"Ogni parola che scrivo è soltanto un altro modo per dire il tuo nome. Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo sempre e soltanto mamma."
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domenica 28 dicembre 2014

Corrispondenza

Questa é una delle tantissime mail scritte alla mia Frida. Ho scelto di pubblicarla qui, seppur scritta di getto e per un uso privato, perchè ho toccato argomenti che mi stanno molto a cuore e penso che non saprei esprimerli con parole diverse.
Ve la regalo così come l'ho scritta, buona lettura.


Quando gironzolo su internet, mi imbatto in molti blog di gente della mia età. Fanno post interi sull'ultimo shampoo usato, su abiti e locali "in"... Poi penso al mio piccolo blog, a cui non faccio pubblicità, che praticamente scrivo solo per me. Quando rileggo quello che scrivo, dopo averlo pubblicato, mi rendo conto di come sia tutto buttato lì di getto, senza filtri, senza aggiustamenti, senza riflettere. Come se ogni volta mi aprissi il torace, con la lama di un italiano un po' stentato, a volte scorretto. Ma così vero, Dio quanto vero! E questo arriva, a te e a tante donne che in questi anni mi hanno scritto per ringraziarmi. Lo so che è un blog che forse fa venire tristezza, ma è un blog medicina, che si prende quando duole il cuore. E poi,  non ci si pensa più. Ma a me va bene così. Anche io vivo giornate in cui non sono orfana. Ma sono momenti illusori. Tutto questo per dire che le tue parole mi hanno fatto un gran piacere. Tutte noi siamo doni, regaliamo a chi ci sta vicino una vita piena e vera, di cui non sprechiamo nulla, perchè sappiamo quanto sia effimera.... Non c'è scampo, e allora, come ho scritto, noi siamo spudoratamente vive. 

Ho incontrato una donna non vedente, e quello che mi ha colpito è stato che ha detto che dire di essere ipovedente la descrive nella sua totalità e che è la prima cosa che vuole che gli altri sappiano di lei. Non è lo stesso per noi? Quante volte nella vita, al lavoro, avremmo voluto dire: ehy, vacci piano con me, non parlarmi così, io non ho la mamma, sai? Trattami con dolcezza. Ma non si puó, ci riderebbero dietro! E allora noi che abbiamo una disabilità emotiva non possiamo palesarla, non possiamo, come un ipovedente fa, chiedere il posto sull'autobus, ma dobbiamo viaggiare in piedi, con le gambe che tremano, mentre molti stanno a sedere, nel lungo viaggio della vita, senza sapere che a noi sanguina il cuore.

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giovedì 10 luglio 2014

Per il 29 giugno appena passato


-E così... Tu lo faresti?-

Risuonava, la Sua Voce, nella moltitudine di mille lingue.

-Sì.-

-Sai cosa dissi a Maria?-

-Sì: una spada ti trafiggerà il cuore.-

Non era facile ascoltare.

In più, il sole filtrava dalle tapparelle abbassate.

Disegnava spirali di polvere, e accecava.

La Moltitudine parlò ancora.

-Ti ho mostrato il futuro. Non è qualcosa che faccio spesso.

Ma tu Mi hai tanto pregato... Sei stata così insistente...

Come vedi, Io non agisco casualmente.

C'era un motivo ben valido per non esaudire la tua richiesta.-

Era vero.

Quello che aveva visto nel momento in cui le era parso di addormentarsi era...

Spaventoso, orribile.

E il tutto visto in un vortice di immagini, da far venire la nausea,

come un rullino che si avvolga su se stesso e proietti frammenti di volti e storie...

Ma il senso, la Fine, l'aveva compresa molto bene.

Riavutasi dalla nausea, parlò:

-Non pretendo di conoscere la Vita meglio di Te.

Non ho pregato tutti questi anni come se fossi cieca e sorda.

So quali possono essere le conseguenze.

Ma io desidero un figlio sopra ogni altra cosa.

Lo voglio.

E anche se adesso tu mi hai mostrato la mia ...malattia...e la mia...-

Deglutì.

-...morte...- disse infine - non credi forse che ogni madre,

nel momento in cui accetta di concepire una vita,

non si abbandoni alla più totalizzante delle fragilità?

La madre si fa cristallo.

Sa già che morirebbe di dolore se accadesse qualcosa alla sua creatura,

comprende che il futuro sarà interamente occupato dalla preoccupazione per suo figlio.

Ma sa anche che morirebbe di dolore nel doverlo lasciare.

Io non sono speciale, sono solo già mamma nel mio cuore, e voglio un figlio.

Maria ti ha forse chiuso il suo cuore, quando tu le hai detto che sarebbe morta di dolore?-

-No. E' solo per questo che ho voluto che mio Figlio nascesse da una donna.

Voi siete fragili, è vero, ma lottate come leoni, siete indistruttibili,

e anche se distrutte sapete rinascere.

Riuscite ad annullarvi per creare un altro essere, che vi strapperà il cuore

e lo condurrà lontano, con sè, nell'abbagliante sua nuova vita.

So che sarai forte, ma avrai pochi anni.

Regalagli tutto quello che hai. Crescilo nell'amore e proteggilo.

Ho deciso di donarti un figlio.-


Era una lacrima.

Arrivò scivolosa fino al bordo increspato di un sorriso.

E lì si spense.


-Grazie.

Ma ho un'ultima cosa da chiedere.-

-Ora tu però stai esagerando, mi pare...-

-Voglio solo restare con lui.-

La Moltitudine di voci si alzò di un tono, aspra.

-Che cosa? Mi sembrava di esser stato chiaro.

Tu non resterai qua ancora per molto.-

Era coraggio? O follia?

-Io intendevo... dopo... Dopo la.... Insomma, dopo.

Voglio restare qui, con lui.

Tu puoi farlo, vero?-

-Posso. Ma rinunceresti al Mio Regno?

Alla Pace?

All'assenza di dolore?

Alla Luce?-

-Permettimi di rimanere. So che avrà bisogno di me. Sempre.

Anche quando sarà grande.

E io, come potrò, gli indicherò la strada.

Un soffio, una musica, un sogno... Qualcosa m'inventerò.

Non ci sarebbe altro luogo in cui vorrei stare, se non al suo fianco.-

Il fiume di voci ripensò con una punta di orgoglio al giorno in cui optò per il libero arbitrio.

Pensò proprio di aver fatto un bel lavoro.

Sia quel giorno, che il giorno in cui inventò le Madri.

Che creature strane. E affascinanti.



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sabato 26 ottobre 2013

Tanti auguri mamma



Oggi ti avrei portato, assieme alla mia bimba, alla fiera degli hobby creativi.
Ci saremmo sbizzarrite insieme a copiare idee e tecniche, e avrei scoperto per l'ennesima volta un'altra cosa che sapevi già fare.
Avremmo riso, parlato e preso un caffè (io d'orzo, che allatto) per fare una pausa.
Questa sera ci saremmo viste nella casa in campagna che non hai fatto in tempo a restaurare, seduti al tavolo d'epoca che hai scovato all'ultimo mercatino a cui sei andata con il babbo, che avrebbe preferito guardare la tv sul divano.
Avremmo mangiato, forse con un occhio teso al cellulare, perchè sta per nascere la tua terza nipotina.
Mi avresti fatto vedere un piccolo capolavoro creato solo per lei, ma avresti aggiunto che comunque non c'è nessuna al mondo più bella della tua Agata.
L'avresti presa in braccio e lei ti avrebbe posato la manina cicciona sulle guance.
Sì, avresti avuto qualche ruga in più, segno dei tuoi 55 anni, e qualche graffio lasciato dalla chemio.
Ti saresti lamentata per il cambio del tempo, che ti faceva sentire bene le operazioni fatte alla gamba.
Ma poi avresti sorriso, felice perchè festeggiavi un altro compleanno. Ti avrei preparato una torta bellissima e avresti spento le candeline.
Ti avrei dato la tua nipotina in braccio e avresti fatto delle tenerissime foto con lei.
Ti avrei dato il mio regalo, la sciocchezza di chi non sa più cosa regalare, dopo tanti compleanni; ma tu mi avresti abbracciato forte e io avrei sentito ancora una volta il calore del tuo abbraccio.

