"Ogni parola che scrivo è soltanto un altro modo per dire il tuo nome. Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo sempre e soltanto mamma."
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domenica 28 dicembre 2014

Corrispondenza

Questa é una delle tantissime mail scritte alla mia Frida. Ho scelto di pubblicarla qui, seppur scritta di getto e per un uso privato, perchè ho toccato argomenti che mi stanno molto a cuore e penso che non saprei esprimerli con parole diverse.
Ve la regalo così come l'ho scritta, buona lettura.


Quando gironzolo su internet, mi imbatto in molti blog di gente della mia età. Fanno post interi sull'ultimo shampoo usato, su abiti e locali "in"... Poi penso al mio piccolo blog, a cui non faccio pubblicità, che praticamente scrivo solo per me. Quando rileggo quello che scrivo, dopo averlo pubblicato, mi rendo conto di come sia tutto buttato lì di getto, senza filtri, senza aggiustamenti, senza riflettere. Come se ogni volta mi aprissi il torace, con la lama di un italiano un po' stentato, a volte scorretto. Ma così vero, Dio quanto vero! E questo arriva, a te e a tante donne che in questi anni mi hanno scritto per ringraziarmi. Lo so che è un blog che forse fa venire tristezza, ma è un blog medicina, che si prende quando duole il cuore. E poi,  non ci si pensa più. Ma a me va bene così. Anche io vivo giornate in cui non sono orfana. Ma sono momenti illusori. Tutto questo per dire che le tue parole mi hanno fatto un gran piacere. Tutte noi siamo doni, regaliamo a chi ci sta vicino una vita piena e vera, di cui non sprechiamo nulla, perchè sappiamo quanto sia effimera.... Non c'è scampo, e allora, come ho scritto, noi siamo spudoratamente vive. 

Ho incontrato una donna non vedente, e quello che mi ha colpito è stato che ha detto che dire di essere ipovedente la descrive nella sua totalità e che è la prima cosa che vuole che gli altri sappiano di lei. Non è lo stesso per noi? Quante volte nella vita, al lavoro, avremmo voluto dire: ehy, vacci piano con me, non parlarmi così, io non ho la mamma, sai? Trattami con dolcezza. Ma non si puó, ci riderebbero dietro! E allora noi che abbiamo una disabilità emotiva non possiamo palesarla, non possiamo, come un ipovedente fa, chiedere il posto sull'autobus, ma dobbiamo viaggiare in piedi, con le gambe che tremano, mentre molti stanno a sedere, nel lungo viaggio della vita, senza sapere che a noi sanguina il cuore.

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Non è Natale più


Non so se sarò in grado di infilare in questo post tutto quello che mi é passato per la testa in questi giorni.

Sono sempre giorni difficili, quando hai perso qualcuno che ami.

Non sono certo le luci di Natale ad illuminare un po' il tuo dolore.

Una cosa, però, l'ho capita.

Solo ora, che sono figlia e mamma, orfana ma allo stesso tempo guarita dall'amore per mia figlia.


Il dolore di una madre non ha eguali.
Lo dico da orfana, da figlia. Ho lottato tutta la vita contro il mio dolore, ma solo ora capisco che ne ho assaggiato solo la parte meno amara.

Io ho la mia vita, ho il futuro, ho mia figlia.
Ho ancora negli occhi le luci di Natale.

Mia nonna, che ha perso sua figlia, non ha più nulla.
Per lei non è Natale mai più.

Non è tregua, non c'è magia.
Il dolore sordo rimbomba se possibile ancora più forte, quando tutti intorno a te sono felici.

L'unica soluzione è l'isolamento, una soluzione che fa male a tutti.

Ma cosa resta a una mamma che ha perso una figlia?
In cosa spera, a che cosa si aggrappa?

Cosa farei io oggi se perdessi la mia piccola?

Io lo so.
Impazzirei.

Non per modo di dire, tanto per parlare.
No, io semplicemente diventerei pazza.

Addio convenzioni sociali, addio vita, addio persone.

Ora so che il mio dolore non é paragonabile. E capisco mia nonna, in tutti i suoi spigoli, nella sua mente che ora fa le bizze, che appanna il vetro della sua memoria, che la offusca. Forse le sta donando solo un po' di pace.





