"Ogni parola che scrivo è soltanto un altro modo per dire il tuo nome. Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo sempre e soltanto mamma."
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giovedì 10 luglio 2014

Per il 29 giugno appena passato


-E così... Tu lo faresti?-

Risuonava, la Sua Voce, nella moltitudine di mille lingue.

-Sì.-

-Sai cosa dissi a Maria?-

-Sì: una spada ti trafiggerà il cuore.-

Non era facile ascoltare.

In più, il sole filtrava dalle tapparelle abbassate.

Disegnava spirali di polvere, e accecava.

La Moltitudine parlò ancora.

-Ti ho mostrato il futuro. Non è qualcosa che faccio spesso.

Ma tu Mi hai tanto pregato... Sei stata così insistente...

Come vedi, Io non agisco casualmente.

C'era un motivo ben valido per non esaudire la tua richiesta.-

Era vero.

Quello che aveva visto nel momento in cui le era parso di addormentarsi era...

Spaventoso, orribile.

E il tutto visto in un vortice di immagini, da far venire la nausea,

come un rullino che si avvolga su se stesso e proietti frammenti di volti e storie...

Ma il senso, la Fine, l'aveva compresa molto bene.

Riavutasi dalla nausea, parlò:

-Non pretendo di conoscere la Vita meglio di Te.

Non ho pregato tutti questi anni come se fossi cieca e sorda.

So quali possono essere le conseguenze.

Ma io desidero un figlio sopra ogni altra cosa.

Lo voglio.

E anche se adesso tu mi hai mostrato la mia ...malattia...e la mia...-

Deglutì.

-...morte...- disse infine - non credi forse che ogni madre,

nel momento in cui accetta di concepire una vita,

non si abbandoni alla più totalizzante delle fragilità?

La madre si fa cristallo.

Sa già che morirebbe di dolore se accadesse qualcosa alla sua creatura,

comprende che il futuro sarà interamente occupato dalla preoccupazione per suo figlio.

Ma sa anche che morirebbe di dolore nel doverlo lasciare.

Io non sono speciale, sono solo già mamma nel mio cuore, e voglio un figlio.

Maria ti ha forse chiuso il suo cuore, quando tu le hai detto che sarebbe morta di dolore?-

-No. E' solo per questo che ho voluto che mio Figlio nascesse da una donna.

Voi siete fragili, è vero, ma lottate come leoni, siete indistruttibili,

e anche se distrutte sapete rinascere.

Riuscite ad annullarvi per creare un altro essere, che vi strapperà il cuore

e lo condurrà lontano, con sè, nell'abbagliante sua nuova vita.

So che sarai forte, ma avrai pochi anni.

Regalagli tutto quello che hai. Crescilo nell'amore e proteggilo.

Ho deciso di donarti un figlio.-


Era una lacrima.

Arrivò scivolosa fino al bordo increspato di un sorriso.

E lì si spense.


-Grazie.

Ma ho un'ultima cosa da chiedere.-

-Ora tu però stai esagerando, mi pare...-

-Voglio solo restare con lui.-

La Moltitudine di voci si alzò di un tono, aspra.

-Che cosa? Mi sembrava di esser stato chiaro.

Tu non resterai qua ancora per molto.-

Era coraggio? O follia?

-Io intendevo... dopo... Dopo la.... Insomma, dopo.

Voglio restare qui, con lui.

Tu puoi farlo, vero?-

-Posso. Ma rinunceresti al Mio Regno?

Alla Pace?

All'assenza di dolore?

Alla Luce?-

-Permettimi di rimanere. So che avrà bisogno di me. Sempre.

Anche quando sarà grande.

E io, come potrò, gli indicherò la strada.

Un soffio, una musica, un sogno... Qualcosa m'inventerò.

Non ci sarebbe altro luogo in cui vorrei stare, se non al suo fianco.-

Il fiume di voci ripensò con una punta di orgoglio al giorno in cui optò per il libero arbitrio.

Pensò proprio di aver fatto un bel lavoro.

Sia quel giorno, che il giorno in cui inventò le Madri.

Che creature strane. E affascinanti.



