dal matrimonio, è “saltato”. Ho dovuto cercarne un altro e l’unica data disponibile era il 13 maggio. Dovevo quindi anticipare il matrimonio di ben un mese e mezzo. Ma restava il problema di conciliare quella data con la chiesa, prenotata al centro di Roma un anno prima. Pensavo: impossibile, qui salta tutto. Strana coincidenza, il 13 maggio era l’unica data disponibile anche per la chiesa. Una coppia aveva improvvisamente disdetto la prenotazione della chiesa. Un mese prima del matrimonio scoprii che il 13 maggio era “LA FESTA DELLA MAMMA”. Questo è stato il suo messaggio più bello, insieme a tanti altri che si sono susseguiti e tanti altri ancora che mi hanno “spianato la strada”. Non mi stancherò mai di ripeterlo, le nostre mamme ci sono. Sono accanto a noi e se solo fossimo predisposte ad ascoltarle e a cogliere i segnali, capiremmo che non ci hanno mai abbandonate. Dobbiamo continuare a ricordare, si, ma anche ad amare. A costruire delle nuove fondamenta, quelle della nostra nuova famiglia. Solo così daremo un senso alla nostra vita, ma soprattutto, solo così daremo ancora più senso alla vita delle nostre madri. Regalare loro l’immortalità, attraverso i nostri figli, che ne faranno altri ancora e che rimetteranno in circolo il ciclo della vita. Ti auguro, Circe, di trovare la strada per uscire da questo dolore e di capire che questo è un periodo bellissimo, perché è l’aurora della tua nuova vita. Ti voglio bene. Frida
La mia grande interlocutrice di vita.
Buona lettura...

Cara Circe,
è un momento così particolare per te, che non posso venire meno alla tua richiesta. Raccontare nel tuo blog la mia esperienza. Eccola qui.
La mia mamma mi è mancata in maniera a dir poco straziante nel periodo di preparazione al mio matrimonio. Non credo che se ne sia accorto nessuno, tranne mio marito col quale, ogni tanto, mi lasciavo andare. Ma mi sentivo patetica e, così, nascondevo il mio dolore, a tutti. Come te, cara Circe, mi sono posta molte domande. Perché mi manca in modo così prepotente? Perché ho il desiderio fortissimo di parlarle, di confrontarmi con lei? Perché non mi basta più mio marito, i miei amici, il resto della mia famiglia? Perché voglio proprio lei, ORA. Mi svegliavo in piena notte, con gli attacchi di panico, urlando dentro me stessa “Mamma, ti prego! Mamma, ho bisogno di te! Ora”. E quel silenzio assordante, come risposta, mi stringeva ancora più forte il cuore. Ero sola. Completamente sola e lo sarei stata anche in uno dei giorni più importanti della mia vita, quello del mio matrimonio. E quella prospettiva mi annientava. Sola. Come il giorno del mio esame di terza media, del mio diploma, della mia laurea, della mia prima sofferenza in amore, del primo giorno di lavoro, e di tanti altri giorni vissuti a combattere senza avere lei accanto a me. Eppure, questa volta era diverso. Questa volta avevo ancora più bisogno di un contatto con lei. Ma, soprattutto, di una sua risposta. Mi sono analizzata profondamente e credo di aver capito, in parte, il perché di tutto questo. Il matrimonio è un passo importante, che terrorizza già di per sé le donne che hanno accanto la propria mamma. Immaginiamoci chi, come noi, non ha un riferimento femminile e materno. E’ importante perché la mamma rappresenta le nostre radici, e noi siamo i rami che crescono dall’albero al quale quelle radici hanno dato vita. Immagina se un bel giorno uno di quei rami, nel mentre sta per sbocciare uno dei suoi fiori più belli, guardasse sotto e non vedesse più le sue radici. Si chiederebbe “Come posso esistere se non ho più le mie radici? Cosa rappresenta questo fiore per me, seppure bellissimo, se non ci sono le mie radici a garantirmi il nutrimento, la vita, il futuro?”. Forse la similitudine può apparire sciocca, ma credo che non si allontani molto dalla realtà. Cosa siamo noi senza la nostra mamma? E, soprattutto, che mamme saremo per i nostri figli e che mogli per i nostri mariti se non abbiamo potuto avere un riferimento così fondamentale, quello di nostra madre? Senza contare, poi, la paura inconscia che quel ciclo si ripeta. La convinzione che, tanto, anche noi moriremo presto e lasceremo i nostri figli soli e nostro marito vedovo. Sono paure normali, cara Circe, ma, come ti ho scritto più volte, sono solo paure. Perché noi ce la faremo. Noi andremo avanti e quel ciclo lo interromperemo. Noi, Circe, cambieremo la storia, e vivremo accanto ai