"Ogni parola che scrivo è soltanto un altro modo per dire il tuo nome. Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo sempre e soltanto mamma."
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giovedì 10 luglio 2014

Per il 29 giugno appena passato


-E così... Tu lo faresti?-

Risuonava, la Sua Voce, nella moltitudine di mille lingue.

-Sì.-

-Sai cosa dissi a Maria?-

-Sì: una spada ti trafiggerà il cuore.-

Non era facile ascoltare.

In più, il sole filtrava dalle tapparelle abbassate.

Disegnava spirali di polvere, e accecava.

La Moltitudine parlò ancora.

-Ti ho mostrato il futuro. Non è qualcosa che faccio spesso.

Ma tu Mi hai tanto pregato... Sei stata così insistente...

Come vedi, Io non agisco casualmente.

C'era un motivo ben valido per non esaudire la tua richiesta.-

Era vero.

Quello che aveva visto nel momento in cui le era parso di addormentarsi era...

Spaventoso, orribile.

E il tutto visto in un vortice di immagini, da far venire la nausea,

come un rullino che si avvolga su se stesso e proietti frammenti di volti e storie...

Ma il senso, la Fine, l'aveva compresa molto bene.

Riavutasi dalla nausea, parlò:

-Non pretendo di conoscere la Vita meglio di Te.

Non ho pregato tutti questi anni come se fossi cieca e sorda.

So quali possono essere le conseguenze.

Ma io desidero un figlio sopra ogni altra cosa.

Lo voglio.

E anche se adesso tu mi hai mostrato la mia ...malattia...e la mia...-

Deglutì.

-...morte...- disse infine - non credi forse che ogni madre,

nel momento in cui accetta di concepire una vita,

non si abbandoni alla più totalizzante delle fragilità?

La madre si fa cristallo.

Sa già che morirebbe di dolore se accadesse qualcosa alla sua creatura,

comprende che il futuro sarà interamente occupato dalla preoccupazione per suo figlio.

Ma sa anche che morirebbe di dolore nel doverlo lasciare.

Io non sono speciale, sono solo già mamma nel mio cuore, e voglio un figlio.

Maria ti ha forse chiuso il suo cuore, quando tu le hai detto che sarebbe morta di dolore?-

-No. E' solo per questo che ho voluto che mio Figlio nascesse da una donna.

Voi siete fragili, è vero, ma lottate come leoni, siete indistruttibili,

e anche se distrutte sapete rinascere.

Riuscite ad annullarvi per creare un altro essere, che vi strapperà il cuore

e lo condurrà lontano, con sè, nell'abbagliante sua nuova vita.

So che sarai forte, ma avrai pochi anni.

Regalagli tutto quello che hai. Crescilo nell'amore e proteggilo.

Ho deciso di donarti un figlio.-


Era una lacrima.

Arrivò scivolosa fino al bordo increspato di un sorriso.

E lì si spense.


-Grazie.

Ma ho un'ultima cosa da chiedere.-

-Ora tu però stai esagerando, mi pare...-

-Voglio solo restare con lui.-

La Moltitudine di voci si alzò di un tono, aspra.

-Che cosa? Mi sembrava di esser stato chiaro.

Tu non resterai qua ancora per molto.-

Era coraggio? O follia?

-Io intendevo... dopo... Dopo la.... Insomma, dopo.

Voglio restare qui, con lui.

Tu puoi farlo, vero?-

-Posso. Ma rinunceresti al Mio Regno?

Alla Pace?

All'assenza di dolore?

Alla Luce?-

-Permettimi di rimanere. So che avrà bisogno di me. Sempre.

Anche quando sarà grande.

E io, come potrò, gli indicherò la strada.

Un soffio, una musica, un sogno... Qualcosa m'inventerò.

Non ci sarebbe altro luogo in cui vorrei stare, se non al suo fianco.-

Il fiume di voci ripensò con una punta di orgoglio al giorno in cui optò per il libero arbitrio.

Pensò proprio di aver fatto un bel lavoro.

Sia quel giorno, che il giorno in cui inventò le Madri.

Che creature strane. E affascinanti.



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martedì 9 luglio 2013

Circe per... Instamamme

Eccomi qui, con un post un po' particolare, scritto per Instamamme.net, un sito scoperto tramite Instagram che raccoglie le testimonianze di molti genitori e che ho letto spesso in questo ultimo periodo, dato che sono da poco mamma e ogni suggerimento o consiglio sono ben accetti...

 Il team di Instamamme ha accettato di pubblicare un mio post e lo trovate pubblicato qui. Ringrazio ancora le Instamamme per avermi dato l'opportunità di scrivere per loro! Se preferite, continuate a leggere...

 E tutto è già detto, anche se tutto è ancora da dire.
Come quando, durante il corso preparto, l'ostetrica sottolineava di continuo l'importanza del legame materno nel momento in cui una donna è gravida o partoriente. Di come questo rapporto si ricucisse (se si era sfibrato) o si rafforzasse (se era già forte) durante la gravidanza della figlia; di come una donna incinta cercasse nella storia della sua nascita, di cui la mamma è senza dubbio l'unica testimone attendibile, elementi utili per vivere bene il proprio parto... “Grazie al ca##o!... E chi la mamma non ce l'ha?”.
 Questo mi passava per la testa, mentre ogni parola mi faceva sanguinare un po' il cuore, il mio cuore indolenzito da anni di lutto; io, che la mamma l'ho persa a 5 anni e che sono ancora qui a scrivere di lei. Già, se una donna si trova incinta, in uno dei momenti più belli e delicati della sua esistenza (vuoi gli ormoni, la pancia, i pensieri...) e non ha la sua mamma accanto?
Vorrebbe solo che sua madre le accarezzasse la pancia, la confortasse, le raccontasse i dettagli più hot del parto, la stringesse forte sussurrando: “Non avere paura...Sarò vicino a te!” e si trova invece a doversi accontentare (le più fortunate) di racconti di zie, nonne, mamme acquisite, sorelle, cognate, amiche, suocera...Sì, ma Lei, la Mamma con la maiuscola, non c'è.
Sa bene, la donna senza mamma, che fuori dalla sala parto Lei non ci sarà, che non le potrà mai dire: “Questo bambino ha i tuoi occhi!” Ecco, fermiamoci un momento.

 Devo fare un passo indietro, tornare ad appena un anno fa, quando io, Circe, mi trovavo davanti ad un grosso passo: concepire un figlio. Il mio dolce marito reclamava la prole, dopo pochi mesi di matrimonio, e io ero ancora saldamente legata alle mie convinzioni: un figlio ti ruba tempo, spazio, energia e libertà. Ti rovina la vita, ti costringe a pulire sederini caccosi, a parlare solo di ruttini e poppate.