Di sicuro, non avrei pianto.
Non avrei comprato un mazzo di fiori per la tua lapide.
Non sarei andata al cimitero.
Non avrei guardato il tuo viso in una foto, così simile al mio, perchè ora abbiamo la stessa età.
Non avrei sperato che almeno mia figlia ti possa vedere, sentire.

Tutto ciò che ho perso è così tremendamente banale, che mi ferisce nel profondo del cuore.
Averti perso ha reso la mia vita diversa, lasciandola senza il gusto delle cose più semplici che una mamma fa con una figlia.
E anche se vivo di esperienze straordinarie, quello che mi manca è la quotidianità che avrei vissuto con te.

Mi manchi tu, mamma.



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venerdì 13 settembre 2013

Eppure io


Non saprei dire con esattezza quando il sudario del mio dolore scivolò via dal mio corpo. 
Ne sentii appena i lembi sfiorarmi la caviglia. 
Credo che fosse unto e logoro, ma non lo saprò mai, perchè con un solo passo lo avevo calpestato e oltrepassato. 
Forse, se mi fossi voltata, mi sarebbe apparso come la pelle di un serpente che abbia completato la sua muta. 
Qualcosa di morto, un guscio vuoto, un simulacro. 

Può essere morto, un dolore? Può cessare, scivolare via, annullarsi? 
Lo possiamo scavalcare con agilità, nude, nuove? 

Nuda, com'ero in sala parto. C'eravamo solo io e il mio dolore, questa volta totalmente fisico. 
Chiamai mia mamma? No. 
La desiderai? No. 
La piansi? No. 

Ero vita pulsante, lo strazio di un piccolo corpo che si contorceva per uscire da me, il mio involucro che tentava di spingerlo fuori, di lasciarlo uscire. 
Ho urlato, come mai prima, urlato più per avere forza che per il dolore. 
Credo di aver urlato fuori tutta la mia anima. 

E poi, lei è apparsa sul mio seno, un piccolissimo esserino. 
Era sporca, con gli occhi chiusi e gonfi, la pelle violacea per lo sforzo. 
Non credo di aver visto mai qualcosa di più bello! E allora seppi, mi fu chiaro. 
Non avevo bisogno di nient'altro. Avrei vissuto con lei, per lei, verso di lei. 

Chi se lo sarebbe mai aspettato? 
 Sotto il mio sudario, al contrario di ciò che avevo sempre pensato, non c'era una piccola orfana debole e sola. 
 C'era una Madre. 

E allora ho spesso ripensato a tutti i miei sogni... E solo adesso capisco quello che realmente significavano! 
Ma devo essere onesta, la mia migliore amica aveva tentato, una volta, di dirmi che mi stavo sbagliando... 

Ecco, i miei sogni, scenari e contesti differenti, ma sempre la solita trama. 
Io, adulta, trovo me stessa bambina: abbandonata, sola, bisognosa d'amore. 
Immancabilmente, la mia mano si tende, abbraccio questo cucciolo indifeso, questa orfana, so che la proteggerò per sempre. 

Pensavo che tutto ciò significasse che avevo ancora un disperato bisogno d'amore, in realtà credo che i miei sogni mi volessero solo indicare la strada: sarei guarita solo quando mi fossi presa cura di un bimbo. 
Certo, nei miei sogni quel bambino ero io, l'orfana ero io, ma questo solo perchè la mia parte adulta capiva perfettamente tutto il dolore che la mia parte bambina non aveva mai compreso fino in fondo,. Ma il senso era che, nell'amore e nella vita, avrei sconfitto la morte. 

Ricordo uno degli ultimi sogni che feci. Attaccato al letto dei miei genitori c'era un feto. Era vecchio e polveroso e tutti mi consigliavano di lasciarlo lì, perchè non valeva la pena prendersene cura. Ricordo che lo presi senza timore e lo cullai finchè non ne nacque uno splendido bambino Down (probabilmente una rappresentazione della mia "menomazione" affettiva) e alla fine quel bambino, armato di corazza, sconfisse un terribile drago. 

Ricordo che Frida, la mia grande e ora la mia scomparsa (aihmè), mi disse che per Jung sconfiggere un drago simboleggiava la separazione e il distacco (sano) della personalità del bambino da quella della madre. Ora mi appare tutto ovvio: avere un figlio, contrariamente ai timori e alle paure, mi avrebbe fortificata e mi avrebbe permesso di ricongiungermi, separandomene, a mia madre. 
 Eppure io, che pensavo di essere una pessima orfana, ora sono una splendida madre.


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martedì 9 luglio 2013

Circe per... Instamamme

Eccomi qui, con un post un po' particolare, scritto per Instamamme.net, un sito scoperto tramite Instagram che raccoglie le testimonianze di molti genitori e che ho letto spesso in questo ultimo periodo, dato che sono da poco mamma e ogni suggerimento o consiglio sono ben accetti...

 Il team di Instamamme ha accettato di pubblicare un mio post e lo trovate pubblicato qui. Ringrazio ancora le Instamamme per avermi dato l'opportunità di scrivere per loro! Se preferite, continuate a leggere...

 E tutto è già detto, anche se tutto è ancora da dire.
Come quando, durante il corso preparto, l'ostetrica sottolineava di continuo l'importanza del legame materno nel momento in cui una donna è gravida o partoriente. Di come questo rapporto si ricucisse (se si era sfibrato) o si rafforzasse (se era già forte) durante la gravidanza della figlia; di come una donna incinta cercasse nella storia della sua nascita, di cui la mamma è senza dubbio l'unica testimone attendibile, elementi utili per vivere bene il proprio parto... “Grazie al ca##o!... E chi la mamma non ce l'ha?”.
 Questo mi passava per la testa, mentre ogni parola mi faceva sanguinare un po' il cuore, il mio cuore indolenzito da anni di lutto; io, che la mamma l'ho persa a 5 anni e che sono ancora qui a scrivere di lei. Già, se una donna si trova incinta, in uno dei momenti più belli e delicati della sua esistenza (vuoi gli ormoni, la pancia, i pensieri...) e non ha la sua mamma accanto?
Vorrebbe solo che sua madre le accarezzasse la pancia, la confortasse, le raccontasse i dettagli più hot del parto, la stringesse forte sussurrando: “Non avere paura...Sarò vicino a te!” e si trova invece a doversi accontentare (le più fortunate) di racconti di zie, nonne, mamme acquisite, sorelle, cognate, amiche, suocera...Sì, ma Lei, la Mamma con la maiuscola, non c'è.
Sa bene, la donna senza mamma, che fuori dalla sala parto Lei non ci sarà, che non le potrà mai dire: “Questo bambino ha i tuoi occhi!” Ecco, fermiamoci un momento.

 Devo fare un passo indietro, tornare ad appena un anno fa, quando io, Circe, mi trovavo davanti ad un grosso passo: concepire un figlio. Il mio dolce marito reclamava la prole, dopo pochi mesi di matrimonio, e io ero ancora saldamente legata alle mie convinzioni: un figlio ti ruba tempo, spazio, energia e libertà. Ti rovina la vita, ti costringe a pulire sederini caccosi, a parlare solo di ruttini e poppate.

No, non fa per me, scherziamo? Io, un figlio, mai!

Guardavo con pena malcelata le amiche che orgogliose mi mostravano il pancione: “Poverine!” pensavo, “proprio non capiscono che cosa le aspetti!” La poverina ero io, cresciuta con il terribile vuoto lasciato da mia mamma, confusa nell'immaginarmi con un bimbo, terribilmente impaurita di ripetere la sorte di mia mamma...

