Questa vecchiaia che mi pesa sono gli anni che ho più di te, mamma. Ho di te sempre la stessa immagine, solo che ora non siamo più nemmeno coetanee, ora io ho già vissuto 4 anni più di te. E io, che la mattina mi lavo la faccia e mi sento una bambina, io non riesco più a far combaciare l'idea di te mamma, malata, operata, morta con la me stessa di adesso, felice, con due bambine piccole, i soliti progetti in testa e (così spero) tutta la vita davanti. Ora mi appare irrimediabilmente assurdo il tuo destino, mi sembra contro natura e abominevole. Non si puó lottare 4 anni per sconfiggere un tumore per poi morire in un soleggiato giugno (domani sarà il tuo anniversario, é forse per questo che ti penso, ora più che mai?) e lasciare una bambina piccola, con due spighe di grano in mano. Lasciarla lì, in piedi di fianco a un letto altissimo, sperando che tutto l'amore datole le possa bastare per tutta la vita, che quello che le si è insegnato la aiuti in tutte le difficoltà. Accarezzo la testa della mia piccina di tre anni e penso a quale ombra di me le rimarrebbe se me ne andassi ora. E la mia piccola di 4 mesi , cosa avrebbe di me? Io non ricordo mia mamma, è un'immagine frammentata, un volto ricomposto da mille fotografie. Ed ero più grande delle mie bambine. Quanto amore posso lasciare nei mille baci con cui le sommergo ogni giorno!? Gli basterebbe per tutta la vita? L'unica cosa che so è che rifiuterei qualsiasi paradiso per rimanere con loro. Con le mie bambine.
Saró sempre più grande di te e questa vecchiaia mi pesa.
"Ogni parola che scrivo è soltanto un altro modo per dire il tuo nome. Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo sempre e soltanto mamma."
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martedì 28 giugno 2016
domenica 28 dicembre 2014
Corrispondenza
Questa é una delle tantissime mail scritte alla mia Frida. Ho scelto di pubblicarla qui, seppur scritta di getto e per un uso privato, perchè ho toccato argomenti che mi stanno molto a cuore e penso che non saprei esprimerli con parole diverse.
Ve la regalo così come l'ho scritta, buona lettura.
Ve la regalo così come l'ho scritta, buona lettura.
Quando gironzolo su internet, mi imbatto in molti blog di gente della mia età. Fanno post interi sull'ultimo shampoo usato, su abiti e locali "in"... Poi penso al mio piccolo blog, a cui non faccio pubblicità, che praticamente scrivo solo per me. Quando rileggo quello che scrivo, dopo averlo pubblicato, mi rendo conto di come sia tutto buttato lì di getto, senza filtri, senza aggiustamenti, senza riflettere. Come se ogni volta mi aprissi il torace, con la lama di un italiano un po' stentato, a volte scorretto. Ma così vero, Dio quanto vero! E questo arriva, a te e a tante donne che in questi anni mi hanno scritto per ringraziarmi. Lo so che è un blog che forse fa venire tristezza, ma è un blog medicina, che si prende quando duole il cuore. E poi, non ci si pensa più. Ma a me va bene così. Anche io vivo giornate in cui non sono orfana. Ma sono momenti illusori. Tutto questo per dire che le tue parole mi hanno fatto un gran piacere. Tutte noi siamo doni, regaliamo a chi ci sta vicino una vita piena e vera, di cui non sprechiamo nulla, perchè sappiamo quanto sia effimera.... Non c'è scampo, e allora, come ho scritto, noi siamo spudoratamente vive.
Ho incontrato una donna non vedente, e quello che mi ha colpito è stato che ha detto che dire di essere ipovedente la descrive nella sua totalità e che è la prima cosa che vuole che gli altri sappiano di lei. Non è lo stesso per noi? Quante volte nella vita, al lavoro, avremmo voluto dire: ehy, vacci piano con me, non parlarmi così, io non ho la mamma, sai? Trattami con dolcezza. Ma non si puó, ci riderebbero dietro! E allora noi che abbiamo una disabilità emotiva non possiamo palesarla, non possiamo, come un ipovedente fa, chiedere il posto sull'autobus, ma dobbiamo viaggiare in piedi, con le gambe che tremano, mentre molti stanno a sedere, nel lungo viaggio della vita, senza sapere che a noi sanguina il cuore.
domenica 26 ottobre 2014
Buon compleanno mamma
La tua vita è stata un lampo. Intenso e brevissimo. Lo so bene, posso ben dirlo, ora che ho vissuto più a lungo di te. Che cosa vedo, se mi volto indietro?