No, non fa per me, scherziamo? Io, un figlio, mai!

Guardavo con pena malcelata le amiche che orgogliose mi mostravano il pancione: “Poverine!” pensavo, “proprio non capiscono che cosa le aspetti!” La poverina ero io, cresciuta con il terribile vuoto lasciato da mia mamma, confusa nell'immaginarmi con un bimbo, terribilmente impaurita di ripetere la sorte di mia mamma...

Quanti anni ho impiegato ad arrivare al nocciolo della questione? Quante bugie mi sono raccontata prima di guardarmi dentro e di capire che la morsa allo stomaco che mi mozzava il respiro ogni volta che pensavo di avere un figlio, era la mano della bambina orfana che ero stata, che aveva paura di fare un figlio, di dover morire giovane e di abbandonarlo.

Era così forte il mio dolore, seppur dopo 24 anni!,che non riuscivo a pensarmi mamma senza voler vomitare. Ero sopravvissuta alla morte di mia mamma, ma non sarei stata in grado di lasciare un bambino solo, in balìa della Vita... Questo pensavo, questo provavo: mi rifugiavo dietro stupidi discorsi per non ammettere che avevo paura e che, in fondo in fondo, morivo dalla voglia di avere una piccola manina da stringere fra le mie.

Questo appena un anno fa, un mese prima del Grande Salto nel Vuoto. Già, l'ho chiamato così, il momento in cui ho accettato che il seme germogliasse nel mio grembo e desse frutto. Un Salto nel Vuoto del mio dolore, che ho voluto far tacere e zittire, che ho voluto sopprimere, lasciando spazio all'Amore e alla Vita. La Vita!

Per quanto tempo ho cercato di capirla, impastata com'era del grande lutto che mi aveva colpito. La morte di mia mamma ha corroso il mio cuore, mi ha condizionato, ha influito sulle mie scelte, giuste o sbagliate che fossero. Per tanto tempo ho cercato di esplorare il dolore forte che non mi lasciava scampo, di osservare da vicino il grande buco che avevo nel petto. Piangevo ancora per Lei, per la sua assenza, e sapevo che non avrei mai smesso, perchè se una cosa fu chiara fin da subito è che la perdita della mamma non guarisce, non passa, non si attenua.

 La Vita, che all'improvviso ha bussato forte al mio cuore, quando una piccola lucina pulsante ha squarciato il buio del mio ventre. “Vedi, quello è il suo cuoricino, senti come batte!” Eh sì, mi sono piegata alla Vita, ho lasciato la mano della Morte e mi sono buttata nel grande Vuoto, quello della scelta libera, del destino, se vogliamo...

E poco dopo Lei era già lì, a scalciare nella mia pancia, a respirare sotto al mio cuore. Lei, il frutto del mio amore e della mia scelta, la scelta di oltrepassare la morte, di intimidirla e cacciarla. Avevo avuto troppa paura, era ora di Vivere! E la Vita ha lo sguardo della piccola creatura che in una mattina soleggiata di marzo mi hanno appoggiato sul petto.

 Mia Figlia. La cura del mio dolore.

Come potevo sapere che stavo fuggendo dall'unica medicina in grado di cauterizzare le mie ferite? Che avevo paura dell'unica via che mi avrebbe condotto a liberarmi del peso del dolore? Come potevo immaginare che diventare Mamma mi avrebbe riavvicinato a mia madre, che prendermi cura della mia piccola sarebbe stata l'unica via per prendermi cura dell'orfana che ero?

 Ho cercato l'amore in ogni angolo del mondo, senza sapere che l'unico amore che mi avrebbe finalmente dissetato doveva venire dal mio ventre, dopo ore di dolore. Sono una Mamma senza Mamma e questo influirà certamente sul mio modo di crescere ed educare mia figlia, sulle paure che avrò, sui pensieri che farò mentre aspetto che torni a casa...

Ma questa è già un'altra storia. un lutto del genere non guarisce mai del tutto, è vero, ma la meraviglia sta nel fatto che noi possiamo oltrepassarlo, trasformarlo, purgarlo.
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 Possiamo rinascere, risorgere attraverso i nostri Figli, la Vita che sconfigge la Morte.


sabato 10 marzo 2012

il regalo

L'altro giorno mi sono sentita, per la prima volta in vita mia, come se avessi davvero fatto un bellissimo regalo a mia mamma.
Sono andata al supermercato, ho comprato un olio che restaura il legno e poi sono andata con guanti e panno a lucidare la lapide di mia mamma.

Gli anni passano in fretta, sono quasi 23 anni che lei abita lì, e le splendide venature del legno d'ulivo della sua lapide erano state sbiadite dal tempo e dall'acqua dei vicini al piano superiore, e molto probabilmente anche dalle lacrime di mia nonna.
Così ho preso la piccola panca verde su cui mia nonna si siede a piangere, mi sono infilata i guanti, ho spostato i fiori e mi sono messa a pulire la lapide di mia mamma. Ci sono stata davanti 45 minuti, io che fuggo sempre come una ladra perchè odio farmi vedere davanti alla sua lapide.
45 minuti a lucidare, osservando riemergere ogni venatura del legno, scurirsi quegli intarsi ormai spenti e biancastri.

Ho visto la lapide tornare bruna e lucida come quella che ricordavo da bambina, quando con mia nonna passavo interi pomeriggi al cimitero a distruggere i formicai che trovavo nel giardino.

Mi sono sentita in sintonia con lei, mi sembrava che nella foto sorridesse ancora più del solito. Mi è sembrato di essere faccia a faccia con lei, occhi negli occhi, e mi sono chiesta come mai non fosse mai venuto in mente a nessuno prima...

Poi mi sono risposta che, forse, questo rito doveva avvenire proprio in quel momento, proprio fatto da me.
Da me ormai donna, una donna che si sente amata (o dovrei dire che finalmente la bambina orfana in me si sente amata?!?!?).
Una donna che pensa al futuro, che non sa come ma si è ritrovata a desiderare un figlio..

Una donna che, forse, ha finalmente fatto la pace con il suo passato.



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mercoledì 14 aprile 2010

Le mie paure

Oggi ho capito alcune cose molto importanti.
E come tutte le cose importanti che accadono nella mia vita, sono maledettamente legate alla mia perdita.

Dopo un periodo buio, passato ad aver paura di tutto, sommersa dall'ansia da non riuscire a respirare, dove tutto sembrava impossibile e inaffrontabile, oggi mi trovo di nuovo ad apprezzare la vita.
Fortunatamente prima che la persona al mio fianco si stancasse delle mie lamentele e dei miei dolori immaginari.