nostri figli e li vedremo crescere e gli daremo tutto l’amore dell’universo. Vuoi che ti ricordi come ho superato questa vera e propria crisi esistenziale? Ho preso foglio e penna e le ho scritto. Già. Le ho parlato delle mie paure, di quanto mi mancasse, di quanto desiderassi averla accanto a me. E sai una cosa? Mi ha risposto. E lo ha fatto, come sai, nel modo più bello. Come ti ho scritto, il ristorante all’improvviso, a pochi mesi dal matrimonio, è “saltato”. Ho dovuto cercarne un altro e l’unica data disponibile era il 13 maggio. Dovevo quindi anticipare il matrimonio di ben un mese e mezzo. Ma restava il problema di conciliare quella data con la chiesa, prenotata al centro di Roma un anno prima. Pensavo: impossibile, qui salta tutto. Strana coincidenza, il 13 maggio era l’unica data disponibile anche per la chiesa. Una coppia aveva improvvisamente disdetto la prenotazione della chiesa. Un mese prima del matrimonio scoprii che il 13 maggio era “LA FESTA DELLA MAMMA”. Questo è stato il suo messaggio più bello, insieme a tanti altri che si sono susseguiti e tanti altri ancora che mi hanno “spianato la strada”. Non mi stancherò mai di ripeterlo, le nostre mamme ci sono. Sono accanto a noi e se solo fossimo predisposte ad ascoltarle e a cogliere i segnali, capiremmo che non ci hanno mai abbandonate. Dobbiamo continuare a ricordare, si, ma anche ad amare. A costruire delle nuove fondamenta, quelle della nostra nuova famiglia. Solo così daremo un senso alla nostra vita, ma soprattutto, solo così daremo ancora più senso alla vita delle nostre madri. Regalare loro l’immortalità, attraverso i nostri figli, che ne faranno altri ancora e che rimetteranno in circolo il ciclo della vita. Ti auguro, Circe, di trovare la strada per uscire da questo dolore e di capire che questo è un periodo bellissimo, perché è l’aurora della tua nuova vita. Ti voglio bene. Frida
domenica 24 luglio 2011
matrimonio senza la mamma - 2

Come dicevo, questo è uno dei periodi più duri.
Forse la mia amica Frida potrebbe essere più esaustiva di me, dato che lei può parlare di questo avvenimento così importante con il senno di poi...
Anzi Frida, perchè non scrivere un bel pezzo per il blog? ;)
Io posso solo dire che se sei una donna senza mamma che sta per sposarsi, sappi che il tremendo dolore che senti dentro è normale, lo provo anche io.
E lo provano tutte quelle donne che si trovano ad affrontare un momento così bello e decisivo per la propria vita senza quella figura così importante che è la figura materna.
Hope Edelman parla di "Stirpe Materna" ossia quel legame che fa sì che la figli forgi se stessa prendendo come modelli le figure materne della sua famiglia.
Una figlia senza la mamma si trova sperduta, senza un punto di riferimento.
nonostante intorno ci siano tante persone che mi amano, io sento di volere solo l'amore di mia mamma. Non mi interessa nient'altro e spesso riesco ad allontanare le persone che amo con i miei atteggiamenti scontrosi. Mi sento una bambina capricciosa che in un negozio di giocattoli vuole proprio l'unico che non c'è.
Non mi accontento di nulla. Voglio solo la mamma.
Mi sento regredita a uno stadio fetale, dove ho solo il mio cordone ombelicale per sopravvivere e sentirmi felice.
Mia mamma ce la sta mettendo tutta per farmi sentire la sua presenza, ma io continuo nei miei capricci, pretendendo che ritorni in carne ed ossa ad abbracciarmi...
Mi sento così stupida...
Ma comunque vado avanti, cercando di creare, a dispetto di tutti quelli che vogliono consigliarmi, un matrimonio ritagliato su di noi, che celebri il passo e non il momento, che sia cerimonia e non sfarzo...
A presto
giovedì 3 febbraio 2011
Hope Edelman - Figlie senza madre [introduzione]
.Sottolineature a matita. 2003-2011
"Come la maggior parte delle famiglie nella stessa situazione, anche la nostra affrontò la perdita meglio che potè, vale a dire che evitammo di parlare della morte della mamma, fingendo che tutto andasse avanti esattamente come prima."
"La rabbia, il senso di colpa, la tristezza, il dolore, in breve tutte le emozioni vennero soppresse; si affacciavano alla superficie in brevi esplosioni solo quando diventavano incontenibili."
"Oltre a non riuscire a menzionarla senza emozionarmi, detestavo la pietà della gente, che mi faceva sentire diversa, un'estranea, un'orfana degna di compassione, proprio in un periodo in cui bramavo l'anonimato della folla."