Quanti anni ho impiegato ad arrivare al nocciolo della questione? Quante bugie mi sono raccontata prima di guardarmi dentro e di capire che la morsa allo stomaco che mi mozzava il respiro ogni volta che pensavo di avere un figlio, era la mano della bambina orfana che ero stata, che aveva paura di fare un figlio, di dover morire giovane e di abbandonarlo.

Era così forte il mio dolore, seppur dopo 24 anni!,che non riuscivo a pensarmi mamma senza voler vomitare. Ero sopravvissuta alla morte di mia mamma, ma non sarei stata in grado di lasciare un bambino solo, in balìa della Vita... Questo pensavo, questo provavo: mi rifugiavo dietro stupidi discorsi per non ammettere che avevo paura e che, in fondo in fondo, morivo dalla voglia di avere una piccola manina da stringere fra le mie.

Questo appena un anno fa, un mese prima del Grande Salto nel Vuoto. Già, l'ho chiamato così, il momento in cui ho accettato che il seme germogliasse nel mio grembo e desse frutto. Un Salto nel Vuoto del mio dolore, che ho voluto far tacere e zittire, che ho voluto sopprimere, lasciando spazio all'Amore e alla Vita. La Vita!

Per quanto tempo ho cercato di capirla, impastata com'era del grande lutto che mi aveva colpito. La morte di mia mamma ha corroso il mio cuore, mi ha condizionato, ha influito sulle mie scelte, giuste o sbagliate che fossero. Per tanto tempo ho cercato di esplorare il dolore forte che non mi lasciava scampo, di osservare da vicino il grande buco che avevo nel petto. Piangevo ancora per Lei, per la sua assenza, e sapevo che non avrei mai smesso, perchè se una cosa fu chiara fin da subito è che la perdita della mamma non guarisce, non passa, non si attenua.

 La Vita, che all'improvviso ha bussato forte al mio cuore, quando una piccola lucina pulsante ha squarciato il buio del mio ventre. “Vedi, quello è il suo cuoricino, senti come batte!” Eh sì, mi sono piegata alla Vita, ho lasciato la mano della Morte e mi sono buttata nel grande Vuoto, quello della scelta libera, del destino, se vogliamo...

E poco dopo Lei era già lì, a scalciare nella mia pancia, a respirare sotto al mio cuore. Lei, il frutto del mio amore e della mia scelta, la scelta di oltrepassare la morte, di intimidirla e cacciarla. Avevo avuto troppa paura, era ora di Vivere! E la Vita ha lo sguardo della piccola creatura che in una mattina soleggiata di marzo mi hanno appoggiato sul petto.

 Mia Figlia. La cura del mio dolore.

Come potevo sapere che stavo fuggendo dall'unica medicina in grado di cauterizzare le mie ferite? Che avevo paura dell'unica via che mi avrebbe condotto a liberarmi del peso del dolore? Come potevo immaginare che diventare Mamma mi avrebbe riavvicinato a mia madre, che prendermi cura della mia piccola sarebbe stata l'unica via per prendermi cura dell'orfana che ero?

 Ho cercato l'amore in ogni angolo del mondo, senza sapere che l'unico amore che mi avrebbe finalmente dissetato doveva venire dal mio ventre, dopo ore di dolore. Sono una Mamma senza Mamma e questo influirà certamente sul mio modo di crescere ed educare mia figlia, sulle paure che avrò, sui pensieri che farò mentre aspetto che torni a casa...

Ma questa è già un'altra storia. un lutto del genere non guarisce mai del tutto, è vero, ma la meraviglia sta nel fatto che noi possiamo oltrepassarlo, trasformarlo, purgarlo.
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 Possiamo rinascere, risorgere attraverso i nostri Figli, la Vita che sconfigge la Morte.


mercoledì 3 luglio 2013

Tragicommedia del distacco

Il 29 giugno è passato. Tutto qui. Che giorno era? Sabato. Sapete perchè me lo ricordo? Perchè so benissimo cosa ho fatto. Ho poltrito sul divano aspettando pigramente che la mia bambina si svegliasse. E ricordo benissimo cosa NON ho fatto. Non ho pensato a te, mamma. Nel giorno triste della tua morte. 24 anni. Ecco il tempo che è passato. E non ho nemmeno scritto sul blog di te, cosa che puntualmente facevo da anni ormai. Perchè? Sinceramente, perchè non avevo nulla da dire. Ero intorpidita e stanca. Sono venuta al cimitero con la mia bimba, ti ho portato degli splendidi fiori. Siamo andate alla messa. Tutto qui. Nessun dolore, nessuna lacrima, nessun pensiero. Durante tutta la messa, ho giocato con i piedini ciccioni di mia figlia. Lei è la vita, il futuro. Mi sono sentita un mostro. Che figlia sono diventata? E' il tuo anniversario e io a malapena ti penso. Poi ieri sera, mentre passeggiavo con mio marito e mia figlia, ho sentito lo strappo. L'ho riconosciuto subito, perchè l'ho già provato una volta, la notte che te ne sei andata. E' uno strappo all'altezza dell'ombelico, un segnale, un collegamento. Quella notte, 24 anni fa, io ho sentito che morivi, mi lasciavi. Eravamo distanti, in altre case, ma io ho sentito, ho urlato, ho pianto, e non sapevo ancora nulla. Ieri sera, io ho sentito. Forse che te ne sei andata. Che sono cresciuta, che l'essere diventata mamma ha sancito il nostro distacco, come se non fossi più la bambina da proteggere ma la donna da affiancare, da sorreggere nelle scelte, da consigliare. I nostri ruoli sono cambiati, mamma, continuerò a dirlo all'infinito, non mi manchi più. Perchè? Mi sento così in colpa! Com'è facile scrivere che muoio di dolore; com'è doloroso scrivere che non mi manchi più... Ops... C'è la vita di là, nel suo lettino, che reclama con il pianto il mio abbraccio... Vado dalla vita, mamma... Photobucket

venerdì 14 giugno 2013

La bambina col sorriso (quello che non mi aspettavo)

Quello che non mi aspettavo è che tu fossi così felice. Lo so, adesso mi direte che tutti i bambini sorridono e non solo la mia. D'accordo. Mi direte che non sanno perchè sorridono. D'accordo. Ma la mia bambina non solo ha sempre un sorriso per tutti, ma é gioiosa, serena, tranquilla. Voi direte che è merito nostro, che la stiamo crescendo in un ambiente sereno. D'accordo. Ma quella gioia che lei prova é più grande. Sembra proprio essere una sua caratteristica. C'é il musone, il lagnone, il permaloso, il gioioso.... Lei é felice. Chissà se anche io ero un cuor contento, prima che la morte spegnesse per molti anni il mio sorriso. Mi racconta mia nonna che durante le prove del saggio di danza, avevo sei anni, l'insegnante insisteva che io dovessi sorridere. E io le risposi che non avevo nulla per cui sorridere. Eh già. E ora vedo lei, nata dalle mie mille paure, impregnata del dolore profondo che solo una perdita così grande fa provare, concepita come atto disperato di volersi lasciare alle spalle la morte.... Ed è felice! Come se avessi impastato del fango e ne avessi tratto fuori un diamante, come Gesù che, raccontano i vangeli apocrifi, da bambino lungo il fiume faceva piccole statuine d'argilla a cui poi dava la vita... Che meraviglia, la vita sconfigge la morte con il più innocente dei sorrisi! Amata figlia mia, non sai che gioia provo ogni volta che ti guardo, tu, il mio superamento, il mio salto oltre le stelle, la vittoriosa, la grande. Solo tu hai potuto arginare il mio dolore e farlo fluire fuori, spurgarmi, purificarmi. È sono così felice nel vederti gioiosa e serena, perché se c'é una cosa che la morte ti insegna fin da subito è che quasi tutto è superfluo e di poco valore, che quello che conta è l'amore, Darlo e riceverlo. Ed è questo che farò, darti tutto l'amore del mondo, tutto quello di cui sono capace, e innaffiando te, mia piantina appena sbocciata, disseto me stessa. La mia linea matriarcale ha dato frutto, pulsa di nuovo come un cordone ombelicale, saetta verso le stelle dove una nonna orgogliosa ci sta guardando crescere. Photobucket

sabato 10 marzo 2012

il regalo

L'altro giorno mi sono sentita, per la prima volta in vita mia, come se avessi davvero fatto un bellissimo regalo a mia mamma.
Sono andata al supermercato, ho comprato un olio che restaura il legno e poi sono andata con guanti e panno a lucidare la lapide di mia mamma.