Ecco cosa ho capito:

1) Nella vita, si devono affrontare le cose una alla volta. Non ha senso scervellarsi pensando a come risolvere più problemi, non ha senso metterli uno di fianco all'altro e con essi costruire un muro che diventa invalicabile. I nostri problemi sono come tessere di domino, messe una dopo l'altra e bisogna concentrarsi solo su una di loro alla volta. Niente panico, una difficoltà alla volta. Arrivi in fondo alla fila e non te ne sei nemmeno accorto...

2) Non posso controllare la mia vita, perchè essa è imprevedibile. Per me avrà sempre delle sorprese, bellissime o orribili, ma sforzarsi di controllare ogni aspetto della propria vita significa impazzire. I progetti è meglio farli a breve distanza, perchè non sai mai che cosa ti aspetta domani. Questo implica vivere il presente con la massima partecipazione, senza costantemente pensare al domani.

3) Ho paura delle malattie e della morte, una paura irrazionale come lo sono le mie manifestazioni ipocondriache di malattie, ma questo non impedirà alla malattia di colpirmi. Per cui, ho capito che è assolutamente fuori luogo lamentarmi ora che sono in perfetta salute, perchè dovrò tenere le forze per quando la vita mi farà lo sgambetto.

4) Ancora di più, ho capito che devo accettare che le persone che amo possano soffrire, ammalarsi e anche morire. Ho capito che non posso controllare le loro vite, né è in mio potere mantenerle sempre in buona salute. Ho capito che si ammaleranno, invecchieranno e moriranno e io non ne avrò colpa. Io non potrò fare nulla, se non vivere al massimo i giorni che Dio ci concede di vivere assieme, se non essere vicina a queste persone fino alla fine.

So che potrebbero sembrare poche cose, ma non lo sono affatto. Affrontare e ACCETTARE la possibilità che un nuovo abbandono mi colpisca, ACCETTARE che io non ne avrò responsabilità e che soprattutto io non potrò impedirlo, mi ha sgravato di un peso immane.

Capire fino in fondo al cuore che la Vita va vissuta e che non la posso controllare mi ha regalato una serenità infinita.
Magari, chissà, adesso potrò davvero prendere in mano le redini della mia vita, senza paura di delusioni o inciampi, senza farmi paralizzare dalla paura. Chissà...


Circe

sabato 13 marzo 2010

Il dolore della perdita (Anima Grande)

Due notti fa, all'improvviso, è morto il babbo di un mio carissimo amico.
So che questo blog si rivolge in particolar modo a quelle donne che hanno perso la mamma, ma io credo che la Perdita non faccia questo genere di distinzioni.
Il mio amico era legatissimo a suo padre, erano uniti da un amore profondo, e ha dovuto vederlo morire, all'improvviso, senza il tempo di salutare. Ho riflettuto a lungo su quale "morte" potesse essere più "accettabile", se non è privo di senso unire queste due parole. Una morte così improvvisa ti lascia senza parole, senza lacrime per piangere. Lascia sbigottiti e attoniti, sconvolti e la consapevolezza, purtroppo, si fa strada lentamente nella carne per mesi e mesi, prima di colpire con violenza un giorno qualsiasi.
Non puoi mai sapere quando realmente ti renderai conto di quello che è accaduto, quali piccoli eventi scateneranno in te la disperazione più assoluta.
Ci saranno momenti in cui penserai di stare meglio, altri in cui ti sembrerà impossibile guardare avanti.
Una morte così improvvisa coglie impreparati mente e cuore, li sopprime, li anestetizza. Il dolore esploderà se possibile ancora più forte, ma tu dovrai essere ancora più forte, ancora più vicino alle persone che ami e che ti amano.

La morte non ci separa dalle persone che amiamo, ci apre una nuova strada per amarle e per essere amate da loro.
Non abbiamo più segreti per loro, non abbiamo più distanze, sappiamo di averli sempre al nostro fianco, perchè la morte non può nulla contro l'Amore che ci ha uniti in Vita.
Questa è l'unica mia certezza.

Per tutti quelli che leggono questo post, dedicate un pensiero a un grande papà.



Brusco risveglio la realtà
in un freddo gennaio morivo anch’io
quella carezza sull’anima... era Dio...
fine dei giochi impossibili
vivere i giorni rincorrerli
quelle ferite visibili ora bruciano sì!
io che sciolgo una preghiera
vera e fiera più di me
folle nell’inseguire una carriera
avrei dovuto sedermi accanto a te... di più
sembra un miracolo crescere
essere più consapevole
quanto coraggio mi hai dato a dirmi no...
stelle sopra il mio sipario
un delirio una bugia
l’amore assente da quel calendario e intanto il male ti portava via...
padre
solo poche parole
ma la musica che ascolterai
ti somiglia lo sai, è come sei
viva e lucente...
fede
vieni qui ho ancora sete
dei suoi occhi della sua allegria...
e meno male che sogno
posso incontrarti così
perché è di te che ho più bisogno...
cuore diamante: vita mia!
troppe emozioni che mancano
troppe occasioni che sfumano
dialoghi muti che uccidono senza pietà
tu sulla porta mille anni fa
pronto a raccogliere i cocci miei
a consolarmi... sei unico papà...
sono qui e il mondo è fuori
te lo devo sono qui
vado farneticando di amori amari
sofferenze e assenze... di chi resta di chi va...
padre
così tanto distante
ma che figlio bizzarro che hai
ti somiglia lo sai...
perché sei
anima grande...
grande
da stupire la gente
velenosa e insidiosa se mai...
che se hanno un figlio a colori
lottano contro di lui
per appiattirgli i pensieri
pane e superficialità
all’alba dei miei ricordi
sei qui al mio fianco... ci sei!
più le incertezze o gli sbagli
spero che mi perdonerai...
era gennaio su quell’addio
non ebbe successo il destino mio
pochi paganti e un applauso: quello tuo!



Circe

martedì 12 gennaio 2010

"Tanti piccoli pezzi di me" di Delia Ephron


E' un romanzo della Rizzoli, per ragazzi. Ma io sento di doverlo consigliare a tutte le persone che hanno perso un genitore e si sentono proprio vuote.
Ho trovato molte sfumature di me in questo libro, fino all'ossessione per la morte, per ciò che avvelena...

E' un libro a tratti struggente, che anche se tratta della morte alla portata dei ragazzi, non tace quelle verità su di essa che io ritengo universali.