Una carrellata di episodi adolescienziali, teneri da commuovere, ma ben lontani dalle emozioni della vita adulta. Quel che vedo, un tempo, ha rappresentato il mio mondo. Ora mi accorgo che era solo una piccola parentesi destinata a chiudersi.
Non conoscevo il concetto di eterno, eppure ne parlavo spessissimo. Ma l'eternità si percepisce nel frammento di tempo in cui il tuo corpo ne mette alla luce un altro, nel buio del dolore assoluto, quando lo strappo del cuore lascia espandere l'amore incondizionato. L'amore per un figlio rappresenta l'unica umana eternità.
Parlavo spessissimo d'amore, senza aver ben capito quanto coraggio richieda la scelta di unirsi in matrimonio con un'altra persona, lasciando in mano al destino la propria vita, indissolubilmente legata a un altro essere umano.
Ora che sono più grande di te, mi rendo conto di come la giovinezza si un periodo pieno e profumato, ma le mani affondano nella coppa della vita solo da adulti, quando aumenta la posta in gioco ma anche l'emozione di vivere le vere grandi gioie.
Tu ti sei sposata, hai avuto me. Senza dubbio hai potuto gioire di questi grandi momenti di vita.
Ma ora, che sono a letto con mia figlia di 19 mesi, ti penso già malata. Già con una diagnosi, il tuo male etichettato, forse la prima operazione. Cosa poteva essete il tuo mondo allora, giovanissima madre, persa tra le Mie prime conquiste e il tuo male, distesa nel tuo dolore accanto al mio sonno, con la mia vita che esplodeva di fanciullezza e la tua giovinezza che veniva sfiorita dalla chemio...
Dove lo hai pescato il coraggio di sorridermi per quattro lunghi anni, la forza per insegnarmi, farmi crescere, la lucidità di insegnare a mio padre come curarmi e proteggermi (anche se lui ora l'ha dimenticato)....
Oggi abbiamo festeggiato il tuo compleanno, ho preso una torta per te. Ti ho pensata tanto, ho pregato per te, ho pianto per te, ma anche per tutte le mamme che dal cielo guardano i loro figli crescere vivere amare sognare cadere. E poi rialzarsi. Sempre feriti, certo, sempre sbilenchi e mai a fuoco, ma ininterrotti e crudi, caparbi e forti. Profondamente grati e intatti, spudoratamente vivi.
Buon compleanno mamma mia....
Una carrellata di episodi adolescienziali, teneri da commuovere, ma ben lontani dalle emozioni della vita adulta. Quel che vedo, un tempo, ha rappresentato il mio mondo. Ora mi accorgo che era solo una piccola parentesi destinata a chiudersi.
Non conoscevo il concetto di eterno, eppure ne parlavo spessissimo. Ma l'eternità si percepisce nel frammento di tempo in cui il tuo corpo ne mette alla luce un altro, nel buio del dolore assoluto, quando lo strappo del cuore lascia espandere l'amore incondizionato. L'amore per un figlio rappresenta l'unica umana eternità.
Parlavo spessissimo d'amore, senza aver ben capito quanto coraggio richieda la scelta di unirsi in matrimonio con un'altra persona, lasciando in mano al destino la propria vita, indissolubilmente legata a un altro essere umano.
Ora che sono più grande di te, mi rendo conto di come la giovinezza si un periodo pieno e profumato, ma le mani affondano nella coppa della vita solo da adulti, quando aumenta la posta in gioco ma anche l'emozione di vivere le vere grandi gioie.
Tu ti sei sposata, hai avuto me. Senza dubbio hai potuto gioire di questi grandi momenti di vita.
Ma ora, che sono a letto con mia figlia di 19 mesi, ti penso già malata. Già con una diagnosi, il tuo male etichettato, forse la prima operazione. Cosa poteva essete il tuo mondo allora, giovanissima madre, persa tra le Mie prime conquiste e il tuo male, distesa nel tuo dolore accanto al mio sonno, con la mia vita che esplodeva di fanciullezza e la tua giovinezza che veniva sfiorita dalla chemio...