Gli anni passano in fretta, sono quasi 23 anni che lei abita lì, e le splendide venature del legno d'ulivo della sua lapide erano state sbiadite dal tempo e dall'acqua dei vicini al piano superiore, e molto probabilmente anche dalle lacrime di mia nonna.
Così ho preso la piccola panca verde su cui mia nonna si siede a piangere, mi sono infilata i guanti, ho spostato i fiori e mi sono messa a pulire la lapide di mia mamma. Ci sono stata davanti 45 minuti, io che fuggo sempre come una ladra perchè odio farmi vedere davanti alla sua lapide.
45 minuti a lucidare, osservando riemergere ogni venatura del legno, scurirsi quegli intarsi ormai spenti e biancastri.

Ho visto la lapide tornare bruna e lucida come quella che ricordavo da bambina, quando con mia nonna passavo interi pomeriggi al cimitero a distruggere i formicai che trovavo nel giardino.

Mi sono sentita in sintonia con lei, mi sembrava che nella foto sorridesse ancora più del solito. Mi è sembrato di essere faccia a faccia con lei, occhi negli occhi, e mi sono chiesta come mai non fosse mai venuto in mente a nessuno prima...

Poi mi sono risposta che, forse, questo rito doveva avvenire proprio in quel momento, proprio fatto da me.
Da me ormai donna, una donna che si sente amata (o dovrei dire che finalmente la bambina orfana in me si sente amata?!?!?).
Una donna che pensa al futuro, che non sa come ma si è ritrovata a desiderare un figlio..

Una donna che, forse, ha finalmente fatto la pace con il suo passato.



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martedì 26 luglio 2011

Frida for Linea Immaginaria

Un intervento commovente della superlativa Frida.
La mia grande interlocutrice di vita.

Buona lettura...




Cara Circe,
è un momento così particolare per te, che non posso venire meno alla tua richiesta. Raccontare nel tuo blog la mia esperienza. Eccola qui.
La mia mamma mi è mancata in maniera a dir poco straziante nel periodo di preparazione al mio matrimonio. Non credo che se ne sia accorto nessuno, tranne mio marito col quale, ogni tanto, mi lasciavo andare. Ma mi sentivo patetica e, così, nascondevo il mio dolore, a tutti. Come te, cara Circe, mi sono posta molte domande. Perché mi manca in modo così prepotente? Perché ho il desiderio fortissimo di parlarle, di confrontarmi con lei? Perché non mi basta più mio marito, i miei amici, il resto della mia famiglia? Perché voglio proprio lei, ORA. Mi svegliavo in piena notte, con gli attacchi di panico, urlando dentro me stessa “Mamma, ti prego! Mamma, ho bisogno di te! Ora”. E quel silenzio assordante, come risposta, mi stringeva ancora più forte il cuore. Ero sola. Completamente sola e lo sarei stata anche in uno dei giorni più importanti della mia vita, quello del mio matrimonio. E quella prospettiva mi annientava. Sola. Come il giorno del mio esame di terza media, del mio diploma, della mia laurea, della mia prima sofferenza in amore, del primo giorno di lavoro, e di tanti altri giorni vissuti a combattere senza avere lei accanto a me. Eppure, questa volta era diverso. Questa volta avevo ancora più bisogno di un contatto con lei. Ma, soprattutto, di una sua risposta. Mi sono analizzata profondamente e credo di aver capito, in parte, il perché di tutto questo. Il matrimonio è un passo importante, che terrorizza già di per sé le donne che hanno accanto la propria mamma. Immaginiamoci chi, come noi, non ha un riferimento femminile e materno. E’ importante perché la mamma rappresenta le nostre radici, e noi siamo i rami che crescono dall’albero al quale quelle radici hanno dato vita. Immagina se un bel giorno uno di quei rami, nel mentre sta per sbocciare uno dei suoi fiori più belli, guardasse sotto e non vedesse più le sue radici. Si chiederebbe “Come posso esistere se non ho più le mie radici? Cosa rappresenta questo fiore per me, seppure bellissimo, se non ci sono le mie radici a garantirmi il nutrimento, la vita, il futuro?”. Forse la similitudine può apparire sciocca, ma credo che non si allontani molto dalla realtà. Cosa siamo noi senza la nostra mamma? E, soprattutto, che mamme saremo per i nostri figli e che mogli per i nostri mariti se non abbiamo potuto avere un riferimento così fondamentale, quello di nostra madre? Senza contare, poi, la paura inconscia che quel ciclo si ripeta. La convinzione che, tanto, anche noi moriremo presto e lasceremo i nostri figli soli e nostro marito vedovo. Sono paure normali, cara Circe, ma, come ti ho scritto più volte, sono solo paure. Perché noi ce la faremo. Noi andremo avanti e quel ciclo lo interromperemo. Noi, Circe, cambieremo la storia, e vivremo accanto ai nostri figli e li vedremo crescere e gli daremo tutto l’amore dell’universo. Vuoi che ti ricordi come ho superato questa vera e propria crisi esistenziale? Ho preso foglio e penna e le ho scritto. Già. Le ho parlato delle mie paure, di quanto mi mancasse, di quanto desiderassi averla accanto a me. E sai una cosa? Mi ha risposto. E lo ha fatto, come sai, nel modo più bello. Come ti ho scritto, il ristorante all’improvviso, a pochi mesi dal matrimonio, è “saltato”. Ho dovuto cercarne un altro e l’unica data disponibile era il 13 maggio. Dovevo quindi anticipare il matrimonio di ben un mese e mezzo. Ma restava il problema di conciliare quella data con la chiesa, prenotata al centro di Roma un anno prima. Pensavo: impossibile, qui salta tutto. Strana coincidenza, il 13 maggio era l’unica data disponibile anche per la chiesa. Una coppia aveva improvvisamente disdetto la prenotazione della chiesa. Un mese prima del matrimonio scoprii che il 13 maggio era “LA FESTA DELLA MAMMA”. Questo è stato il suo messaggio più bello, insieme a tanti altri che si sono susseguiti e tanti altri ancora che mi hanno “spianato la strada”. Non mi stancherò mai di ripeterlo, le nostre mamme ci sono. Sono accanto a noi e se solo fossimo predisposte ad ascoltarle e a cogliere i segnali, capiremmo che non ci hanno mai abbandonate. Dobbiamo continuare a ricordare, si, ma anche ad amare. A costruire delle nuove fondamenta, quelle della nostra nuova famiglia. Solo così daremo un senso alla nostra vita, ma soprattutto, solo così daremo ancora più senso alla vita delle nostre madri. Regalare loro l’immortalità, attraverso i nostri figli, che ne faranno altri ancora e che rimetteranno in circolo il ciclo della vita. Ti auguro, Circe, di trovare la strada per uscire da questo dolore e di capire che questo è un periodo bellissimo, perché è l’aurora della tua nuova vita. Ti voglio bene. Frida

lunedì 31 gennaio 2011

Coetanee


Pericolosamente vicina ai 29, accompagno mia mamma nella malattia che l'ha portata via a 29 anni, con una bimba di 5 che aveva bisogno di lei. La accompagno perchè la mattina, quando mi alzo, apro gli occhi e penso che lei si stava avvicinando alla morte, con un marito giovane di fianco che forse non capiva perchè tutto quello stesse succedendo proprio a lui...
Mi avvicino all'età in cui mia madre è una coetanea, con i miei sogni e le mie stesse paure. E tra poco, tra poco sarò più grande di mia mamma. Mia mamma diventerà più giovane di me, mia mamma sarà una ragazza e io diventerò donna.
Che punto di riferimento avrò, allora?