Frannie perde il padre una settimana prima del suo quindicesimo compleanno. I suoi sono divorziati da tempo, lei odia sua mamma e il suo nuovo compagno. Perdere il padre la getta nello sconforto più totale, finchè non trova una scatola, forse un regalo di compleanno fatto dal suo papà...

Ecco uno dei passaggi preferiti:

"Non puoi controllare le cose dopo la tua morte"
Questo mi irrita e non riesco a spiegare il perchè. Mi lascio andare contro lo schienale della sedia e lo guardo torva. "Vuoi arrabbiarti con me?" chiede.
"Renderebbe le cose più facili?"
So a cosa si riferisce.[...]
E' qui con me, ma quasi non c'è. Se ne sta andando senza neppure muovere un muscolo. "Papà?" Mi sfiora il viso. "Capirai il resto"
"Potrò tornare qui?
"No" mi dice in un sussurro così lieve che potrebbe essere il vento. "Vai."


Il libro è acquistabile anche on line, qui.

Baci, a presto

domenica 20 dicembre 2009

Duccio Demetrio - Scrivere di sè oltre la perdita

Ciao a tutti.
In questo periodo di Festa la mancanza si sente ancor più ferocemente. Per me, almeno per questo Natale, la mancanza della mamma viene anestetizzata dal fatto che sono impegnatissima a scrivere la tesi per la mia seconda laurea. Vorrei però lasciare un piccolo "regalo" a tutti quelli che passeranno di qui durante le feste.
Se cliccate sul titolo si aprirà una pagina di google, cliccate il primo Link e troverete la pagina per scaricare un file PDF in automatico, che si intitola "Scrivere di sè oltre la perdita" del grande Duccio Demetrio, specializzato in scrittura autobiografica, memoria, ricordo.

La scrittura, altrimenti non sarei qui (!!!) può aiutare anche a elaborare il lutto e in questo breve documento Demetrio ne tratteggia le possibilità e le caratteristiche. Forse non servirà a nulla, ma leggerlo non vi costa nulla, perciò... Tentate. Magari sotto le feste riuscirete a scrivere una lettera, una poesia, un diario delle vostre sensazioni...Vedere nero su bianco quello che si prova aiuta a viverlo e a razionalizzare il dolore, anche se non siete scrittori. A me è servito in tutti questi lunghi anni senza mamma.

Regalatevi (o fatevi regalare) un bel quaderno, una bella penna e iniziate un dialogo: con voi stesse, con la vostra mamma, con i vostri figli...Parlate del dolore, si materializzerà fuori di voi!

Ecco alcune idee, i quaderni e le penne che io amo:

Ad esempio ho un Moleskine a cui sono molto affezionata, si trovano in libreria, alla Feltrinelli o alla Mondadori, date un'occhiata!!
Oppure mi piacciono molto i diari e le agende in carta di riso o riciclata!
Oppure anche i prodotti di Anna Geddes

Le penne vanno scelte istintivamente, ma consiglio di sceglierne una e usarla SOLO per scrivere le emozioni, la renderete speciale e usarla segnerà il momento del Ricordo, sarà un piccolo rito personale...

Detto questo, vi saluto e vi faccio tanti auguri: vivete serenamente queste Feste, pensate alle mamme che ci guardano dal Cielo e regalate loro un pensiero, un gesto d'amore alle persone che vi sono vicine. Loro ne saranno felici!

Un abbraccio forte... A presto

giovedì 19 novembre 2009

Ho paura

A volte la paura di morire diventa paralizzante.
Le persone normali pensano al futuro e riescono a percepirne le gioie e le luci, io penso al futuro e lo vedo come un immenso buco nero. Non ho sicurezze circa la mia salute un domani, nè sulla salute delle persone che amo.

Soffrirò io? Soffriranno loro e io con loro?
Dove mi può portare un futuro dove io leggo solo incertezza?

Vorrei abbandonare, scrollarmi di dosso una volta per tutte questa sensazione.
I dolori, le fitte, i formicolii che percepisco dal mio corpo non sono malattie.
Sono perfettamente sana, tutt'al più ho un dente cariato che mi dà noia.
Ma non riesco a convincermi. Il mio cervello ha l'immenso potere di fissarsi su un piccolo particolare e da lì trasformarlo in ossessione che paralizza, che ammutolisce.

Vorrei scrollarmi di dosso la paura che qualcosa di brutto possa succedere da un momento all'altro. Vorrei vivere e costruire la mia vita sapendo che non sono costretta a ripercorrere il destino della mia mamma.

Voglio vivere con la consapevolezza di durare, di poter vedere i miei nipoti, di invecchiare a fianco della persona che amo.
Ma il mio cuore non tace e vive nella costante vigilanza degli scherzi del destino.
Non abbasso mai la guardia, non mi concedo di sognare un futuro troppo roseo.

Non mi sento nemmeno all'altezza di affrontare quelli che saranno i seri problemi che mi aspettano, non mi illudo pensando di aver finito di scontare la mia massiccia dose di dolore, comprendo bene che ancora mi aspettano parti peggiori di quelle che ho recitato fin'ora...

Guardo il mio amore, lo guardo dormire, penso a come tutto sia perfetto, ora.
Leggo nelle sue palpebre, sulle sue guance, fra i sui capelli, la leggerezza, la fragilità dell'attimo che sto vivendo. So che domani tutto potrebbe cambiare. Che domani quelle palpebre potrebbero svanire. Lo so per certo perchè l'ho vissuto.

E Dio solo sa se questa è una lezione di vita che ho imparato bene: quello che hai di più prezioso, lo puoi perdere da un momento all'altro. E siamo arrivati di nuovo alla mia paura che mi paralizza...

Buona Notte (in bianco, almeno per me...)

mercoledì 11 novembre 2009

La linea matriarcale

E guardo mia nonna. Lei che ha generato mia mamma. Lei, colpita più di tutti noi dalla perdita. Lei che ha perso sua figlia. E che non ha mai superato il dolore, forse perchè non aveva una vita davanti da costruire come me, come mia zia, come tutti gli altri.
Guardo mia nonna, che mi ha cresciuto con amore indicibile, che mi ha corretto e protetto, che non si è mai voluta sentir chiamare "mamma".
Lei, che mi ha insegnato a non odiare Dio, ma a tenerlo stretto al cuore. Lei, che ora sta invecchiando troppo velocemente, lei che secondo me dovrebbe essere eterna, a cui non perdono nessun acciacco, nessuna pecca, nessuna dimenticanza.
Possiamo essere così crudeli, con le persone che amiamo davvero. Li costringiamo nella nostra mente a non abbandonarci, non tolleriamo le loro mancanze, perchè li discostano da quelle che sono le immagini che, di loro, abbiamo costruito nella nostra mente.