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domenica 26 ottobre 2014

Buon compleanno mamma

La tua vita è stata un lampo. Intenso e brevissimo. Lo so bene, posso ben dirlo, ora che ho vissuto più a lungo di te. Che cosa vedo, se mi volto indietro?

Una carrellata di episodi adolescienziali, teneri da commuovere, ma ben lontani dalle emozioni della vita adulta. Quel che vedo, un tempo, ha rappresentato il mio mondo. Ora mi accorgo che era solo una piccola parentesi destinata a chiudersi.

Non conoscevo il concetto di eterno, eppure ne parlavo spessissimo. Ma l'eternità si percepisce nel frammento di tempo in cui il tuo corpo ne mette alla luce un altro, nel buio del dolore assoluto, quando lo strappo del cuore lascia espandere l'amore incondizionato. L'amore per un figlio rappresenta l'unica umana eternità.

Parlavo spessissimo d'amore, senza aver ben capito quanto coraggio richieda la scelta di unirsi in matrimonio con un'altra persona, lasciando in mano al destino la propria vita, indissolubilmente legata a un altro essere umano.

Ora che sono più grande di te, mi rendo conto di come la giovinezza si un periodo pieno e profumato, ma le mani affondano nella coppa della vita solo da adulti, quando aumenta la posta in gioco ma anche l'emozione di vivere le vere grandi gioie.

Tu ti sei sposata, hai avuto me. Senza dubbio hai potuto gioire di questi grandi momenti di vita.

Ma ora, che sono a letto con mia figlia di 19 mesi, ti penso già malata. Già con una diagnosi, il tuo male etichettato, forse la prima operazione. Cosa poteva essete il tuo mondo allora, giovanissima madre, persa tra le Mie prime conquiste e il tuo male, distesa nel tuo dolore accanto al mio sonno, con la mia vita che esplodeva di fanciullezza e la tua giovinezza che veniva sfiorita dalla chemio...

Dove lo hai pescato il coraggio di sorridermi per quattro lunghi anni, la forza per insegnarmi, farmi crescere, la lucidità di insegnare a mio padre come curarmi e proteggermi (anche se lui ora l'ha dimenticato)....

Oggi abbiamo festeggiato il tuo compleanno, ho preso una torta per te. Ti ho pensata tanto, ho pregato per te, ho pianto per te, ma anche per tutte le mamme che dal cielo guardano i loro figli crescere vivere amare sognare cadere. E poi rialzarsi. Sempre feriti, certo, sempre sbilenchi e mai a fuoco, ma ininterrotti e crudi, caparbi e forti. Profondamente grati e intatti, spudoratamente vivi.


Buon compleanno mamma mia....
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venerdì 13 settembre 2013

Eppure io


Non saprei dire con esattezza quando il sudario del mio dolore scivolò via dal mio corpo. 
Ne sentii appena i lembi sfiorarmi la caviglia. 
Credo che fosse unto e logoro, ma non lo saprò mai, perchè con un solo passo lo avevo calpestato e oltrepassato. 
Forse, se mi fossi voltata, mi sarebbe apparso come la pelle di un serpente che abbia completato la sua muta. 
Qualcosa di morto, un guscio vuoto, un simulacro. 

Può essere morto, un dolore? Può cessare, scivolare via, annullarsi? 
Lo possiamo scavalcare con agilità, nude, nuove? 

Nuda, com'ero in sala parto. C'eravamo solo io e il mio dolore, questa volta totalmente fisico. 
Chiamai mia mamma? No. 
La desiderai? No. 
La piansi? No. 

Ero vita pulsante, lo strazio di un piccolo corpo che si contorceva per uscire da me, il mio involucro che tentava di spingerlo fuori, di lasciarlo uscire. 
Ho urlato, come mai prima, urlato più per avere forza che per il dolore. 
Credo di aver urlato fuori tutta la mia anima. 

E poi, lei è apparsa sul mio seno, un piccolissimo esserino. 
Era sporca, con gli occhi chiusi e gonfi, la pelle violacea per lo sforzo. 
Non credo di aver visto mai qualcosa di più bello! E allora seppi, mi fu chiaro. 
Non avevo bisogno di nient'altro. Avrei vissuto con lei, per lei, verso di lei. 