Vorrei che per una volta qualcuno mi dicesse quello che succederà, quello che sentirò, come fare a non soffrire, per una volta senza che sia io a dover per forza trovare una soluzione attraverso anni di lacrime...

Ma non credo che qualcuno può dirmi nulla, forse è il caso di rileggere la Edelman...

E ogni volta che provo il mio abito da sposa, ogni volta mi guardo allo specchio e la cerco alle mie spalle. Ogni volta spero di girarmi e vedere il suo sorriso compiaciuto, i suoi occhi orgogliosi della donna che sto diventando...

Cerco, ma lei non c'è. E mi chiedo di notte se le sarebbe piaciuto il mio vestito e mi immagino il suo abbraccio di tulle nel camerino, la sua voce, i suoi complimenti.

Cerco di vederla e di chiederle consigli, poi penso che se indosso proprio quel vestito, così fuori dagli schemi, è proprio perchè sono sua figlia.
Proprio come mia ha detto sua sorella, mia zia, quando le ho detto che avevo paura di non aver scelto bene. Mia mamma non è mai stata tra le righe, come potresti esserlo tu?
E allora vado avanti, creando con il mio ragazzo un matrimonio intimo che parli solo di noi, un matrimonio che sarà celebrato in cielo e in terra. In cielo dove mia mamma mi guarderà piangere per lei davanti all'altare...

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domenica 9 maggio 2010

Laura Pausini - Uguale a lei

Già adoravo questa canzone nella versione di Elvis Costello, ma dopo averla sentita reinterpretata dalla Pausini e dedicata alla mamma...beh, mi ha proprio emozionato!

La dedico a tutti voi!

Lei regala i suoi sorrisi senza mai
svelare al mondo quando non ne ha
privando il suo dolore libertà,
lei forse è l'amore che non ha pietà
che ti arricchisce con la povertà
di un gesto semplice che è eternità

lei la tua ragione il tuo perché
il centro del tuo vivere
la luce di un mattino che,
che non perderai
lei lo specchio dove tornerai
dove ti riconoscerai
semplicemente come sei
esattamente come lei


mercoledì 14 aprile 2010

Le mie paure

Oggi ho capito alcune cose molto importanti.
E come tutte le cose importanti che accadono nella mia vita, sono maledettamente legate alla mia perdita.

Dopo un periodo buio, passato ad aver paura di tutto, sommersa dall'ansia da non riuscire a respirare, dove tutto sembrava impossibile e inaffrontabile, oggi mi trovo di nuovo ad apprezzare la vita.
Fortunatamente prima che la persona al mio fianco si stancasse delle mie lamentele e dei miei dolori immaginari.

Ecco cosa ho capito:

1) Nella vita, si devono affrontare le cose una alla volta. Non ha senso scervellarsi pensando a come risolvere più problemi, non ha senso metterli uno di fianco all'altro e con essi costruire un muro che diventa invalicabile. I nostri problemi sono come tessere di domino, messe una dopo l'altra e bisogna concentrarsi solo su una di loro alla volta. Niente panico, una difficoltà alla volta. Arrivi in fondo alla fila e non te ne sei nemmeno accorto...

2) Non posso controllare la mia vita, perchè essa è imprevedibile. Per me avrà sempre delle sorprese, bellissime o orribili, ma sforzarsi di controllare ogni aspetto della propria vita significa impazzire. I progetti è meglio farli a breve distanza, perchè non sai mai che cosa ti aspetta domani. Questo implica vivere il presente con la massima partecipazione, senza costantemente pensare al domani.

3) Ho paura delle malattie e della morte, una paura irrazionale come lo sono le mie manifestazioni ipocondriache di malattie, ma questo non impedirà alla malattia di colpirmi. Per cui, ho capito che è assolutamente fuori luogo lamentarmi ora che sono in perfetta salute, perchè dovrò tenere le forze per quando la vita mi farà lo sgambetto.

4) Ancora di più, ho capito che devo accettare che le persone che amo possano soffrire, ammalarsi e anche morire. Ho capito che non posso controllare le loro vite, né è in mio potere mantenerle sempre in buona salute. Ho capito che si ammaleranno, invecchieranno e moriranno e io non ne avrò colpa. Io non potrò fare nulla, se non vivere al massimo i giorni che Dio ci concede di vivere assieme, se non essere vicina a queste persone fino alla fine.

So che potrebbero sembrare poche cose, ma non lo sono affatto. Affrontare e ACCETTARE la possibilità che un nuovo abbandono mi colpisca, ACCETTARE che io non ne avrò responsabilità e che soprattutto io non potrò impedirlo, mi ha sgravato di un peso immane.

Capire fino in fondo al cuore che la Vita va vissuta e che non la posso controllare mi ha regalato una serenità infinita.
Magari, chissà, adesso potrò davvero prendere in mano le redini della mia vita, senza paura di delusioni o inciampi, senza farmi paralizzare dalla paura. Chissà...


Circe

giovedì 19 novembre 2009

Ho paura

A volte la paura di morire diventa paralizzante.
Le persone normali pensano al futuro e riescono a percepirne le gioie e le luci, io penso al futuro e lo vedo come un immenso buco nero. Non ho sicurezze circa la mia salute un domani, nè sulla salute delle persone che amo.

Soffrirò io? Soffriranno loro e io con loro?
Dove mi può portare un futuro dove io leggo solo incertezza?

Vorrei abbandonare, scrollarmi di dosso una volta per tutte questa sensazione.
I dolori, le fitte, i formicolii che percepisco dal mio corpo non sono malattie.
Sono perfettamente sana, tutt'al più ho un dente cariato che mi dà noia.
Ma non riesco a convincermi. Il mio cervello ha l'immenso potere di fissarsi su un piccolo particolare e da lì trasformarlo in ossessione che paralizza, che ammutolisce.

Vorrei scrollarmi di dosso la paura che qualcosa di brutto possa succedere da un momento all'altro. Vorrei vivere e costruire la mia vita sapendo che non sono costretta a ripercorrere il destino della mia mamma.

Voglio vivere con la consapevolezza di durare, di poter vedere i miei nipoti, di invecchiare a fianco della persona che amo.
Ma il mio cuore non tace e vive nella costante vigilanza degli scherzi del destino.
Non abbasso mai la guardia, non mi concedo di sognare un futuro troppo roseo.

Non mi sento nemmeno all'altezza di affrontare quelli che saranno i seri problemi che mi aspettano, non mi illudo pensando di aver finito di scontare la mia massiccia dose di dolore, comprendo bene che ancora mi aspettano parti peggiori di quelle che ho recitato fin'ora...

Guardo il mio amore, lo guardo dormire, penso a come tutto sia perfetto, ora.
Leggo nelle sue palpebre, sulle sue guance, fra i sui capelli, la leggerezza, la fragilità dell'attimo che sto vivendo. So che domani tutto potrebbe cambiare. Che domani quelle palpebre potrebbero svanire. Lo so per certo perchè l'ho vissuto.

E Dio solo sa se questa è una lezione di vita che ho imparato bene: quello che hai di più prezioso, lo puoi perdere da un momento all'altro. E siamo arrivati di nuovo alla mia paura che mi paralizza...