Mia nonna sta invecchiando troppo presto, per il ruolo materno che ha avuto nella mia vita. Mi aspetto che sia in piena forma per il mio matrimonio, o che sia lì ad abbracciarmi se mai avrò un figlio. Mi aspetto che sia nonna per il suo pronipote, e non bisnonna. E non prendo in considerazione che le bisnonne, quasi mai, conoscono i loro nipoti.

Allontano dalla mia mente l'ipotesi che possa seriamente ammalarsi, che possa...morire. Non la tollero, la trovo irreale, qualcosa che mi fa sorridere. Che è lontana. Un po' come quando si pensa alla propria morte, qualcosa di nebuloso che non si riesce del tutto a comprendere. Non riusciamo a comprendere la nostra cessazione, perchè noi esistiamo e non conosciamo altra esistenza che l'essere.

Ho paura di quello che potrebbe succedere, la perdita definitiva. Il distacco sociale da ogni particella materiale di Lei.
Ma ho paura anche della malattia, quella terribile che cancella i ricordi, lei che è il mio baule dei ricordi, che contiene la mia vita, le vite precedenti, le mie radici.
Perderei tutto, con lei.



Passi tutto il tuo tempo nell’attesa
della seconda possibilità
per un’apertura che lo risolverebbe
c’è sempre un motivo
di non sentirsi bene
ed è dura alla conclusione del giorno
Ho bisogno di qualche distrazione
Oh dolce liberazione
filtra la mia memoria nelle vene
permettimi di essere vuota
e senza peso e forse
stasera io troverò la pace.

Nelle braccia di un angelo
vola via da qui
da questa fredda scura stanza di hotel
e dall’infinità che tu temi
sei trascinato dalle macerie
del tuo silenzioso fantasticare
sei nelle braccia dell’angelo
puoi trovarci il conforto.

Così stanco della linea retta
e ovunque ti volti
ci sono avvoltoi e ladri alle tue spalle
e il temporale continua a torcersi
continui a costruire la bugia
che usi su tutto ciò che ti manca
non fa differenza
scappare un’ultima volta
è più facile credere in questa dolce pazzia oh
questa gloriosa tristezza che mi mette in ginocchio.

Nelle braccia di un angelo
vola via da qui
da questa fredda scura stanza di hotel
e dall’infinità che tu temi
sei trascinato dalle macerie
del tuo silenzioso fantasticare
sei nelle braccia dell’angelo
puoi trovarci conforto
sei nelle braccia dell’angelo
puoi trovarci conforto.


(Angel - Sarah McLachlan)

venerdì 30 ottobre 2009

Il mio doloroso passato

Rileggendo un po' di post nel blog ho percepito come una sorta di falsa positività. Nel senso che io ora vivo davvero le emozioni che sento, questa felicità che mi pervade, ma non posso di certo rinnegare che sono affogata parecchie volte prima di riprendere fiato...E magari, le ragazze da poco orfane leggono il blog e lo trovano irreale, ingenuo, impossibile...
Allora oggi pubblico una cosa che ho scritto non molto tempo fa, a dire il vero. Parlo di me, del mio tatuaggio, della mia vita...Non era stato scritto per pubblicarlo, quindi sarà un po' difficile capire tutto. Ma il dolore è universale e quindi forse troverete qualcosa di voi in quello che ho scritto. Lo metto qui come testimonianza che dal Dolore si può uscire...

Spero vi aiuti!

"I deliri: sono convinzioni erronee, che di solito comportano un'interpretazione non corretta di percezioni o esperienze."
Deliri, ma si potrebbe scrivere anche...Amore...

Oggi il mondo non ha senso. Esiste solo al di fuori di me.
Oggi gli oggetti sono riproduzioni di se stessi, appoggiati alla perfezione lì dove si trovano per cercare una parvenza di realtà.
Oggi gli oggetti sono lucidi e puliti e odorano di finzione: le case, le strade, i vasi, le foglie degli alberi, le macchine sono tutte forme a cui non so più dare un nome.
Le barche al molo si riversano piatte su un cielo smerigliato di recente.
L'orizzonte spastico è monotonamente azzurro.
Il mondo oggi non mi parla.
Le persone sono inutili fantocci che mi camminano intorno: anche loro sono finte
Camminano, parlano, ridono in modo meccanico. A tutti una parte da recitare.
Devo avere la faccia allucinata: oggi non ho trovato il libro di Vivian Lamarque e avevo deciso di strangolare il commesso, ma poi ho pensato che un manichino non si può uccidere.
Oggi le persone mi urtano, interrompendo la musica che scelgo per inondare la mia testa.
Oggi i tasti scricchiolano come un elefante in equilibrio su un calice.
Oggi non studio, perchè non ha senso. I miei occhi precipitano al di là di una stupida pagina di cui non mi frega un cazzo.
Oggi non studio perchè la vita non è qui. Se n'è andata e mi ha lasciato nella merda.
Oggi non vivo, perchè respiro solo attraverso le poesie che leggo.
Oggi affogo perchè i polmoni sono pieni di fumo e non si contraggono più.
Oggi muoio e lascio questo mondo in technicolor che mi dà la nausea.
Oggi vomito, perchè non voglio più sentire niente.
Oggi la caviglia mi brucia, perchè sono consapevole che per tutta la vita la caviglia mi parlerà della morte: il mondo è stupido, io sono stupida, ho aspettato tanto e ora questo inchiostro sarà per sempre il simbolo della mia morte.
Oggi muoio da umana e non da fenice, perchè il vento fasullo disperderà le mie ceneri e io non potrò più rinascere da esse.
Oggi brucio di un fuoco che germoglia dal buco che porto in mezzo al seno.
Oggi il mondo è immobile, come l'aria prima di una esplosione: esploderà il mio cuore, pazzo di dolore.
Oggi i rumori mi raggiungono come una televisione in una casa con le finestre aperte.
Oggi le sensazioni raschiano la carne per entrare, e fanno male.
Il mondo mi fa schifo, io mi faccio schifo. Mi guardo e sembro un cadavere.
Oggi non piango, oggi bevo.
Oggi bevo ciò che ho pianto ieri.
Oggi bevo e affogo.

lunedì 28 settembre 2009

Rispondo a...

Mi piace invece questo post "Circe"..