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domenica 13 aprile 2014

Vorrei



Vorrei che la mia vita fosse semplice.
Invece non lo è.
Non lo è mai stata.

Vorrei aver stretto un patto con Dio.
Un contrappasso.
Tanto mi hai tolto, ora lasciami vivere in pace.

Non è così.
Attiro su di me ogni sorta di difficoltà.
A volte, sono cos' scoraggiata, che non mi aiuta nemmeno pensare che Dio non da mai croci che non si possano sopportare.

Quando sono molto stanca, del dover lottare sempre, come in questo periodo, mi chiedo perchè la mia vita debba essere in salita.
Mi è stato già tolto molto (tutto?) e ora cerco solo, faticosamente, di arrancare verso un isolotto di quiete.

Non ho grandi pretese, solo di sentire dentro quella pace che invece mi manca.
Mi manca perchè è tutto sempre troppo difficile.
Devo continuamente dimostrare qualcosa a qualcuno, non basta mai quello che faccio, non arrivo mai al traguardo.

Ogni volta, qualcosa spiazza il mio cammino.
Cerco di intravedere un progetto, un cammino, in queste continue uscite di strada, questi sbandamenti del cuore e dell'anima, ma mi risulta difficile credere che questo disegno mi porti a qualcosa di più grande.
Più che un disegno, a volte ho l'idea che Dio stia scarabocchiando mentre parla al telefono.

Emergo, e di nuovo affondo.
Respiro, e di nuovo annego.
E sono stanca, di molte cose.

Poi.
Nella continua ambivalenza che è la mia vita,
mi accorgo con le lacrime agli occhi di essere profondamente riconoscente di tutto ciò che ho.

Sto vivendo una vita che mia mamma non ha avuto il lusso di vivere, ho già un anno in più di lei e questo è un dono.
Sono sana, come lo è mia figlia, come lo è mio marito. E questi sono doni che non posso ignorare.

Ho una casa, cibo sulla tavola, amici e amore.
E non posso nascondere la mia gratitudine,
Così mi trovo a pensare che anche se c'è una nuova prova sul mio cammino, essa non intaccherà il mio spirito.
Non mi porterà via l'amore.

E se questa sbandata sarà più dura delle altre da digerire, sarà comunque un nuovo passo, un nuovo orizzonte.
Finchè avrò occhi che mi permettono di vedere un orizzonte, finchè stringerò la mano di mia figlia, finchè posso sentire la Tua presenza sulla mia spalla destra, io combatterò.

Perchè sono una sopravvissuta, una Fenice, una combattente.
Perchè tu, mamma, mi sei accanto e me lo fai capire anche così...





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venerdì 13 settembre 2013

Eppure io


Non saprei dire con esattezza quando il sudario del mio dolore scivolò via dal mio corpo. 
Ne sentii appena i lembi sfiorarmi la caviglia. 
Credo che fosse unto e logoro, ma non lo saprò mai, perchè con un solo passo lo avevo calpestato e oltrepassato. 
Forse, se mi fossi voltata, mi sarebbe apparso come la pelle di un serpente che abbia completato la sua muta. 
Qualcosa di morto, un guscio vuoto, un simulacro. 

Può essere morto, un dolore? Può cessare, scivolare via, annullarsi? 
Lo possiamo scavalcare con agilità, nude, nuove? 

Nuda, com'ero in sala parto. C'eravamo solo io e il mio dolore, questa volta totalmente fisico. 
Chiamai mia mamma? No. 
La desiderai? No. 
La piansi? No. 

Ero vita pulsante, lo strazio di un piccolo corpo che si contorceva per uscire da me, il mio involucro che tentava di spingerlo fuori, di lasciarlo uscire. 
Ho urlato, come mai prima, urlato più per avere forza che per il dolore. 
Credo di aver urlato fuori tutta la mia anima. 

E poi, lei è apparsa sul mio seno, un piccolissimo esserino. 
Era sporca, con gli occhi chiusi e gonfi, la pelle violacea per lo sforzo. 
Non credo di aver visto mai qualcosa di più bello! E allora seppi, mi fu chiaro. 
Non avevo bisogno di nient'altro. Avrei vissuto con lei, per lei, verso di lei. 