Buona Notte (in bianco, almeno per me...)

mercoledì 30 settembre 2009

Noi, le Lara Croft dell'Affetto


Siamo archeologhe dell'Affetto. Scaviamo, perlustriamo, setacciamo, indaghiamo...
Ne cerchiamo le briciole più piccole, a volte le più miserabili.
Siamo vulnerabili, sotto questo aspetto. Per quanto forti ci abbia reso la nostra perdita, abbiamo un vuoto che ci rende...Vulnerabili.
A me non piace sentirmi così... Non mi piace mostrare le mie debolezze, eppure mi rendo conto di come nella vita di tutti i giorni il mio bisogno di affetto si rispecchi in tante piccole cose. Cerco l'approvazione degli altri, ma non perchè sono egocentrica o vanesia, ma perchè questa approvazione è una briciola di affetto, e quanto patetica. Mi trovo a soffrire per uno sgarbo che ai più lascia indifferenti, perchè a farmelo è una persona che tenevo magari in considerazione. Questa mia fragilità si trasforma presto in ingenuità ed è molto facile tradirmi o beffeggiarmi.
Ma a che pro? Voi togliereste di mano una caramella a un bambino?

Anche perchè poi apro gli occhi. E mi accorgo della mediocrità di certa gente. E allora mi rendo conto che andavo ad elemosinare Attenzioni e Considerazione da persone che non erano degne e che ,quindi, prima o poi si mostrano effettivamente per quello che sono. E giù delusioni. E giù morsi dell'orgoglio.

"Possibile? Possibile che ancora non hai capito da quale gente star lontana? Possibile che ancora non hai sufficiente amor proprio da capire che tu basti a te stessa? Che sono pochissime le persone che ti vogliono DAVVERO bene e che solo di queste devi avere considerazione??"

Sì, possibile...Sventolami sotto il naso un po' di affetto e io sarò sempre pronta a salire sulla tua giostra, a costo di essere il tuo giullare.
Cerco e scavo, cerco e scavo, consapevole che non sarò mai sazia.

A presto

lunedì 29 giugno 2009

Per cuori forti - Carmen Consoli "L'ultimo bacio"

Oggi, anniversario come sempre straziante, dedico questa canzone quasi autobiografica a me e mia mamma.
Oggi ogni suo segno brucia più del normale. Oggi ogni paura si è fatta gigantesca e opprimente. Oggi le lacrime hanno un gusto ancor più salato. Oggi celebro la mia mancanza e la tua assenza.

Sei con me e in me ben più che se fossi ancora viva.

Ti amo.




A domani.

giovedì 25 giugno 2009

Condividere è amare - Da Mery a Claudia...

Ciao, ho visto la mail di Claudia, ho deciso di leggerla, anche se sapevo che sarebbe stato difficile.
Col fiato sospeso e il cuore spezzato ho cominciato, non ho potuto evitare di piangere, alcune frasi sembrano essere state scritte da me, mentre le leggevo, mi è venuta la pelle d’oca.
Vorrei dirle che la capisco perfettamente, abbiamo passato situazioni molto simili.

Se avesse voglia di leggere, proverò a spiegare la mia esperienza.

Anche la mia mamma aveva un tumore al polmone, già in metastasi al momento della scoperta. La sua malattia è durata tre anni.
Avevo ventuno anni quando sono stata catapultata nel mondo dei tumori, delle chemioterapie, delle radioterapie, delle pet, delle tac e di tutto il resto.
Quando succede, ti ritrovi in un mondo sconosciuto, sei costretto a intraprendere questo difficile cammino, che non sai come finirà.
Ti ritrovi a vedere cose che non avresti mai pensato di vedere e a fare cose che non avresti mai pensato di fare.
Tutto ciò però con grande amore, avrei continuato a farlo anche per sempre, avrei fatto qualunque cosa per vederla guarire.
Vivi ogni giorno con il terrore, con l’angoscia, al solo pensiero che le cose vadano nel modo peggiore ti manca il respiro, ti senti impazzire.
E dopo il secondo intervento quando i medici hanno detto che non avrebbero fatto più nessuna cura, perché tanto sarebbe stata inutile, non c’era più nulla da fare, beh non credo di riuscire a spiegare a parole come mi sono sentita.
Non auguro a nessuno di vedere una persona cara soffrire così tanto, la sensazione d’impotenza che senti è indescrivibile.
Ogni notte mi addormentavo con il terrore di non rivederla più, ogni notte speravo, pregavo, che accadesse un miracolo, era la sola cosa che potesse salvarla.
Ed ecco che un giorno, la tua paura più grande si avvera, tutto finisce, non ci credi, ti sembra di essere in un film, non puoi fartene una ragione, ti chiedi come puoi continuare a vivere senza di lei, non la vedrai mai più, non la abbraccerai e non la bacerai mai più, come si può affrontare un simile dolore, una tale perdita?
Non si può, ti ritrovi ad andare avanti in qualche modo ma nulla sarà più come prima, nulla potrà colmare quel vuoto che ti strazia l'anima ogni mattina quando apri gli occhi e speri che sia stato solo un terribile incubo.
Niente e nessuno potrà darmi quello che mi dava lei.
Al solo pensiero di perderla mi mancava il respiro, ora mi trovo a dover andare avanti in qualche modo, anche se è molto difficile.
Era una donna stupenda, ha sempre affrontato la malattia con una forza e con una dignità che pochi avrebbero avuto nella sua situazione.
Ha sofferto così tanto, quei tremendi dolori la distruggevano, ma riusciva sempre a trovare la forza, ha fatto i lavori di casa fino a pochi giorni prima.
Ha combattuto fino alla fine, purtroppo però tutto ciò non è bastato.
Non importava se stesse bene o male, si sforzava sempre di essere in ordine e ci riusciva benissimo.
Quante volte le infermiere l’hanno presa in giro, le dicevano ma devi andare a ballare?
E quando gli ultimi tempi, si vedeva così diversa, ci stava così male.
Gli ultimi giorni il suo viso era così sofferente, mi ha fatto un effetto così strano, vederla dopo che. Era completamente cambiata, il suo viso era così disteso, tutto il dolore era scomparso, non stava più soffrendo, era così bella, da quanto tempo non la vedevo così...

Anche lei piangeva e ci diceva che stava male, che non ce la faceva più. I dolori erano insopportabili, ogni settimana aumentavano le dosi dei medicinali (erano derivati della morfina), finché ha dovuto assumere regolarmente proprio la morfina. E’ stato terribile vederla in quelle condizioni, vedeva cose che non c’erano, diceva cose che non capivamo, non era più la mia mamma.

Anch’io mi chiedo ogni giorno cosa hanno fatto di male queste persone per meritare tutto ciò, purtroppo credo che non troveremo mai una risposta.

Ho una nipotina di otto mesi e il pensiero che non conoscerà mai la sua nonna, mi distrugge.

Quanto le ha voluto bene, negli ultimi tempi era l’unica in grado di farla sorridere.

Ha potuto godersela solo per sei mesi.

Quando penso che non potrà vederla crescere…che rabbia…

Ogni volta che fa qualcosa di nuovo, come gattonare o mangiare le pappe… mi viene un colpo al cuore, perché penso che lei non c’è e non può vederla…


Ciao

lunedì 22 giugno 2009

Una nuova Amica: Claudia e la sua Gaia ci insegnano a vivere dopo la morte

Ecco la bellissima e struggente mail di Caludia, la pubblico così come mi è arrivata, nello spirito di condivisione che anima il mio Blog. Claudia ha partorito la sua splendida bimba quando sua madre era appena morta e, secondo me, nella nuova vita ha trovato il modo migliore di celebrale la sua perdita.

A tutte le donne che hanno perso la mamma e (come me) hanno paura di un figlio.

Ecco la sua storia, grazie Cla!