Dove lo hai pescato il coraggio di sorridermi per quattro lunghi anni, la forza per insegnarmi, farmi crescere, la lucidità di insegnare a mio padre come curarmi e proteggermi (anche se lui ora l'ha dimenticato)....
Oggi abbiamo festeggiato il tuo compleanno, ho preso una torta per te. Ti ho pensata tanto, ho pregato per te, ho pianto per te, ma anche per tutte le mamme che dal cielo guardano i loro figli crescere vivere amare sognare cadere. E poi rialzarsi. Sempre feriti, certo, sempre sbilenchi e mai a fuoco, ma ininterrotti e crudi, caparbi e forti. Profondamente grati e intatti, spudoratamente vivi.
Buon compleanno mamma mia....
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giovedì 10 luglio 2014
Per il 29 giugno appena passato
-E così... Tu lo faresti?-
Risuonava, la Sua Voce, nella moltitudine di mille lingue.
-Sì.-
-Sai cosa dissi a Maria?-
-Sì: una spada ti trafiggerà il cuore.-
Non era facile ascoltare.
In più, il sole filtrava dalle tapparelle abbassate.
Disegnava spirali di polvere, e accecava.
La Moltitudine parlò ancora.
-Ti ho mostrato il futuro. Non è qualcosa che faccio spesso.
Ma tu Mi hai tanto pregato... Sei stata così insistente...
Come vedi, Io non agisco casualmente.
C'era un motivo ben valido per non esaudire la tua richiesta.-
Era vero.
Quello che aveva visto nel momento in cui le era parso di addormentarsi era...
Spaventoso, orribile.
E il tutto visto in un vortice di immagini, da far venire la nausea,
come un rullino che si avvolga su se stesso e proietti frammenti di volti e storie...
Ma il senso, la Fine, l'aveva compresa molto bene.
Riavutasi dalla nausea, parlò:
-Non pretendo di conoscere la Vita meglio di Te.
Non ho pregato tutti questi anni come se fossi cieca e sorda.
So quali possono essere le conseguenze.
Ma io desidero un figlio sopra ogni altra cosa.
Lo voglio.
E anche se adesso tu mi hai mostrato la mia ...malattia...e la mia...-
Deglutì.
-...morte...- disse infine - non credi forse che ogni madre,
nel momento in cui accetta di concepire una vita,
non si abbandoni alla più totalizzante delle fragilità?
La madre si fa cristallo.
Sa già che morirebbe di dolore se accadesse qualcosa alla sua creatura,
comprende che il futuro sarà interamente occupato dalla preoccupazione per suo figlio.
Ma sa anche che morirebbe di dolore nel doverlo lasciare.
Io non sono speciale, sono solo già mamma nel mio cuore, e voglio un figlio.
Maria ti ha forse chiuso il suo cuore, quando tu le hai detto che sarebbe morta di dolore?-
-No. E' solo per questo che ho voluto che mio Figlio nascesse da una donna.
Voi siete fragili, è vero, ma lottate come leoni, siete indistruttibili,
e anche se distrutte sapete rinascere.
Riuscite ad annullarvi per creare un altro essere, che vi strapperà il cuore
e lo condurrà lontano, con sè, nell'abbagliante sua nuova vita.
So che sarai forte, ma avrai pochi anni.
Regalagli tutto quello che hai. Crescilo nell'amore e proteggilo.
Ho deciso di donarti un figlio.-
Era una lacrima.
Arrivò scivolosa fino al bordo increspato di un sorriso.
E lì si spense.
-Grazie.
Ma ho un'ultima cosa da chiedere.-
-Ora tu però stai esagerando, mi pare...-
-Voglio solo restare con lui.-
La Moltitudine di voci si alzò di un tono, aspra.
-Che cosa? Mi sembrava di esser stato chiaro.
Tu non resterai qua ancora per molto.-
Era coraggio? O follia?
-Io intendevo... dopo... Dopo la.... Insomma, dopo.
Voglio restare qui, con lui.
Tu puoi farlo, vero?-
-Posso. Ma rinunceresti al Mio Regno?
Alla Pace?
All'assenza di dolore?
Alla Luce?-
-Permettimi di rimanere. So che avrà bisogno di me. Sempre.
Anche quando sarà grande.
E io, come potrò, gli indicherò la strada.
Un soffio, una musica, un sogno... Qualcosa m'inventerò.