"Nelle conversazioni ero diventata evasiva come un politico esperto, accennando "alla mia famiglia" invece che ai "miei genitori" e formulando con cura le frasi in cui mia madre non era mai nominata al passato."
Scusate, ma ogni volta che rileggo queste parole si riaprono gli squarci del mio passato...
"Ma quando ero sola, cercavo in biblioteca e nelle librerie locali dei testi che trattassero della perdita della madre;"
"Di recente sono spinta da un bisogno quasi incontrollabile di avvicinarmi a gente che conosco appena e dire: "Ho perso mia mamma quando avevo diciassette anni." Naturalmente non lo faccio, ma l'impulso c'è. In questo modo mi sembra di spiegare tutto quanto c'è da sapere su di me, perchè a volte è proprio questo che sento."
"..un acuto senso di isolamento dalla famiglia, la consapevolezza costante della precarietà della vita, la sensazione di essere "bloccate" nello sviluppo emotivo, come se non fossimo mai veramente cresciute dopo l'età che avevamo al momento in cui nostra madre era morta, la tendenza a cercare un affetto di tipo materno in uomini che non potevano darcelo, il renderci conto che la perdita subita ci aveva plasmato, fortificato e perfino liberato, consentendoci di prendere decisioni e di attuare cambiamenti forse altrimenti impossibili."
Della serie: come convincersi che non tutto il male viene per nuocere...
"...le madri sono immortali, le madri non muoiono giovani, le madri non abbandonano mai i figli."
"Apprendendo in tenera età che i rapporti più stretti possono non essere permanenti, che la sicurezza è effimera e la famiglia passibile di essere modificata, la figlia che perde precocemente la madre sviluppa una visione adulta del mondo avendo tuttavia come strumenti per adattarvisi soltanto quelli della bambina o dell'adolescente."
"Dieci anni fa ero convinta di aver smesso di piangere mia madre, ma la verità era che avevo appena cominciato."
H.Edelman, Circe e tutte le donne senza mamma.
"Come la maggior parte delle famiglie nella stessa situazione, anche la nostra affrontò la perdita meglio che potè, vale a dire che evitammo di parlare della morte della mamma, fingendo che tutto andasse avanti esattamente come prima."
"La rabbia, il senso di colpa, la tristezza, il dolore, in breve tutte le emozioni vennero soppresse; si affacciavano alla superficie in brevi esplosioni solo quando diventavano incontenibili."
"Oltre a non riuscire a menzionarla senza emozionarmi, detestavo la pietà della gente, che mi faceva sentire diversa, un'estranea, un'orfana degna di compassione, proprio in un periodo in cui bramavo l'anonimato della folla."
"Nelle conversazioni ero diventata evasiva come un politico esperto, accennando "alla mia famiglia" invece che ai "miei genitori" e formulando con cura le frasi in cui mia madre non era mai nominata al passato."
Scusate, ma ogni volta che rileggo queste parole si riaprono gli squarci del mio passato...
"Ma quando ero sola, cercavo in biblioteca e nelle librerie locali dei testi che trattassero della perdita della madre;"
"Di recente sono spinta da un bisogno quasi incontrollabile di avvicinarmi a gente che conosco appena e dire: "Ho perso mia mamma quando avevo diciassette anni." Naturalmente non lo faccio, ma l'impulso c'è. In questo modo mi sembra di spiegare tutto quanto c'è da sapere su di me, perchè a volte è proprio questo che sento."
"..un acuto senso di isolamento dalla famiglia, la consapevolezza costante della precarietà della vita, la sensazione di essere "bloccate" nello sviluppo emotivo, come se non fossimo mai veramente cresciute dopo l'età che avevamo al momento in cui nostra madre era morta, la tendenza a cercare un affetto di tipo materno in uomini che non potevano darcelo, il renderci conto che la perdita subita ci aveva plasmato, fortificato e perfino liberato, consentendoci di prendere decisioni e di attuare cambiamenti forse altrimenti impossibili."
Della serie: come convincersi che non tutto il male viene per nuocere...
"...le madri sono immortali, le madri non muoiono giovani, le madri non abbandonano mai i figli."
"Apprendendo in tenera età che i rapporti più stretti possono non essere permanenti, che la sicurezza è effimera e la famiglia passibile di essere modificata, la figlia che perde precocemente la madre sviluppa una visione adulta del mondo avendo tuttavia come strumenti per adattarvisi soltanto quelli della bambina o dell'adolescente."
"Dieci anni fa ero convinta di aver smesso di piangere mia madre, ma la verità era che avevo appena cominciato."
H.Edelman, Circe e tutte le donne senza mamma.
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