Chi se lo sarebbe mai aspettato? 
 Sotto il mio sudario, al contrario di ciò che avevo sempre pensato, non c'era una piccola orfana debole e sola. 
 C'era una Madre

E allora ho spesso ripensato a tutti i miei sogni... E solo adesso capisco quello che realmente significavano! 
Ma devo essere onesta, la mia migliore amica aveva tentato, una volta, di dirmi che mi stavo sbagliando... 

Ecco, i miei sogni, scenari e contesti differenti, ma sempre la solita trama. 
Io, adulta, trovo me stessa bambina: abbandonata, sola, bisognosa d'amore. 
Immancabilmente, la mia mano si tende, abbraccio questo cucciolo indifeso, questa orfana, so che la proteggerò per sempre. 

Pensavo che tutto ciò significasse che avevo ancora un disperato bisogno d'amore, in realtà credo che i miei sogni mi volessero solo indicare la strada: sarei guarita solo quando mi fossi presa cura di un bimbo. 
Certo, nei miei sogni quel bambino ero io, l'orfana ero io, ma questo solo perchè la mia parte adulta capiva perfettamente tutto il dolore che la mia parte bambina non aveva mai compreso fino in fondo,. Ma il senso era che, nell'amore e nella vita, avrei sconfitto la morte. 

Ricordo uno degli ultimi sogni che feci. Attaccato al letto dei miei genitori c'era un feto. Era vecchio e polveroso e tutti mi consigliavano di lasciarlo lì, perchè non valeva la pena prendersene cura. Ricordo che lo presi senza timore e lo cullai finchè non ne nacque uno splendido bambino Down (probabilmente una rappresentazione della mia "menomazione" affettiva) e alla fine quel bambino, armato di corazza, sconfisse un terribile drago. 

Ricordo che Frida, la mia grande e ora la mia scomparsa (aihmè), mi disse che per Jung sconfiggere un drago simboleggiava la separazione e il distacco (sano) della personalità del bambino da quella della madre. Ora mi appare tutto ovvio: avere un figlio, contrariamente ai timori e alle paure, mi avrebbe fortificata e mi avrebbe permesso di ricongiungermi, separandomene, a mia madre. 
 Eppure io, che pensavo di essere una pessima orfana, ora sono una splendida madre.


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sabato 13 marzo 2010

Il dolore della perdita (Anima Grande)

Due notti fa, all'improvviso, è morto il babbo di un mio carissimo amico.
So che questo blog si rivolge in particolar modo a quelle donne che hanno perso la mamma, ma io credo che la Perdita non faccia questo genere di distinzioni.
Il mio amico era legatissimo a suo padre, erano uniti da un amore profondo, e ha dovuto vederlo morire, all'improvviso, senza il tempo di salutare. Ho riflettuto a lungo su quale "morte" potesse essere più "accettabile", se non è privo di senso unire queste due parole. Una morte così improvvisa ti lascia senza parole, senza lacrime per piangere. Lascia sbigottiti e attoniti, sconvolti e la consapevolezza, purtroppo, si fa strada lentamente nella carne per mesi e mesi, prima di colpire con violenza un giorno qualsiasi.
Non puoi mai sapere quando realmente ti renderai conto di quello che è accaduto, quali piccoli eventi scateneranno in te la disperazione più assoluta.
Ci saranno momenti in cui penserai di stare meglio, altri in cui ti sembrerà impossibile guardare avanti.
Una morte così improvvisa coglie impreparati mente e cuore, li sopprime, li anestetizza. Il dolore esploderà se possibile ancora più forte, ma tu dovrai essere ancora più forte, ancora più vicino alle persone che ami e che ti amano.

La morte non ci separa dalle persone che amiamo, ci apre una nuova strada per amarle e per essere amate da loro.
Non abbiamo più segreti per loro, non abbiamo più distanze, sappiamo di averli sempre al nostro fianco, perchè la morte non può nulla contro l'Amore che ci ha uniti in Vita.
Questa è l'unica mia certezza.

Per tutti quelli che leggono questo post, dedicate un pensiero a un grande papà.