Non ci sarebbe altro luogo in cui vorrei stare, se non al suo fianco.-
Il fiume di voci ripensò con una punta di orgoglio al giorno in cui optò per il libero arbitrio.
Pensò proprio di aver fatto un bel lavoro.
Sia quel giorno, che il giorno in cui inventò le Madri.
Che creature strane. E affascinanti.
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martedì 12 novembre 2013
Un altro giro di giostra (T.T. docet)
Con queste parole si è conclusa la mia annuale visita di controllo.
La chiamano genetica, ereditarietà...
Io la posso tradurre in un'unica parola: PAURA.
Paura di non sapere, paura di sapere.
Paura di scoprire che il male subdolo che ha ucciso mia mamma è dentro di me,
paura di non scoprire in tempo che il male subdolo che ha ucciso mia mamma è dentro di me.
Non è mai stata così profonda, la mia paura.
Ho passato tante notti,
ultimamente,
con gli occhi fissi nel buio,
a pregare,
sperare che tutto andasse bene,
stringendo la manina di mia figlia,
desiderando con tutte le mie forze di vederla crescere,
mi dicevo: "Io voglio esserci, io voglio essere con lei in tutti i momenti importanti della sua vita."
Più che un desiderio, era un ordine.
Alle forze celesti, a Dio, al Destino...
Perchè ora ho Lei, la mia ragione di vita e non voglio abbandonarla.
Voglio che sia felice, spensierata, serena.
Voglio vivere per lei.
Non voglio lasciarla.
E così, paralizzata su quel lettino, con l'età di mia mamma quando mi ha lasciato, ho pregato e sperato di sentire le parole con cui si è conclusa la mia visita.
"Tutto bene"
Parole che mi hanno sciolto l'animo.
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sabato 26 ottobre 2013
Tanti auguri mamma
Oggi ti avrei portato, assieme alla mia bimba, alla fiera degli hobby creativi.
Ci saremmo sbizzarrite insieme a copiare idee e tecniche, e avrei scoperto per l'ennesima volta un'altra cosa che sapevi già fare.
Avremmo riso, parlato e preso un caffè (io d'orzo, che allatto) per fare una pausa.
Questa sera ci saremmo viste nella casa in campagna che non hai fatto in tempo a restaurare, seduti al tavolo d'epoca che hai scovato all'ultimo mercatino a cui sei andata con il babbo, che avrebbe preferito guardare la tv sul divano.
Avremmo mangiato, forse con un occhio teso al cellulare, perchè sta per nascere la tua terza nipotina.
Mi avresti fatto vedere un piccolo capolavoro creato solo per lei, ma avresti aggiunto che comunque non c'è nessuna al mondo più bella della tua Agata.
L'avresti presa in braccio e lei ti avrebbe posato la manina cicciona sulle guance.
Sì, avresti avuto qualche ruga in più, segno dei tuoi 55 anni, e qualche graffio lasciato dalla chemio.
Ti saresti lamentata per il cambio del tempo, che ti faceva sentire bene le operazioni fatte alla gamba.
Ma poi avresti sorriso, felice perchè festeggiavi un altro compleanno. Ti avrei preparato una torta bellissima e avresti spento le candeline.
Ti avrei dato la tua nipotina in braccio e avresti fatto delle tenerissime foto con lei.
Ti avrei dato il mio regalo, la sciocchezza di chi non sa più cosa regalare, dopo tanti compleanni; ma tu mi avresti abbracciato forte e io avrei sentito ancora una volta il calore del tuo abbraccio.
Di sicuro, non avrei pianto.
Non avrei comprato un mazzo di fiori per la tua lapide.
Non sarei andata al cimitero.
Non avrei guardato il tuo viso in una foto, così simile al mio, perchè ora abbiamo la stessa età.
Non avrei sperato che almeno mia figlia ti possa vedere, sentire.
Tutto ciò che ho perso è così tremendamente banale, che mi ferisce nel profondo del cuore.
Averti perso ha reso la mia vita diversa, lasciandola senza il gusto delle cose più semplici che una mamma fa con una figlia.
E anche se vivo di esperienze straordinarie, quello che mi manca è la quotidianità che avrei vissuto con te.
Mi manchi tu, mamma.
venerdì 13 settembre 2013
Eppure io
Non saprei dire con esattezza quando il sudario del mio dolore scivolò via dal mio corpo.
Ne sentii appena i lembi sfiorarmi la caviglia.