Chi se lo sarebbe mai aspettato? 
 Sotto il mio sudario, al contrario di ciò che avevo sempre pensato, non c'era una piccola orfana debole e sola. 
 C'era una Madre

E allora ho spesso ripensato a tutti i miei sogni... E solo adesso capisco quello che realmente significavano! 
Ma devo essere onesta, la mia migliore amica aveva tentato, una volta, di dirmi che mi stavo sbagliando... 

Ecco, i miei sogni, scenari e contesti differenti, ma sempre la solita trama. 
Io, adulta, trovo me stessa bambina: abbandonata, sola, bisognosa d'amore. 
Immancabilmente, la mia mano si tende, abbraccio questo cucciolo indifeso, questa orfana, so che la proteggerò per sempre. 

Pensavo che tutto ciò significasse che avevo ancora un disperato bisogno d'amore, in realtà credo che i miei sogni mi volessero solo indicare la strada: sarei guarita solo quando mi fossi presa cura di un bimbo. 
Certo, nei miei sogni quel bambino ero io, l'orfana ero io, ma questo solo perchè la mia parte adulta capiva perfettamente tutto il dolore che la mia parte bambina non aveva mai compreso fino in fondo,. Ma il senso era che, nell'amore e nella vita, avrei sconfitto la morte. 

Ricordo uno degli ultimi sogni che feci. Attaccato al letto dei miei genitori c'era un feto. Era vecchio e polveroso e tutti mi consigliavano di lasciarlo lì, perchè non valeva la pena prendersene cura. Ricordo che lo presi senza timore e lo cullai finchè non ne nacque uno splendido bambino Down (probabilmente una rappresentazione della mia "menomazione" affettiva) e alla fine quel bambino, armato di corazza, sconfisse un terribile drago. 

Ricordo che Frida, la mia grande e ora la mia scomparsa (aihmè), mi disse che per Jung sconfiggere un drago simboleggiava la separazione e il distacco (sano) della personalità del bambino da quella della madre. Ora mi appare tutto ovvio: avere un figlio, contrariamente ai timori e alle paure, mi avrebbe fortificata e mi avrebbe permesso di ricongiungermi, separandomene, a mia madre. 
 Eppure io, che pensavo di essere una pessima orfana, ora sono una splendida madre.


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martedì 9 luglio 2013

Circe per... Instamamme

Eccomi qui, con un post un po' particolare, scritto per Instamamme.net, un sito scoperto tramite Instagram che raccoglie le testimonianze di molti genitori e che ho letto spesso in questo ultimo periodo, dato che sono da poco mamma e ogni suggerimento o consiglio sono ben accetti...

 Il team di Instamamme ha accettato di pubblicare un mio post e lo trovate pubblicato qui. Ringrazio ancora le Instamamme per avermi dato l'opportunità di scrivere per loro! Se preferite, continuate a leggere...

 E tutto è già detto, anche se tutto è ancora da dire.
Come quando, durante il corso preparto, l'ostetrica sottolineava di continuo l'importanza del legame materno nel momento in cui una donna è gravida o partoriente. Di come questo rapporto si ricucisse (se si era sfibrato) o si rafforzasse (se era già forte) durante la gravidanza della figlia; di come una donna incinta cercasse nella storia della sua nascita, di cui la mamma è senza dubbio l'unica testimone attendibile, elementi utili per vivere bene il proprio parto... “Grazie al ca##o!... E chi la mamma non ce l'ha?”.
 Questo mi passava per la testa, mentre ogni parola mi faceva sanguinare un po' il cuore, il mio cuore indolenzito da anni di lutto; io, che la mamma l'ho persa a 5 anni e che sono ancora qui a scrivere di lei. Già, se una donna si trova incinta, in uno dei momenti più belli e delicati della sua esistenza (vuoi gli ormoni, la pancia, i pensieri...) e non ha la sua mamma accanto?
Vorrebbe solo che sua madre le accarezzasse la pancia, la confortasse, le raccontasse i dettagli più hot del parto, la stringesse forte sussurrando: “Non avere paura...Sarò vicino a te!” e si trova invece a doversi accontentare (le più fortunate) di racconti di zie, nonne, mamme acquisite, sorelle, cognate, amiche, suocera...Sì, ma Lei, la Mamma con la maiuscola, non c'è.
Sa bene, la donna senza mamma, che fuori dalla sala parto Lei non ci sarà, che non le potrà mai dire: “Questo bambino ha i tuoi occhi!” Ecco, fermiamoci un momento.