Brusco risveglio la realtà
in un freddo gennaio morivo anch’io
quella carezza sull’anima... era Dio...
fine dei giochi impossibili
vivere i giorni rincorrerli
quelle ferite visibili ora bruciano sì!
io che sciolgo una preghiera
vera e fiera più di me
folle nell’inseguire una carriera
avrei dovuto sedermi accanto a te... di più
sembra un miracolo crescere
essere più consapevole
quanto coraggio mi hai dato a dirmi no...
stelle sopra il mio sipario
un delirio una bugia
l’amore assente da quel calendario e intanto il male ti portava via...
padre
solo poche parole
ma la musica che ascolterai
ti somiglia lo sai, è come sei
viva e lucente...
fede
vieni qui ho ancora sete
dei suoi occhi della sua allegria...
e meno male che sogno
posso incontrarti così
perché è di te che ho più bisogno...
cuore diamante: vita mia!
troppe emozioni che mancano
troppe occasioni che sfumano
dialoghi muti che uccidono senza pietà
tu sulla porta mille anni fa
pronto a raccogliere i cocci miei
a consolarmi... sei unico papà...
sono qui e il mondo è fuori
te lo devo sono qui
vado farneticando di amori amari
sofferenze e assenze... di chi resta di chi va...
padre
così tanto distante
ma che figlio bizzarro che hai
ti somiglia lo sai...
perché sei
anima grande...
grande
da stupire la gente
velenosa e insidiosa se mai...
che se hanno un figlio a colori
lottano contro di lui
per appiattirgli i pensieri
pane e superficialità
all’alba dei miei ricordi
sei qui al mio fianco... ci sei!
più le incertezze o gli sbagli
spero che mi perdonerai...
era gennaio su quell’addio
non ebbe successo il destino mio
pochi paganti e un applauso: quello tuo!



Circe

mercoledì 30 settembre 2009

Noi, le Lara Croft dell'Affetto


Siamo archeologhe dell'Affetto. Scaviamo, perlustriamo, setacciamo, indaghiamo...
Ne cerchiamo le briciole più piccole, a volte le più miserabili.
Siamo vulnerabili, sotto questo aspetto. Per quanto forti ci abbia reso la nostra perdita, abbiamo un vuoto che ci rende...Vulnerabili.
A me non piace sentirmi così... Non mi piace mostrare le mie debolezze, eppure mi rendo conto di come nella vita di tutti i giorni il mio bisogno di affetto si rispecchi in tante piccole cose. Cerco l'approvazione degli altri, ma non perchè sono egocentrica o vanesia, ma perchè questa approvazione è una briciola di affetto, e quanto patetica. Mi trovo a soffrire per uno sgarbo che ai più lascia indifferenti, perchè a farmelo è una persona che tenevo magari in considerazione. Questa mia fragilità si trasforma presto in ingenuità ed è molto facile tradirmi o beffeggiarmi.
Ma a che pro? Voi togliereste di mano una caramella a un bambino?

Anche perchè poi apro gli occhi. E mi accorgo della mediocrità di certa gente. E allora mi rendo conto che andavo ad elemosinare Attenzioni e Considerazione da persone che non erano degne e che ,quindi, prima o poi si mostrano effettivamente per quello che sono. E giù delusioni. E giù morsi dell'orgoglio.

"Possibile? Possibile che ancora non hai capito da quale gente star lontana? Possibile che ancora non hai sufficiente amor proprio da capire che tu basti a te stessa? Che sono pochissime le persone che ti vogliono DAVVERO bene e che solo di queste devi avere considerazione??"

Sì, possibile...Sventolami sotto il naso un po' di affetto e io sarò sempre pronta a salire sulla tua giostra, a costo di essere il tuo giullare.
Cerco e scavo, cerco e scavo, consapevole che non sarò mai sazia.

A presto

venerdì 7 agosto 2009

La fiaba, l'alba dell'uomo, il nostro cuore...

Mery mi ha dato modo di introdurre un argomento che mi sta molto a cuore...Mi ha fatto delle domande molto precise partendo dal mio Post precedente, in cui elencavo tutti i cartoni della Disney in cui un protagonista è costretto ad affrontare la perdita di uno o di tutti e due i genitori...