Io sono una di quelle ragazze che ha scelto la stessa strada che ha percorso mia madre.
Tutti da bambina mi chiedevano se sarei diventata un medico come mia madre ed io, quasi disgustata, rispondevo di no.. e invece eccomi qui, a ripercorrere il suo stesso cammino..
questa scelta è arrivata all'ultimo anno di liceo ma non sono stata spinta nè da ciò che è stata lei, nè dal voler curare quella malattia che non le ha dato scampo.. questo è quello che credevo e che credo ancora... l'ho scelto perchè vorrei arrivare a una specializzazione che credo (e spero) possa diventare il mio lavoro..
Ma cosa c'entra mia madre in tutto questo!?
Ogni giorno mi chiedo come sarebbero le cose se lei fosse qui.. percorrere la sua stessa strada ha fatto sì, magari inconsciamente, che facessi riemergere tutto il dolore: se lei fosse qui mi potrebbe aiutare con argomenti non chiari, mi potrebbe far capire più concretamente cosa mi aspetta, ma non si tratta solo di questo.. Potremmo insieme condividere le emozioni, e lei potrebbe riviverle in me se fosse ancora qui.. O ancora potrei avvicinarmi almeno in parte alle sue emozioni che non conosco... Può sembrare assurdo tutto questo, eppure in qualche modo è un "dolce incantesimo" che mi permette di affrontare, dopo tanti anni, la perdita..
Nonostante tutto ho paura.. Non tanto per la lunghezza e la difficoltà della strada che ho davanti, più che altro che la storia si ripeta.. Forse in fondo in fondo è vero che vorrei portare a termine "l'opera" che lei non ha potuto continuare, ma non vorrei invece che si fermasse allo stesso punto..


La mia strada mi ha condotto all'insegnamento, ma ho sempre sentito dentro di me questa vocazione. Mia madre era insegnante, mia zia lo è... Ma nulla potrà mai darmi quello che io e lei ci saremmo potute scambiare, quello che avremmo potuto condividere. Sono terrorizzata dal fatto che la storia si ripeta.

Quando ho compiuto gli anni che aveva mia mamma quando si è ammalata, ho passato mesi a fare visite e analisi. Sono sana come un pesce. Mi sono sentita viva, avevo superato la prima grande prova. Non ammalarmi all'età in cui si è ammalata lei.

Fra 3 anni avrò l'età di mia madre quando è morta, caspita! come passa il tempo.
Sopravviverà? Avrò già un figlio? Se vivrò, avrò aperto la porta al mio futuro.

Noi tutte guardiamo a quell'età come a un giro di boa, un punto di svolta, un burrone oltre al quale precipitare o imparare finalmente a volare.

Io so che molto di ciò che oggi sono "lo devo" alla mia perdita. Forse perfino il mestiere che faccio. L'importante è non lasciarsi distrarre, perchè la vita è solo nostra e qualsiasi sia la perdita che abbiamo subito, non è in alcun modo giusto vivere la vita di qualcun'altro.

Il più grande regalo che possiamo fare alle nostre mamme è quello di realizzarci pienamente nella nostra unicità.

Inutile dire che ho capito subito, che ti pensavo mentre scrivevo, che sono felice di questo passo.

Un bacio

Che cosa siamo, che cosa diventiamo

Qual è il mio futuro?
Lo scelgo, o è inevitabilmente qualcosa a cui sono destinata?
Cosa influenza le mie scelte?
Io voglio essere ciò che era mia madre?

Quale modello abbiamo, noi donne che abbiamo perso la mamma? Non corriamo forse il rischio di voler inconsapevolmente ripercorrere la sua strada, quasi a volerla far rivivere, darle un'altra possibilità?

Scegliamo una professione che ci si addice o ripercorriamo la strada di nostra madre?
Sappiamo essere noi stesse oppure solo un surrogato di ciò che lei era?

Ci sentiamo in dovere di concederle una vita tramite noi, più fortunate, le sopravvissute?

Scusate. Oggi è un post di domande.

Ma fanno riflettere.

venerdì 7 agosto 2009

La fiaba, l'alba dell'uomo, il nostro cuore...

Mery mi ha dato modo di introdurre un argomento che mi sta molto a cuore...Mi ha fatto delle domande molto precise partendo dal mio Post precedente, in cui elencavo tutti i cartoni della Disney in cui un protagonista è costretto ad affrontare la perdita di uno o di tutti e due i genitori...

Ecco le domande di Mery...
C'è una domanda che mi sorge spontanea...
Mi chiedo perché anche i cartoni animati devono essere così tristi?
Purtroppo tutti, chi più o chi meno, crescendo sarà costretto ad affrontare traumi o comunque brutti momenti.
Tutti ci troviamo a vivere cose che non immaginavamo potessero esistere.
Allora perché non lasciare almeno per un po' quella spensieratezza, quella ingenuità, quella non consapevolezza di ciò che realmente sia la vita, perché togliere ad un bambino l'idea che il mondo sia davvero così bello come crede?
Non dico che sia giusto illuderlo, ma proprio in base a ciò che gli aspetterà, credo sia giusto lasciargli quelle sensazioni e quelle certezze che non avrà mai più.
Non credo sia un modo per "prepararli" anche perché, credo, anzi, so che a certe cose niente e nessuno può prepararti.
Forse sarò esagerata, ma guardando queste storie, un bambino non potrebbe essere in qualche modo "traumatizzato"?
Quando si è piccoli, non si pensa alla possibilità di perdere la propria madre, non si pensa che quel terribile giorno in cui il mondo ti crollerà addosso arriverà prima o poi e così dovrebbe essere secondo me, invece questi cartoni ti "aprono gli occhi" su questa cosa e credo che potrebbero far crescere un bambino anche con la paura di perderla e non penso sia giusto.


Allora, cara Mery, innanzitutto c'è da dire che un bambino che non ha subito nessuna perdita spesso non fa caso al fatto che il protagonista sia orfano. Logicamente, nella mia situazione, era un modo per far uscire il mio dolore.
Ho guardato quei cartoni fino ad impararli a memoria, ma non è un mistero che ancora oggi piango di fronte a quelle scene.

Il passo da fare, però, è molto più lungo, ma sono cosa che tutte voi già sapete!!! :D

Il Sig. Disney non ha inventato nulla...Le sue storie altro non sono che trasposizioni cinematografiche della raccolta di fiabe dei famosissimi Fratelli Grimm che raccolsero tutte quelle fiabe che circolavano oralmente in Europa, cercando di dargli una versione scritta fissa (le fiabe orali erano piuttosto inclini alle modifiche, come si può immaginare) e definita, cercando di mantenere elementi che sono Costitutivi della Fiaba popolare e che , misteriosamente, ricorrono in TUTTE le culture del mondo.

Per una bella infarinata di questi temi affascinanti, vi propongo una bellissima discussione radiofonica sugli elementi della fiaba che vengono
ripresi dalla realtà
.