Credo che fosse unto e logoro, ma non lo saprò mai, perchè con un solo passo lo avevo calpestato e oltrepassato.
Forse, se mi fossi voltata, mi sarebbe apparso come la pelle di un serpente che abbia completato la sua muta.
Qualcosa di morto, un guscio vuoto, un simulacro.
Può essere morto, un dolore? Può cessare, scivolare via, annullarsi?
Lo possiamo scavalcare con agilità, nude, nuove?
Nuda, com'ero in sala parto. C'eravamo solo io e il mio dolore, questa volta totalmente fisico.
Chiamai mia mamma? No.
La desiderai? No.
La piansi? No.
Ero vita pulsante, lo strazio di un piccolo corpo che si contorceva per uscire da me, il mio involucro che tentava di spingerlo fuori, di lasciarlo uscire.
Ho urlato, come mai prima, urlato più per avere forza che per il dolore.
Credo di aver urlato fuori tutta la mia anima.
E poi, lei è apparsa sul mio seno, un piccolissimo esserino.
Era sporca, con gli occhi chiusi e gonfi, la pelle violacea per lo sforzo.
Non credo di aver visto mai qualcosa di più bello! E allora seppi, mi fu chiaro.
Non avevo bisogno di nient'altro. Avrei vissuto con lei, per lei, verso di lei.
Chi se lo sarebbe mai aspettato?
Sotto il mio sudario, al contrario di ciò che avevo sempre pensato, non c'era una piccola orfana debole e sola.
C'era una Madre.
E allora ho spesso ripensato a tutti i miei sogni... E solo adesso capisco quello che realmente significavano!
Ma devo essere onesta, la mia migliore amica aveva tentato, una volta, di dirmi che mi stavo sbagliando...
Ecco, i miei sogni, scenari e contesti differenti, ma sempre la solita trama.
Io, adulta, trovo me stessa bambina: abbandonata, sola, bisognosa d'amore.
Immancabilmente, la mia mano si tende, abbraccio questo cucciolo indifeso, questa orfana, so che la proteggerò per sempre.
Pensavo che tutto ciò significasse che avevo ancora un disperato bisogno d'amore, in realtà credo che i miei sogni mi volessero solo indicare la strada: sarei guarita solo quando mi fossi presa cura di un bimbo.
Certo, nei miei sogni quel bambino ero io, l'orfana ero io, ma questo solo perchè la mia parte adulta capiva perfettamente tutto il dolore che la mia parte bambina non aveva mai compreso fino in fondo,. Ma il senso era che, nell'amore e nella vita, avrei sconfitto la morte.
Ricordo uno degli ultimi sogni che feci. Attaccato al letto dei miei genitori c'era un feto. Era vecchio e polveroso e tutti mi consigliavano di lasciarlo lì, perchè non valeva la pena prendersene cura. Ricordo che lo presi senza timore e lo cullai finchè non ne nacque uno splendido bambino Down (probabilmente una rappresentazione della mia "menomazione" affettiva) e alla fine quel bambino, armato di corazza, sconfisse un terribile drago.
Ricordo che Frida, la mia grande e ora la mia scomparsa (aihmè), mi disse che per Jung sconfiggere un drago simboleggiava la separazione e il distacco (sano) della personalità del bambino da quella della madre. Ora mi appare tutto ovvio: avere un figlio, contrariamente ai timori e alle paure, mi avrebbe fortificata e mi avrebbe permesso di ricongiungermi, separandomene, a mia madre.
Eppure io, che pensavo di essere una pessima orfana, ora sono una splendida madre.
martedì 9 luglio 2013
Circe per... Instamamme
Eccomi qui, con un post un po' particolare, scritto per Instamamme.net, un sito scoperto tramite Instagram che raccoglie le testimonianze di molti genitori e che ho letto spesso in questo ultimo periodo, dato che sono da poco mamma e ogni suggerimento o consiglio sono ben accetti...
Il team di Instamamme ha accettato di pubblicare un mio post e lo trovate pubblicato qui. Ringrazio ancora le Instamamme per avermi dato l'opportunità di scrivere per loro! Se preferite, continuate a leggere...
E tutto è già detto, anche se tutto è ancora da dire.