Ecco le domande di Mery...
C'è una domanda che mi sorge spontanea...
Mi chiedo perché anche i cartoni animati devono essere così tristi?
Purtroppo tutti, chi più o chi meno, crescendo sarà costretto ad affrontare traumi o comunque brutti momenti.
Tutti ci troviamo a vivere cose che non immaginavamo potessero esistere.
Allora perché non lasciare almeno per un po' quella spensieratezza, quella ingenuità, quella non consapevolezza di ciò che realmente sia la vita, perché togliere ad un bambino l'idea che il mondo sia davvero così bello come crede?
Non dico che sia giusto illuderlo, ma proprio in base a ciò che gli aspetterà, credo sia giusto lasciargli quelle sensazioni e quelle certezze che non avrà mai più.
Non credo sia un modo per "prepararli" anche perché, credo, anzi, so che a certe cose niente e nessuno può prepararti.
Forse sarò esagerata, ma guardando queste storie, un bambino non potrebbe essere in qualche modo "traumatizzato"?
Quando si è piccoli, non si pensa alla possibilità di perdere la propria madre, non si pensa che quel terribile giorno in cui il mondo ti crollerà addosso arriverà prima o poi e così dovrebbe essere secondo me, invece questi cartoni ti "aprono gli occhi" su questa cosa e credo che potrebbero far crescere un bambino anche con la paura di perderla e non penso sia giusto.


Allora, cara Mery, innanzitutto c'è da dire che un bambino che non ha subito nessuna perdita spesso non fa caso al fatto che il protagonista sia orfano. Logicamente, nella mia situazione, era un modo per far uscire il mio dolore.
Ho guardato quei cartoni fino ad impararli a memoria, ma non è un mistero che ancora oggi piango di fronte a quelle scene.

Il passo da fare, però, è molto più lungo, ma sono cosa che tutte voi già sapete!!! :D

Il Sig. Disney non ha inventato nulla...Le sue storie altro non sono che trasposizioni cinematografiche della raccolta di fiabe dei famosissimi Fratelli Grimm che raccolsero tutte quelle fiabe che circolavano oralmente in Europa, cercando di dargli una versione scritta fissa (le fiabe orali erano piuttosto inclini alle modifiche, come si può immaginare) e definita, cercando di mantenere elementi che sono Costitutivi della Fiaba popolare e che , misteriosamente, ricorrono in TUTTE le culture del mondo.

Per una bella infarinata di questi temi affascinanti, vi propongo una bellissima discussione radiofonica sugli elementi della fiaba che vengono
ripresi dalla realtà
.

IL DRAGO COME REALTÀ

"Da tempo immemorabile la narrazione fantastica ha sempre toccato, in tutte le sue forme, corde profonde dell'uomo. Dalle fiabe tramandate per generazioni, il fantastico si è sempre posto come infinito e prezioso deposito di archetipi dell'immaginario". Oggi proviamo ad esplorarlo con l'aiuto di Silvana De Mari, scrittrice di fantasy e saggista, per capire quali sono i significati storici e le verità scomode che le fiabe nascondono.

Tornando a noi... La morte dei genitori, l'abbandono, sono le grandi paure dell'uomo, sopratutto erano tali nel passato, quando i bambini erano i primi a venire abbandonati o uccisi nei tempi di carestia, dove la scala di valori era diversa da oggi, e i grandi pedagogisti ancora dovevano diffondere la sacralità del bambino.

Ora, la fiaba è di per sè un modo per ESORCIZZARE una paura, e questo si può fare solo parlandone. Raccontando di bambini abbandonati, di streghe cattive, di matrigne sataniche, di dolore, di solitudine...

E da qui, in forma molto Lieve, perchè c'è da dire che Disney smorzò molto i toni delle fiabe (se leggete le versioni originali di Peter Pan, Cenerentola, Mery Poppins...Vi accorgete che Disney ci ha regalato un mondo zuccheroso in confronto a quello che si raccontavano le persone una volta!!!!) tutti i temi classici della fiaba sono arrivati nei grandi schermi di celluloide.

Mi chiedi se sia giusto far vedere ai bambini certe cose?
Io dico sì... Prima di tutto perchè un bambino che non ha subito una perita non presta molta attenzione al trauma del protagonista, poi perchè anche se lo nota ci sono cmq un sacco di cose più interessanti nel cartone...E poi dico Sì perchè, cavoli, vedi...In quei cartoni...C'è sempre il lieto FINE!!

Vedi Mery...Quei bambini, quelle bambine...sole, abbandonate, piangenti...Loro ce la fanno...Loro superano il dolore, trovano piccoli o grandi amici che li aiutano nelle difficoltà; trovano il grande amore, trovano la strada per la loro felicità.