IL DRAGO COME REALTÀ

"Da tempo immemorabile la narrazione fantastica ha sempre toccato, in tutte le sue forme, corde profonde dell'uomo. Dalle fiabe tramandate per generazioni, il fantastico si è sempre posto come infinito e prezioso deposito di archetipi dell'immaginario". Oggi proviamo ad esplorarlo con l'aiuto di Silvana De Mari, scrittrice di fantasy e saggista, per capire quali sono i significati storici e le verità scomode che le fiabe nascondono.

Tornando a noi... La morte dei genitori, l'abbandono, sono le grandi paure dell'uomo, sopratutto erano tali nel passato, quando i bambini erano i primi a venire abbandonati o uccisi nei tempi di carestia, dove la scala di valori era diversa da oggi, e i grandi pedagogisti ancora dovevano diffondere la sacralità del bambino.

Ora, la fiaba è di per sè un modo per ESORCIZZARE una paura, e questo si può fare solo parlandone. Raccontando di bambini abbandonati, di streghe cattive, di matrigne sataniche, di dolore, di solitudine...

E da qui, in forma molto Lieve, perchè c'è da dire che Disney smorzò molto i toni delle fiabe (se leggete le versioni originali di Peter Pan, Cenerentola, Mery Poppins...Vi accorgete che Disney ci ha regalato un mondo zuccheroso in confronto a quello che si raccontavano le persone una volta!!!!) tutti i temi classici della fiaba sono arrivati nei grandi schermi di celluloide.

Mi chiedi se sia giusto far vedere ai bambini certe cose?
Io dico sì... Prima di tutto perchè un bambino che non ha subito una perita non presta molta attenzione al trauma del protagonista, poi perchè anche se lo nota ci sono cmq un sacco di cose più interessanti nel cartone...E poi dico Sì perchè, cavoli, vedi...In quei cartoni...C'è sempre il lieto FINE!!

Vedi Mery...Quei bambini, quelle bambine...sole, abbandonate, piangenti...Loro ce la fanno...Loro superano il dolore, trovano piccoli o grandi amici che li aiutano nelle difficoltà; trovano il grande amore, trovano la strada per la loro felicità.

E se da piccola piangevo, poi il finale mi dava modo di sperare che anche per me ci sarebbe stata una specie di Fata Madrina Smemorata che mi avrebbe liberato dal dolore e dalla solitudine.
Questi cartoni ti dicono che il mondo fa schifo ma che anche tu avrai alla fine il tuo happy End!! E questo è bellissimo...

Ti mando un bacio!!

giovedì 25 giugno 2009

A proposito della Morte...

In spiaggia, con "Un altro giro di giostra" di Tiziano Terzani. Il famoso giornalista, ormai vecchio e malato di cancro, si avventura in uno splendido viaggio verso la medicina orientale. E' un libro doloroso, ma volevo proporvi una storia che mi ha colpito (p. 479-480).
E' la dolce visione della morte, molto lontana da quella occidentale, di una popolazione ora estinta:i Teduray.

Mi ha lasciato dentro una grande dolcezza...

"Quando si nasce non si è soli", dicevano, secondo gli appunti presi dall'antropologo. "Ogni nascita è la nascita di due gemelli, uno il corpo, l'altro il cordone ombelicale. Il gemello-corpo, avendo i polmoni vive, il gemello-cordone ombelicale non potendo respirare muore, ma prima di separarsi i due gemelli si parlano e il gemello-cordone ombelicale chiede all'altro quando e come vorrà morire. "Di vecchiaia, al tempo del monsone, dopo la nascita del primo nipote?" Per il giorno e l'ora che stabiliscono i due si danno appuntamento. Poi, mentre l'uno va a fare la sua vita nel regno della Foresta, l'altro va nel regno dei Morti a preparare una bella casa. Poco prima dell'appuntamento fissato il gemello-cordone ombelicale attraversa il ponte cosmico che divide i due regni, si presenta al villaggio dove vive il gemello-corpo, aspetta qualche giorno finchè non siano finiti i riti funebri e il corpo sepolto per i mangiatori di Cadaveri. A quel punto tutti e due partono per fare assieme una vita felice, senza lavorare e ciucciando in continuazione il betel più pregiato."
I Teduray non si facevano nè spaventare, nè tantomeno sorprendere dalla morte perchè ognuno di loro aveva deciso come e quando la sua sarebbe avvenuta.




Per ulteriori informazioni su Tiziano Terzani e la sua vasta produzione

Tiziano Terzani

Baci

giovedì 14 maggio 2009

Dumbo - Bimbo Mio

Non vi dico come mi riducevo ogni volta che guardavo Dumbo, tra l'altro devo ancora capire come mai la Disney abbia sempre prodotto queste storie tristi.

La mamma di Dumbo non muore (grazie a Dio) ma in questo pezzo io ci trovo tutta la nostalgia di poter avere anche solo una proboscide che ci culla, come una volta...




Baci

domenica 10 maggio 2009

Oggi festa della Mamma... Oh Mamma!!!

Penserete che non sia molto inerente mettere Tricarico in questo blog, soprattutto in questa giornata di festa nazionale, ma io trovo che questa canzone sia bellissima.
Stamattina non mi sono svegliata particolarmente triste, diciamo che ormai sbatto bene contro queste ricorrenze orribili.
Io non ho nulla da offrire di materiale, mia mamma lo sa già che oggi non andrò al cimitero, non le porterò fiori, perchè quei fiori sono la mia sconfitta, significano volerla rilegare dietro una lapide, mentre lei è viva e permea l'aria attorno a me.

Chi mi sta vicino, questo non lo capisce. Sembra una mancanza di rispetto, invece è un gesto da'amore verso una persona che la morte non ha allontanato da me...

Questa mattina ho pensato a tutti i bigliettini, le poesie, i disegni che mi hanno fatto fare alle elementari per la Festa della mamma.
Czzo, dico io, ma mia mamma è morta che avevo 5 anni, per chi erano quei biglietti? E poi con che cuore farmeli fare, pensando poi che li avrei deposti sulla tomba di mia madre? Che scena lugubre!
E io che disegnavo mia madre non ai fornelli, non a casa, ma vestita come la Vergine Maria, incornata, con un abito da dama, pieno di cuori e diamanti.
Chissà cosa pensavano le mie maestre, poco pedagoghe, a dire il vero.
Una mamma angelo, era l'unica mamma che potevo disegnare.

E così, dal mio ricordo a questa canzone di Tricarico, il passo è stato breve...