Come quando, durante il corso preparto, l'ostetrica sottolineava di continuo l'importanza del legame materno nel momento in cui una donna è gravida o partoriente. Di come questo rapporto si ricucisse (se si era sfibrato) o si rafforzasse (se era già forte) durante la gravidanza della figlia; di come una donna incinta cercasse nella storia della sua nascita, di cui la mamma è senza dubbio l'unica testimone attendibile, elementi utili per vivere bene il proprio parto... “Grazie al ca##o!... E chi la mamma non ce l'ha?”.
Questo mi passava per la testa, mentre ogni parola mi faceva sanguinare un po' il cuore, il mio cuore indolenzito da anni di lutto; io, che la mamma l'ho persa a 5 anni e che sono ancora qui a scrivere di lei. Già, se una donna si trova incinta, in uno dei momenti più belli e delicati della sua esistenza (vuoi gli ormoni, la pancia, i pensieri...) e non ha la sua mamma accanto?
Vorrebbe solo che sua madre le accarezzasse la pancia, la confortasse, le raccontasse i dettagli più hot del parto, la stringesse forte sussurrando: “Non avere paura...Sarò vicino a te!” e si trova invece a doversi accontentare (le più fortunate) di racconti di zie, nonne, mamme acquisite, sorelle, cognate, amiche, suocera...Sì, ma Lei, la Mamma con la maiuscola, non c'è.
Sa bene, la donna senza mamma, che fuori dalla sala parto Lei non ci sarà, che non le potrà mai dire: “Questo bambino ha i tuoi occhi!” Ecco, fermiamoci un momento.
Devo fare un passo indietro, tornare ad appena un anno fa, quando io, Circe, mi trovavo davanti ad un grosso passo: concepire un figlio. Il mio dolce marito reclamava la prole, dopo pochi mesi di matrimonio, e io ero ancora saldamente legata alle mie convinzioni: un figlio ti ruba tempo, spazio, energia e libertà. Ti rovina la vita, ti costringe a pulire sederini caccosi, a parlare solo di ruttini e poppate.
No, non fa per me, scherziamo? Io, un figlio, mai!
Guardavo con pena malcelata le amiche che orgogliose mi mostravano il pancione: “Poverine!” pensavo, “proprio non capiscono che cosa le aspetti!” La poverina ero io, cresciuta con il terribile vuoto lasciato da mia mamma, confusa nell'immaginarmi con un bimbo, terribilmente impaurita di ripetere la sorte di mia mamma...
Quanti anni ho impiegato ad arrivare al nocciolo della questione? Quante bugie mi sono raccontata prima di guardarmi dentro e di capire che la morsa allo stomaco che mi mozzava il respiro ogni volta che pensavo di avere un figlio, era la mano della bambina orfana che ero stata, che aveva paura di fare un figlio, di dover morire giovane e di abbandonarlo.
Era così forte il mio dolore, seppur dopo 24 anni!,che non riuscivo a pensarmi mamma senza voler vomitare. Ero sopravvissuta alla morte di mia mamma, ma non sarei stata in grado di lasciare un bambino solo, in balìa della Vita... Questo pensavo, questo provavo: mi rifugiavo dietro stupidi discorsi per non ammettere che avevo paura e che, in fondo in fondo, morivo dalla voglia di avere una piccola manina da stringere fra le mie.
Questo appena un anno fa, un mese prima del Grande Salto nel Vuoto. Già, l'ho chiamato così, il momento in cui ho accettato che il seme germogliasse nel mio grembo e desse frutto. Un Salto nel Vuoto del mio dolore, che ho voluto far tacere e zittire, che ho voluto sopprimere, lasciando spazio all'Amore e alla Vita. La Vita!
Per quanto tempo ho cercato di capirla, impastata com'era del grande lutto che mi aveva colpito. La morte di mia mamma ha corroso il mio cuore, mi ha condizionato, ha influito sulle mie scelte, giuste o sbagliate che fossero. Per tanto tempo ho cercato di esplorare il dolore forte che non mi lasciava scampo, di osservare da vicino il grande buco che avevo nel petto. Piangevo ancora per Lei, per la sua assenza, e sapevo che non avrei mai smesso, perchè se una cosa fu chiara fin da subito è che la perdita della mamma non guarisce, non passa, non si attenua.
La Vita, che all'improvviso ha bussato forte al mio cuore, quando una piccola lucina pulsante ha squarciato il buio del mio ventre. “Vedi, quello è il suo cuoricino, senti come batte!” Eh sì, mi sono piegata alla Vita, ho lasciato la mano della Morte e mi sono buttata nel grande Vuoto, quello della scelta libera, del destino, se vogliamo...