E se da piccola piangevo, poi il finale mi dava modo di sperare che anche per me ci sarebbe stata una specie di Fata Madrina Smemorata che mi avrebbe liberato dal dolore e dalla solitudine.
Questi cartoni ti dicono che il mondo fa schifo ma che anche tu avrai alla fine il tuo happy End!! E questo è bellissimo...

Ti mando un bacio!!

mercoledì 1 aprile 2009

Scrivere...

Sono ancora qui a scrivere.
Non ho fatto altro per tutta la vita.
Ho scritto di me e del mio dolore, in tutte le forme che conoscevo. Più che altro poesie... Poesie su poesie... Senza mai avere il coraggio di proporle a qualcuno. Cioè, in realtà le ho fatte leggere a un professore di lettere che mi ha criticato con garbo, ma non sapevo che pubblicava solo le sue probabili prede sessuali...Comunque... Il motivo principale è stato che, inconsapevolmente, io ho fatto una psicoterapia in autonomia. Ho sempre riversato sulla carta i dolori più feroci. E da lì, dal foglio bianco, tracciati sullo schermo di un pc, facevano meno male, erano meno feroci.
Li ho ammaestrati, calmati, allontanati da me. MA non li ho abbandonati. Forse, se questo blog decollerà, avrò anche il coraggio di pubblicare qualche poesia...Vedremo...
Ora che sono un tantino cresciuta mi rendo conto che effettivamente le mie poesie non sono poi questo splendore letterario, ma so solo io quanto mi siano servite per SOPRAVVIVERE...
LA ritenete uan parola grossa?? No, qui si tratta di sopravvivere.

Da "Figlie senza madre" di Hope Edelman

Da quali profondità era salito alla superficie quel bisogno disperato? Nei sette anni trascorsi dalla sua morte non mi ero concessa una sola volta di sentire la mancanza di mia madre, impegnata com'ero a convincermi di non avere bisogno dell'unica cosa ch enon avevo e che libertà e indipendenza erano il risultato infelice ma prezioso della perdita che avevo subito. Con la baldanzosa sicurezza propria dei giovanissimi odei molto ingenui, a 24 anni avevo dciso di essere già passata attraverso i cinque stadi del dolore [...]:rifiuto, rabbia, contrattazione, disorganizzazione, accettazione. Mi erano sembrate allora cose piuttosto semplici, un'ascesa in 5 tappe ben indicate fino alla ripresa di una vita normale. [...]
Sette anni dopo ero al punto in cui non piangevo più ogni volta che parlavo di mia madre e quando qualcuno mi diceva "Mi dispiace", dopo aver saputo che era morta, riuscivo a rispondere con un sorriso di cortesia e un cenno del capo privo di osilità. Il tempo aveva guarito la ferita proprio come mi avevano detto. E avevo dimostrato a me stessa di non aver bisogno della mamma per sopravvivere.
Credetti quindi di aver agito nel modo giusto, e in un certo senso di aver vinto. Fino al momento in cui mi ritrovai a metà di quelle strisce pedonali con la sensazione di aver sbagliato tutto in modo orribile.
In quell'occasione imparai che il dolore non ha un comportamento lineare, non è prevedibile, non è senza spigoli e contenuto entro certi limiti.
E' stata fatta a tutte noi una grave ingiustizia, quando ci è stato detto che il dolore avrebbe avuto un principio, una metà, una fine. Queste cose succedono nei romanzi, la realtà è ben diversa.
Il dolore ha un andamento ciclico, come le stagioni, come la luna. [...]


Il dolore non scompare solo perchè lo chiudiamo a chiave in un cassetto; eppure spesso è questo che ci viene suggerito: ignorate il dolore e il dolore scomparirà. Chiunque abbia seguito questo consiglio sa quanto sia superficiale.
Le voci del silenzio, lasciate a riecheggiare senza risposta, diventano più ossessionanti delle parole espresse.


Baci

lunedì 23 marzo 2009

Appena nato

Ciao!
Ho appena aperto questo blog, perchè sento la necessità di creare un punto di incontro per tutti coloro che hanno perso la Mamma, a qualsiasi età, in qualsiasi circostanza.
Vorrei che questo blog diventasse un luogo in cui scambiarsi racconti, ma anche materiale, pubblicazioni, siti, libri, dai quali attingere tutto ciò che può andare a lenire la ferita.

Ci state?