Ciao,mi chiamo Claudia ho 24 anni.Anch'io ho perso la mamma quasi sei mesi fa, 2 mesi prima che nascesse Gaia,la mia splendida bambina.Ho vissuto la mia gravidanza,il momento più magico per ogni donna,(cosi in teoria dovrebbe essere)malissimo.Ho scoperto di essere incinta,l'anno scorso a giungno,proprio in questi giorni qui.Mia mamma era quasi un anno che era malata di tumore al polmone.Quel tumore che x il 99% colpisce i fumatori e l'altro 1% no(e lei,purtroppo, faceva proprio parte di quel 1%).Si era già operata,aveva fatto le chemio e un mese prima,a maggio, le radioterapie.E' sempre stata una donna coraggiosa,davvero,ne ha passate tante nella sua vita,tante operazioni,ma è sempre stata forte,non ha mai fatto trapelare la paura;anzi, era lei a dare coraggio a noi.Durante le chemio aveva passato un periodo un pò difficile,aveva preso un pò di depressione ma poi era riuscita a reagire e ne era uscita. Mi ricordo un giorno,a maggio(non sapevo ancora di essere incinta),la stavo accompagnando a fare la radio.Stavamo camminando e di fianco a noi passa una ragazza incinta e lei mi dice..Cla quando anche tu lo sarai vedrai che bello,andremo in giro io e te,a fare shopping,ti aiuterò a comprare tutto l'occorrente.E sognavamo.Eravamo "felici" nonostante tutto.Poi a giugno la notizia..ero incinta. C'ho impiegato un pò a dirlo ai miei,devo dire la verità,perchè nonostante fossi felice e ero sicura che li avrei resi contenti avevo paura.Da una lato pensavo che un nipotino poteva darle la forza x reagire ma dall'altro avevo paura che fosse sbagliato il momento.Quando mi sono decisa a dirglielo era felice,si è commossa e mi ha abbracciata facendomi le congratulazioni.Abbiamo passato tutto il giorno insieme,io e lei,a parlare.Ma dopo è arrivato il peggio.Le metastasi sono esplose,le hanno preso le ossa.Prima nella spalla,e poi nell'anca.A fine luglio è stata ricoverata.Stava male.Ricordo le sue lacrime al telefono.Già x io ero in vacanza.Dovevo partire ma non volevo.Mio papà e mio fratello mi hanno tranquillizzata,mi hanno detto che dovevo andare,che era tutto apposto.Invece loro avevano gia saputo che ormai non c'era più niente da fare.Quel brutto male la stava divorando.Ma se io non fossi partita mia mamma avebbe iniziato a farsi delle domande,perciò non mi hanno detto niente.La chiamavo mille volte al giorno e lei piangeva,mi diceva che stava male,che non ce la faceva più.Quando sono tornata hanno dato anche a me la notizia,mia mamma ma avrebbe lasciata da un momento all'altro.A fine settembre la situazione è degenerata;Al cortisone, che prendeva da aprile e che aveva modificato tutto il suo corpo, si è aggiunta la morfina.E da li il peggio.Non c'era più con la testa,straparlava,era frastornata.Addirittura mi diceva che non le sembravo neanche più incinta.Che non riusciva a capire.La mattina;prima di svegliarla,mi nascondevo li,vicino a lei e la ascoltavo.Parlava nel sonno..a volte sgridava qualcuno..Quando la svegliavo,mi guardava per un pò e poi mi chiedeva...cosa devo fare adesso?...era sempre la stessa la frase..tutte le mattine.Era stanca prima di iniziare la giornata.La sollevavo,x' ormai non riusciva più a far niente,la portavo quasi di peso in bagno,la aiutavo a far tutto,poi colazione e di nuovo sul divano.La sua vita era quella ormai..letto-divano divano-letto.Cosa aveva fatto per meritarsi questo!!!!!!!!!!!!!!!!!!Aveva solo 50 anni!Avevo bisogno ancora di lei io!Come facevo a fare la mamma senza il suo aiuIl giorno di Natale,si stava girando nel letto e si è rotta il femore,ormai le sue ossa si stavano sbriciolando,non la sosenevano più.Ricordo quei giorni..terribili!eravamo tutti impotenti!!cercavamo di farle il meno male possibile e invece le facevamo male il doppio.Il 28 dicembre purtroppo non ha retto più,se ne è andata.Ho passato tutta la mia gravidanza con la paura di non poterle far conoscere la sua nipotina;e cosi purtroppo è stato.E pensare che qualche giorno prima mi aveva detto di metterle a portata di mano il fiocco rosa in caso fosse nata in anticipo.Perchèèèè,perchè la vita a volte è cosi cattiva!!!Per paradosso devo anche dire che forse è stato meglio cosi.Come si sarebbe sentita lei a vedere la mia bambina,la sua nipotina senza neanche capire veramente chi fosse quella creatura che tanto aveva desiderato!Il 3 marzo Gaia Anna è nata.Anna come la mia mamma.Gaia ora ha 3 mesi,è una bambina solare proprio come il nome che porta,ride sempre. Gaia non ha avuto la fortuna di conoscere la sua nonna ma sono sicura che ogni sorriso che fa lo fa proprio a lei.La sua nonna sarà sempre con lei.Si dice che dietro a una cosa brutta ce ne è sempre una bella,e cosi è stato.Gaia ha portato una ventata di serenità! Gaia mi Ha dato la forza di reagire.Ora sono una mamma e me la cavo benissimo,ovviamente con l'aiuto di un angelo che mi accompagna e mi guida nel mio percorso.Un saluto Claudia

giovedì 11 giugno 2009

Credimi... Vivimi - Laura Pausini

Ora tutto è limpido, ora sai cosa avevi, sai che cosa hai perso.
E sai anche un'altra cosa...Che questo dolore ti ha crudelmente sbattuto in faccia quello che avevi di bello, togliendo il ciuccio al bambino che c'era in te. E' inevitabile che ora lui pianga disperato.

E poi la tua ferita è ancora fresca. Devi tenere duro e cmq ti assicuro che il dolore non passerà mai, se è questo che speri. Imparerai a conviverci, come un mutilato che vuole reimparare a correre con una protesi. Non sarà mai la sua gamba, non lo sosterrà mai con la stessa sicurezza, non avrà il calore della sua carne, ma saprà correre, sarà di nuovo in grado di camminare.

Quello che TU ora hai capito, la RIVELAZIONE che hai avuto, che ti saresti uccisa per motivi futili, si allarga a tutta la tua coscienza. Vedi gente che si sbatte per nulla, ma ancora di più, TE LO ASSICURO, frequenti gente che si DISPERA E SI BUTTA GIù per nulla, proprio come avresti fatto tu qualche anno fa.

E vuoi sapere una cosa? Quella gente ti farà tanta tenerezza. Poverini, così piccoli di fronte al dolore, mentre tu hai lottato e ti sei ferita, stavi quasi per soccombere al dolore, ma hai vinto. Tu hai vinto la vita, sei stata più forte. E ora commiseri quelli che non capiscono quanto sia BREVE e PREZIOSA questa VITA, di quanta vita ci sia in un gesto quotidiano, perchè di essa senti la mancanza quando quel gesto ti viene bruscamente tolto. Il sorriso, la carezza di tua mamma, sono persi per sempre, congelati nel tuo ricordo, ma tu ora sai (perchè è a quello che ora devi guardare) tu ora sai che tutto l'oro del mondo non varrebbe un bacio suo.

Questa è una nuova visione, un nuovo inizio e puoi anche non credermi ma lo sarà...
Tutto sarà diverso, ma non è detto che sarà peggio.

DEVI RENDERE FORTEZZA QUELLA CHE ORA è DEBOLEZZA.

FEDE, FORZA, FERMEZZA, FIDUCIA. Quattro F, come Fenice.

Anche TU sei una Fenice, amica mia, ma sei cenere, devi ancora rinascere.

E mi preme dirti un'altra cosa... Nessuno ti potrà aiutare. Indipendentemente dall'amore che ti circonda, o non ti circonda, tu dovrai affrontare questo cammino da sola.
E quando lo avrai terminato, sarai una donna forte, decisa, determinata, autonoma e padrona del tuo destino.
MA lo sarai da sola, ti sarai fatta da sola.