 Devo fare un passo indietro, tornare ad appena un anno fa, quando io, Circe, mi trovavo davanti ad un grosso passo: concepire un figlio. Il mio dolce marito reclamava la prole, dopo pochi mesi di matrimonio, e io ero ancora saldamente legata alle mie convinzioni: un figlio ti ruba tempo, spazio, energia e libertà. Ti rovina la vita, ti costringe a pulire sederini caccosi, a parlare solo di ruttini e poppate.

No, non fa per me, scherziamo? Io, un figlio, mai!

Guardavo con pena malcelata le amiche che orgogliose mi mostravano il pancione: “Poverine!” pensavo, “proprio non capiscono che cosa le aspetti!” La poverina ero io, cresciuta con il terribile vuoto lasciato da mia mamma, confusa nell'immaginarmi con un bimbo, terribilmente impaurita di ripetere la sorte di mia mamma...

Quanti anni ho impiegato ad arrivare al nocciolo della questione? Quante bugie mi sono raccontata prima di guardarmi dentro e di capire che la morsa allo stomaco che mi mozzava il respiro ogni volta che pensavo di avere un figlio, era la mano della bambina orfana che ero stata, che aveva paura di fare un figlio, di dover morire giovane e di abbandonarlo.

Era così forte il mio dolore, seppur dopo 24 anni!,che non riuscivo a pensarmi mamma senza voler vomitare. Ero sopravvissuta alla morte di mia mamma, ma non sarei stata in grado di lasciare un bambino solo, in balìa della Vita... Questo pensavo, questo provavo: mi rifugiavo dietro stupidi discorsi per non ammettere che avevo paura e che, in fondo in fondo, morivo dalla voglia di avere una piccola manina da stringere fra le mie.

Questo appena un anno fa, un mese prima del Grande Salto nel Vuoto. Già, l'ho chiamato così, il momento in cui ho accettato che il seme germogliasse nel mio grembo e desse frutto. Un Salto nel Vuoto del mio dolore, che ho voluto far tacere e zittire, che ho voluto sopprimere, lasciando spazio all'Amore e alla Vita. La Vita!

Per quanto tempo ho cercato di capirla, impastata com'era del grande lutto che mi aveva colpito. La morte di mia mamma ha corroso il mio cuore, mi ha condizionato, ha influito sulle mie scelte, giuste o sbagliate che fossero. Per tanto tempo ho cercato di esplorare il dolore forte che non mi lasciava scampo, di osservare da vicino il grande buco che avevo nel petto. Piangevo ancora per Lei, per la sua assenza, e sapevo che non avrei mai smesso, perchè se una cosa fu chiara fin da subito è che la perdita della mamma non guarisce, non passa, non si attenua.

 La Vita, che all'improvviso ha bussato forte al mio cuore, quando una piccola lucina pulsante ha squarciato il buio del mio ventre. “Vedi, quello è il suo cuoricino, senti come batte!” Eh sì, mi sono piegata alla Vita, ho lasciato la mano della Morte e mi sono buttata nel grande Vuoto, quello della scelta libera, del destino, se vogliamo...

E poco dopo Lei era già lì, a scalciare nella mia pancia, a respirare sotto al mio cuore. Lei, il frutto del mio amore e della mia scelta, la scelta di oltrepassare la morte, di intimidirla e cacciarla. Avevo avuto troppa paura, era ora di Vivere! E la Vita ha lo sguardo della piccola creatura che in una mattina soleggiata di marzo mi hanno appoggiato sul petto.

 Mia Figlia. La cura del mio dolore.