Buongiorno buongiorno io sono Francesco
io ero un bambino che rideva sempre
ma un giorno la maestra dice oggi c'è tema
oggi fate il tema, il tema sul papà
io penso è uno scherzo sorrido e mi alzo
le vado vicino ero contento
le dico non ricordo mio padre è morto presto
avevo solo tre anni non ricordo non ricordo
lei sa cosa mi dice neanche mi guardava
beveva il cappuccino non so con chi parlava
dice "qualche cosa qualcosa ti avran detto
ora vai a posto e lo fai come tutti gli altri"
puttana puttana, puttana la maestra
puttana puttana, puttana la maestra
io sono andato a posto ricordo il foglio bianco
bianco come un vuoto per vent'anni nel cervello
e poi ho pianto non so per quanto ho pianto
su quel foglio bianco io non so per quanto ho pianto


Sto per diventare maestra, sono già una prof. ... Che Dio mi aiuti a non commettere MAI ORRORI del genere. Quanta crudeltà, quanta poco sensibilità.
Per fortuna i bambini hanno molte più risorse, e Tricarico è la dimostrazione che il dolore troverà sempre la strada per diventare qualcosa di bello.

OGGI è LA FESTA DELLA MAMMA, VI AUGURO CHE OGNUNO DI VOI POSSA TROVARE IL MODO PIù BELLO E PERSONALE PER CELEBRALE LA MAMMA, ANCHE SE NON QUI, ANCHE SE NON MATERIALMENTE!!!!!!



Ma c'è qualcosa che mi consola...

e il mio capo il mio capo mi ha salvato
li ci sono giochi se vuoi puoi giocare il padre è solo un uomo
e gli uomini son tanti scegli il migliore seguilo e impara

buongiorno buongiorno io sono Francesco
questa mattina mi sono svegliato presto
in fondo in quel vuoto io ho inventato un mondo
sorrido prendo un foglio scrivo viva Francesco

brilla brilla la scintilla brilla in fondo al mare
venite bambini venite bambine e non lasciatela annegare
prendetele la mano e portatela via lontano
e datele i baci e datele carezze e datele tutte le energie

venite bambini venite bambine
e ditele che il mondo può essere diverso
tutto può cambiare la vita può cambiare
e può diventare come la vorrai inventare
ditele che il sole nascerà anche d'inverno
che la notte non esiste guarda la luna
ditele che la notte è una bugia
che il sole c'è anche c'è anche la sera

martedì 14 aprile 2009

Una nuova poesia! Charles Pèguy

Ciao a tutti! Oggi vi propongo una poesia che mi è caduta addosso durante i primi anni del Liceo!
Sono riuscita a copiarla ma, nonostante tutti i miei sforzi, non sono mai riuscita a trovare il libro da cui è tratta.
Di Pèguy si sa davvero poco e l'unico libro che ho trovato e che ho dovuto ordinare, è una raccolta di testi teatrali.
La poesia rimane comunque di una bellezza e delicatezza sconvolgente, non mi ha mai messo tristezza, anzi mi ha sempre tranquillizzato molto...E oggi la dono a tutti voi!!


L’amore non svanisce mai.
La morte non è niente, io sono solo andato
nella stanza accanto.
Io sono io. Voi siete voi.
Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non abbiate un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne e triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa come lo è
sempre stato.
Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra di tristezza.
La vita ha il significato di sempre.
Il filo non è spezzato.
Perché dovrei essere fuori dai vostri pensieri?
Semplicemente perché sono fuori dalla vostra vista?
Io non sono lontano sono solo
dall’’altro lato del cammino.
Charles Pèguy



Per chi volesse ulteriori informazioni sull'autore le può cercare a questo indirizzo
http://www.centropeguy.org/pegopere1.html



Questa poesia rispecchia perfettamente la filosofia che sta alla base del mio blog.
Pèguy parla di cammino, l'altro lato del cammino e io mi immagino una strada: noi siamo su un marciapiede e i nostri cari nell'altro. Non possiamo attraversare la strada, è vero, perchè è molto trafficata, ma possiamo salutarli e parlare con loro, anche se dobbiamo urlare un po' per farci sentire al di sopra del rumore del traffico!

E una cosa su cui mi preme tornare è: "Ciò che ero per voi lo sono sempre.
Datemi il nome che mi avete sempre dato.
Parlatemi come mi avete sempre parlato.
Non abbiate un tono diverso.
Non abbiate un’aria solenne e triste.
Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.
Sorridete, pensate a me, pregate per me.
Che il mio nome sia pronunciato in casa come lo è
sempre stato.
Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra di tristezza."

Continuate a parlare di vostra madre, chiedete informazioni, raccogliete i ricordi, celebratela, mettete in ordine le sue foto, odorate i suoi vestiti, incorniciate i momenti felici. Non credete a chi vi dice che dimenticare è la via giusta. Questo dolore non uscirà mai da voi, non vi abbandonerà mai, dovete guardarlo negli occhi e aggrapparvi con tutte le vostre forze al RICORDO! Pronunciate il suo nome come avete sempre fatto!!

Ora vi saluto!
A presto!!

Circe*

venerdì 10 aprile 2009

Buona Pasqua, Mamma!

THE BEATLES - LET IT BE



Tutti conoscono i Beatles, ma forse pochi sanno che Paul McCartney e John Lennon hanno entrambi perso la mamma da piccoli.

Paul scrisse questa canzone per sua madre, Mary, ed è una delle mie preferite!!

Ecco il testo!

When I find myself in times of trouble
Mother Mary comes to me
Speaking words of wisdom, let it be.

And in my hour of darkness
She is standing right in front of me
Speaking words of wisdom, let it be.
Let it be, let it be.
Whisper words of wisdom, let it be.

And when the broken hearted people
Living in the world agree,
There will be an answer, let it be.
For though they may be parted there is
Still a chance that they will see
There will be an answer, let it be.
Let it be, let it be. Yeah
There will be an answer, let it be.

And when the night is cloudy,
There is still a light that shines on me,
Shine on until tomorrow, let it be.
I wake up to the sound of music
Mother Mary comes to me
Speaking words of wisdom, let it be.
Let it be, let it be.
There will be an answer, let it be.
Let it be, let it be,
Whisper words of wisdom, let it be.


Lascia che sia...Lascia che sia...

Buona Pasqua a tutti!
A presto!

lunedì 23 marzo 2009

Appena nato

Ciao!
Ho appena aperto questo blog, perchè sento la necessità di creare un punto di incontro per tutti coloro che hanno perso la Mamma, a qualsiasi età, in qualsiasi circostanza.
Vorrei che questo blog diventasse un luogo in cui scambiarsi racconti, ma anche materiale, pubblicazioni, siti, libri, dai quali attingere tutto ciò che può andare a lenire la ferita.

Ci state?