Noi siamo più forti, anche dell'amore che ci manca.



ciao

mercoledì 10 giugno 2009

Siamo Fenici




Ho affrontato in solitudine tutto il difficile periodo dell'adolescenza. Ho fatto molti errori e mi rendo conto solo ora di quanto sia stata fortunata a non aver fatto una "brutta fine"... Sono andata contro tutto e tutti, in modo forse esasperato, perchè ero sola, mi sentivo sola e volevo buttarmi via. Non ricordo con precisione di aver desiderato la morte, so che ancora porto le cicatrici delle bruciature che mi sono inflitta per calmare il dolore... Le guardo spesso e ricordo... Il senso di abbandono, il vuoto, il rifiuto di Dio, la delusione, la paura, quella stretta allo stomaco da non riuscire a respirare...Mi sono trovata piegata a terra, a mordere il cuscino per non far sentire le mie urla... Urla che partivano dalle viscere... Per molti anni ho vissuto una vita che non mi rispecchiava... Mi sono sentita persa...Ho guardati, qualche volta, al di sotto di una finestra...Ho vissuto come se la morte non esistesse, come se nulla fosse importante: parenti, affetti...Esisteva solo il mio incolmabile senso di vuoto... Ho passato momenti terribili... Ma non ricordo di aver desiderato ardentemente la morte... Nonostante tutto il dolore, mi sono sempre sentita in dovere di vivere quella vita che era stata negata a mia madre. A modo mio, certo, con i miei tempi, ma in un certo senso io potevo essere il suo futuro, vivere anche per lei quello che le era stato negato...


...Poi, piano piano, anche gli affetti e le cose belle della vita hanno ripreso il loro posto... Mi sono resa conto di quello che avrei perso, di tutto quello che non avrei potuto vivere se avessi mollato, se la vita mi avesse buttato da qualche altra parte. Non ho una ricetta magica, credo di essere stata solo protetta da Lei, che mi ha preparato una strada che, ora so, mi avrebbe portato ad essere felice.
Sì, hai letto bene, felice. Possibile? Sì. Te lo dico con il cuore in mano. Sì. Felice di essere viva, felice di essere stata partorita e, colmo dei colmi, felice di aver vissuto tutto quello che ho passato.
Ero ragazzina quando ho scoperto il significato della Fenice, il mitico uccello che brucia e poi rinasce dalle sue ceneri.
Noi tutte siamo delle Fenici, Fenici vecchie e brutte che all'improvviso hanno preso fuoco. Di noi non rimane che un piccolo cumulo di cenere, nulla più... Basterebbe un soffio di vento e saremmo perdute. Siamo cenere, arsa dal fuoco di un dolore disumano. Ci siamo consumate, annichilite, distrutte, abbiamo perso l'Amore e la Mamma.
Ma è da qui che rinasceremo. Dalle ceneri della distruzione noi rinasciamo, più belle e più forti di prima. Saremo donne forti, incorruttibili, che hanno conosciuto l'abisso ma hanno ricominciato a respirare; donne che avranno la capacità di annusare il dolore a chilometri di distanza, e sapremo come lenirlo, perchè abbiamo passato molti anni a leccare le nostre ferite. Saremo vive, stagliate contro il cielo del nostro orizzonte; saremo fiere, perchè la nostra vita dipenderà solo da noi, la costruiremo noi.

Io mi sento così. Nella mia pelle, sento che devo alla mia perdita quella che sono oggi. Se posso capire con uno sguardo i bambini della mia classe, se posso accogliere in me il loro dolore e lenirlo, è solo perchè ho fatto in modo che la mia perdita diventasse la mia forza. Le mie spalle si sono irrobustite e ora vedo la vita in maniera diversa.

Magari oggi tu la vedi in un modo che non riesco neanche a descrivere, ma sappi che quello che hai perso ti porterà a fare il punto sulle cose che DAVVERO valgono...Tralascerai il superfluo... Snobberai l'insulso... Tu che hai mangiato la morte, conoscerai il vero sapore della Vita, il suo gusto originale...
La medicina più amara ti lascerà la conspevolezza della bellezza della salute.

Perchè prima o poi, ti prego di credermi, tu guarirai.

Rinasciamo donne diverse, donne-fenice, perchè siamo morte con le nostre madri, ma siamo rinate, nate due volte, nate a una nuova vita senza mamma. Siamo state marchiate a fuoco, nessuno ci toglierà questo marchio, ma abbiamo in noi la capacità di trasformarlo in un marchio di unicità, di volgere in positivo quella che è l'eredità di una perdita.

Possiamo farcela. Dobbiamo farcela anche per Loro.

giovedì 14 maggio 2009

*Mery 85 e la sua storia*

Pubblico le mail che mi ha scritto la dolcissima Mery, leggete anche voi ed emozionatevi...

"Ciao,ti scrivo perchè qualche giorno fa,cercando in rete qualcuno che potesse capirmi come purtroppo non è ancora successo con le persone da cui sono circondata,ho trovato il tuo blog.
Purtroppo il 2 aprile ho perso la mia adorata mamma dopo una lunga malattia e un'immensa sofferenza.
Aveva 62 anni e io 24.

Ovviamente le nostre situazioni sono diverse,mi dispiace moltissimo per te.

Anche se sto malissimo e mi manca tremendamente so dovrei essere felice perchè a me è stata data la possibilità di conoscere una persona così speciale.
Però egoisticamente,ora,riesco solo a pensare a questo tremendo vuoto e a questo tremendo dolore che non se ne andrà mai.
E mi viene spontaneo pensare,che oltre ad esserci gente che purtroppo ha vissuto situazioni peggiori della mia,ce ne sono tantissime altre che non si rendono conto della fortuna che hanno ad avere la propria madre accanto e non si comportano da figli.
Purtroppo anche se è sbagliato non posso non provare invidia e tanta rabbia per questa vita ingiusta."



"Pochi giorni dopo la disgrazia,ho pensato che sarebbe stato meglio perderla quando ero piccola,poi mi sono detta ma che cavolo stai dicendo?
Non avrei conosciuto una persona meravigliosa come la mia cara mamma che mi avrebbe insegnato tante cose e anche se ora i ricordi fanno male,so che ogni singolo ricordo è prezioso,purtoppo non ne ho è molti,vorrei ricordare di più di quand'ero bambina.
Mi dispiace aver pensato una cosa simile,è orribile anchce solo pensarla per un secondo.
Non è giusto sia nei suoi confronti ne nei confronti di chi come te l'ha davvero persa così presto.

Purtroppo per ora quando la penso mi viene in mente solo quanto ha sofferto negli ultimi tre anni,ricordo le sue urla per il dolore,ricordo il suo bellisimo viso segnato dalla sofferenza e ricordo che purtoppo a volte non era più lei con tutta la morfina che assumeva.
Vorrei ricordarla anche prima della malattia,per ora però ancora non ci riesco.

Molti mi dicono che ora lei si trova in un posto migliore e che mi è ancora accanto.
Io non purtroppo non sento la sua presenza.

Ho preso qualche libro che parla della vita nell'aldilà.
Ne ho letto uno,purtroppo ho ancora molti dubbi,non riesco a convicermi che sia tutto vero.
Per certi versi sarebbe troppo bello per essere vero.
Per altri invece...non so...certe cose mi hanno lasciato un po' perplessa.
Sono molto scettica,per crederci fino in fondo dovrei avere almeno una piccola prova....

Da un lato penso che deve essere vero,altrimenti che senso avrebbe questa vita,a cosa servirebbe tutta questa sofferenza sulla Terra?
Dall'altro mi sembra impossibile che nell'aldilà esista davvero tutto quello che è stato descritto nel libro.
Mah,non so se riuscirò a capire veramente in cosa credo.
Vorrei tanto sapere che la mia mamma sta bene,che non sta più soffrendo come ha sofferto qui e che ora si trova in un posto pieno solo di pace e gioia.


Ciao e grazie per avermi risposto....

Mery"


Mery le ho pubblicate così come sono state scritte, non avertene a male, io non rileggo mai gli interventi nel blog, è tutto molto impulsivo!

Un abbraccio e grazie!!