Come potevo sapere che stavo fuggendo dall'unica medicina in grado di cauterizzare le mie ferite? Che avevo paura dell'unica via che mi avrebbe condotto a liberarmi del peso del dolore? Come potevo immaginare che diventare Mamma mi avrebbe riavvicinato a mia madre, che prendermi cura della mia piccola sarebbe stata l'unica via per prendermi cura dell'orfana che ero?

 Ho cercato l'amore in ogni angolo del mondo, senza sapere che l'unico amore che mi avrebbe finalmente dissetato doveva venire dal mio ventre, dopo ore di dolore. Sono una Mamma senza Mamma e questo influirà certamente sul mio modo di crescere ed educare mia figlia, sulle paure che avrò, sui pensieri che farò mentre aspetto che torni a casa...

Ma questa è già un'altra storia. un lutto del genere non guarisce mai del tutto, è vero, ma la meraviglia sta nel fatto che noi possiamo oltrepassarlo, trasformarlo, purgarlo.
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 Possiamo rinascere, risorgere attraverso i nostri Figli, la Vita che sconfigge la Morte.


lunedì 28 gennaio 2013

Nuove scoperte

Ho Scoperto Che... La Vita è molto più forte della Morte. Questo pancione che pulsa e mi commuove è più intenso di qualsiasi ricordo. Il futuro è la luce più accecante che io abbia mai fissato. La morte mi ha baciato da bambina e con la sua saliva ho impastato il mio mondo; inconsapevolmente, ma anche ineluttabilmente, i momenti più importanti della mia vita hanno sempre avuto dietro un'ombra di rimpianto, un velo nero che mi ricordava sempre quanto fosse fragile la vita. Non mi sono mai sentita all'altezza di diventare madre, ho sempre avuto paura che la mia storia fosse un ricapitolare quella di mia mamma; ho sempre pensato al peggio e questa paura mi bloccava, mi toglieva il respiro. Poi, ho avuto il coraggio: è stato un lancio morale, un salto dell'animo, uno sciopero del cervello. Ho dovuto seguire il mio cuore, affinchè potesse condurmi alle più grandi gioie della vita. Io non sapevo, non potevo sapere, che le lacrime per la morte di mia mamma sarebbero diventate il liquido amniotico nel quale far ruzzolare la mia piccolina; non sapevo che le mie cicatrici sarebbero stati appigli sicuri per farla arrivare al mio cuore. Come potevo sapere che il mio passato mi avrebbe reso totalmente madre, un giorno?!? Come potevo sapere che il dolore sarebbe sparito nel momento esatto in cui avessi visto un piccolo puntino pulsante nel mio utero? "Morte, non essere fiera, sebbene alcuni ti abbiano chiamata potente e terribile, perchè tu non lo sei; poichè coloro che tu pensi di sconfiggere, non muoiono, povera morte, nè tu mi puoi uccidere." Divento mamma alla stessa età in cui mia mamma mi lasciava. Quello che era il presagio di un terribile conto alla rovescia ora diventa un nuovo trampolino. Ti supero, mamma. Imparo a vivere nei tuoi occhi, nelle tue mani, nel tuo grembo di mamma. Ora ti comprendo fino in fondo, ora che ti sono coetanea, ora sento la tua forza e cammino nel tuo esempio. Se mi guardo ora allo specchio, riflesso nel mio sorriso, è te che vedo. Non mi manchi più mamma. Perchè ora siamo insieme. Figlia e madre sono solo ruoli della società, ora la mia linea matriarcale ricomincia a pulsare. Questa bambina, ancora tutta nuova, porta già addosso l'odore della nostra storia. Grazie al mio passato, so esattamente cosa devo fare, so cosa non le farò mai mancare, so cosa le proibirò. Non ho paura mamma, perchè non mi sei distante, ma sei sotto la mia pelle calda, nel mi ombelico ormai esteso e piatto. Aspetto il dolore del parto come il fuoco che cauterizzerà ogni mia cicatrice. La Vita ha dato frutto nel mio grembo, perchè tu l'hai data a me e l'essere madre è la scala più corta che ho trovato per tornare finalmente da te. Photobucket