"Ogni parola che scrivo è soltanto un altro modo per dire il tuo nome. Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo sempre e soltanto mamma."
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venerdì 13 settembre 2013

Eppure io


Non saprei dire con esattezza quando il sudario del mio dolore scivolò via dal mio corpo. 
Ne sentii appena i lembi sfiorarmi la caviglia. 
Credo che fosse unto e logoro, ma non lo saprò mai, perchè con un solo passo lo avevo calpestato e oltrepassato. 
Forse, se mi fossi voltata, mi sarebbe apparso come la pelle di un serpente che abbia completato la sua muta. 
Qualcosa di morto, un guscio vuoto, un simulacro. 

Può essere morto, un dolore? Può cessare, scivolare via, annullarsi? 
Lo possiamo scavalcare con agilità, nude, nuove? 

Nuda, com'ero in sala parto. C'eravamo solo io e il mio dolore, questa volta totalmente fisico. 
Chiamai mia mamma? No. 
La desiderai? No. 
La piansi? No. 

Ero vita pulsante, lo strazio di un piccolo corpo che si contorceva per uscire da me, il mio involucro che tentava di spingerlo fuori, di lasciarlo uscire. 
Ho urlato, come mai prima, urlato più per avere forza che per il dolore. 
Credo di aver urlato fuori tutta la mia anima. 

E poi, lei è apparsa sul mio seno, un piccolissimo esserino. 
Era sporca, con gli occhi chiusi e gonfi, la pelle violacea per lo sforzo. 
Non credo di aver visto mai qualcosa di più bello! E allora seppi, mi fu chiaro. 
Non avevo bisogno di nient'altro. Avrei vissuto con lei, per lei, verso di lei. 

Chi se lo sarebbe mai aspettato? 
 Sotto il mio sudario, al contrario di ciò che avevo sempre pensato, non c'era una piccola orfana debole e sola. 
 C'era una Madre

E allora ho spesso ripensato a tutti i miei sogni... E solo adesso capisco quello che realmente significavano! 
Ma devo essere onesta, la mia migliore amica aveva tentato, una volta, di dirmi che mi stavo sbagliando... 

Ecco, i miei sogni, scenari e contesti differenti, ma sempre la solita trama. 
Io, adulta, trovo me stessa bambina: abbandonata, sola, bisognosa d'amore. 
Immancabilmente, la mia mano si tende, abbraccio questo cucciolo indifeso, questa orfana, so che la proteggerò per sempre. 

Pensavo che tutto ciò significasse che avevo ancora un disperato bisogno d'amore, in realtà credo che i miei sogni mi volessero solo indicare la strada: sarei guarita solo quando mi fossi presa cura di un bimbo. 
Certo, nei miei sogni quel bambino ero io, l'orfana ero io, ma questo solo perchè la mia parte adulta capiva perfettamente tutto il dolore che la mia parte bambina non aveva mai compreso fino in fondo,. Ma il senso era che, nell'amore e nella vita, avrei sconfitto la morte. 

Ricordo uno degli ultimi sogni che feci. Attaccato al letto dei miei genitori c'era un feto. Era vecchio e polveroso e tutti mi consigliavano di lasciarlo lì, perchè non valeva la pena prendersene cura. Ricordo che lo presi senza timore e lo cullai finchè non ne nacque uno splendido bambino Down (probabilmente una rappresentazione della mia "menomazione" affettiva) e alla fine quel bambino, armato di corazza, sconfisse un terribile drago. 

Ricordo che Frida, la mia grande e ora la mia scomparsa (aihmè), mi disse che per Jung sconfiggere un drago simboleggiava la separazione e il distacco (sano) della personalità del bambino da quella della madre. Ora mi appare tutto ovvio: avere un figlio, contrariamente ai timori e alle paure, mi avrebbe fortificata e mi avrebbe permesso di ricongiungermi, separandomene, a mia madre. 
 Eppure io, che pensavo di essere una pessima orfana, ora sono una splendida madre.


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venerdì 30 ottobre 2009

Il mio doloroso passato

Rileggendo un po' di post nel blog ho percepito come una sorta di falsa positività. Nel senso che io ora vivo davvero le emozioni che sento, questa felicità che mi pervade, ma non posso di certo rinnegare che sono affogata parecchie volte prima di riprendere fiato...E magari, le ragazze da poco orfane leggono il blog e lo trovano irreale, ingenuo, impossibile...
Allora oggi pubblico una cosa che ho scritto non molto tempo fa, a dire il vero. Parlo di me, del mio tatuaggio, della mia vita...Non era stato scritto per pubblicarlo, quindi sarà un po' difficile capire tutto. Ma il dolore è universale e quindi forse troverete qualcosa di voi in quello che ho scritto. Lo metto qui come testimonianza che dal Dolore si può uscire...

Spero vi aiuti!

"I deliri: sono convinzioni erronee, che di solito comportano un'interpretazione non corretta di percezioni o esperienze."
Deliri, ma si potrebbe scrivere anche...Amore...

Oggi il mondo non ha senso. Esiste solo al di fuori di me.
Oggi gli oggetti sono riproduzioni di se stessi, appoggiati alla perfezione lì dove si trovano per cercare una parvenza di realtà.
Oggi gli oggetti sono lucidi e puliti e odorano di finzione: le case, le strade, i vasi, le foglie degli alberi, le macchine sono tutte forme a cui non so più dare un nome.
Le barche al molo si riversano piatte su un cielo smerigliato di recente.
L'orizzonte spastico è monotonamente azzurro.
Il mondo oggi non mi parla.
Le persone sono inutili fantocci che mi camminano intorno: anche loro sono finte
Camminano, parlano, ridono in modo meccanico. A tutti una parte da recitare.
Devo avere la faccia allucinata: oggi non ho trovato il libro di Vivian Lamarque e avevo deciso di strangolare il commesso, ma poi ho pensato che un manichino non si può uccidere.
Oggi le persone mi urtano, interrompendo la musica che scelgo per inondare la mia testa.
Oggi i tasti scricchiolano come un elefante in equilibrio su un calice.
Oggi non studio, perchè non ha senso. I miei occhi precipitano al di là di una stupida pagina di cui non mi frega un cazzo.
Oggi non studio perchè la vita non è qui. Se n'è andata e mi ha lasciato nella merda.
Oggi non vivo, perchè respiro solo attraverso le poesie che leggo.
Oggi affogo perchè i polmoni sono pieni di fumo e non si contraggono più.
Oggi muoio e lascio questo mondo in technicolor che mi dà la nausea.
Oggi vomito, perchè non voglio più sentire niente.
Oggi la caviglia mi brucia, perchè sono consapevole che per tutta la vita la caviglia mi parlerà della morte: il mondo è stupido, io sono stupida, ho aspettato tanto e ora questo inchiostro sarà per sempre il simbolo della mia morte.
Oggi muoio da umana e non da fenice, perchè il vento fasullo disperderà le mie ceneri e io non potrò più rinascere da esse.
Oggi brucio di un fuoco che germoglia dal buco che porto in mezzo al seno.
Oggi il mondo è immobile, come l'aria prima di una esplosione: esploderà il mio cuore, pazzo di dolore.
Oggi i rumori mi raggiungono come una televisione in una casa con le finestre aperte.
Oggi le sensazioni raschiano la carne per entrare, e fanno male.
Il mondo mi fa schifo, io mi faccio schifo. Mi guardo e sembro un cadavere.
Oggi non piango, oggi bevo.
Oggi bevo ciò che ho pianto ieri.
Oggi bevo e affogo.