E poco dopo Lei era già lì, a scalciare nella mia pancia, a respirare sotto al mio cuore. Lei, il frutto del mio amore e della mia scelta, la scelta di oltrepassare la morte, di intimidirla e cacciarla. Avevo avuto troppa paura, era ora di Vivere! E la Vita ha lo sguardo della piccola creatura che in una mattina soleggiata di marzo mi hanno appoggiato sul petto.
Mia Figlia. La cura del mio dolore.
Come potevo sapere che stavo fuggendo dall'unica medicina in grado di cauterizzare le mie ferite? Che avevo paura dell'unica via che mi avrebbe condotto a liberarmi del peso del dolore? Come potevo immaginare che diventare Mamma mi avrebbe riavvicinato a mia madre, che prendermi cura della mia piccola sarebbe stata l'unica via per prendermi cura dell'orfana che ero?
Ho cercato l'amore in ogni angolo del mondo, senza sapere che l'unico amore che mi avrebbe finalmente dissetato doveva venire dal mio ventre, dopo ore di dolore. Sono una Mamma senza Mamma e questo influirà certamente sul mio modo di crescere ed educare mia figlia, sulle paure che avrò, sui pensieri che farò mentre aspetto che torni a casa...
Ma questa è già un'altra storia. un lutto del genere non guarisce mai del tutto, è vero, ma la meraviglia sta nel fatto che noi possiamo oltrepassarlo, trasformarlo, purgarlo.
Possiamo rinascere, risorgere attraverso i nostri Figli, la Vita che sconfigge la Morte.
Il team di Instamamme ha accettato di pubblicare un mio post e lo trovate pubblicato qui. Ringrazio ancora le Instamamme per avermi dato l'opportunità di scrivere per loro! Se preferite, continuate a leggere...
E tutto è già detto, anche se tutto è ancora da dire.
Come quando, durante il corso preparto, l'ostetrica sottolineava di continuo l'importanza del legame materno nel momento in cui una donna è gravida o partoriente. Di come questo rapporto si ricucisse (se si era sfibrato) o si rafforzasse (se era già forte) durante la gravidanza della figlia; di come una donna incinta cercasse nella storia della sua nascita, di cui la mamma è senza dubbio l'unica testimone attendibile, elementi utili per vivere bene il proprio parto... “Grazie al ca##o!... E chi la mamma non ce l'ha?”.
Questo mi passava per la testa, mentre ogni parola mi faceva sanguinare un po' il cuore, il mio cuore indolenzito da anni di lutto; io, che la mamma l'ho persa a 5 anni e che sono ancora qui a scrivere di lei. Già, se una donna si trova incinta, in uno dei momenti più belli e delicati della sua esistenza (vuoi gli ormoni, la pancia, i pensieri...) e non ha la sua mamma accanto?
Vorrebbe solo che sua madre le accarezzasse la pancia, la confortasse, le raccontasse i dettagli più hot del parto, la stringesse forte sussurrando: “Non avere paura...Sarò vicino a te!” e si trova invece a doversi accontentare (le più fortunate) di racconti di zie, nonne, mamme acquisite, sorelle, cognate, amiche, suocera...Sì, ma Lei, la Mamma con la maiuscola, non c'è.
Sa bene, la donna senza mamma, che fuori dalla sala parto Lei non ci sarà, che non le potrà mai dire: “Questo bambino ha i tuoi occhi!” Ecco, fermiamoci un momento.
Devo fare un passo indietro, tornare ad appena un anno fa, quando io, Circe, mi trovavo davanti ad un grosso passo: concepire un figlio. Il mio dolce marito reclamava la prole, dopo pochi mesi di matrimonio, e io ero ancora saldamente legata alle mie convinzioni: un figlio ti ruba tempo, spazio, energia e libertà. Ti rovina la vita, ti costringe a pulire sederini caccosi, a parlare solo di ruttini e poppate.
No, non fa per me, scherziamo? Io, un figlio, mai!
Guardavo con pena malcelata le amiche che orgogliose mi mostravano il pancione: “Poverine!” pensavo, “proprio non capiscono che cosa le aspetti!” La poverina ero io, cresciuta con il terribile vuoto lasciato da mia mamma, confusa nell'immaginarmi con un bimbo, terribilmente impaurita di ripetere la sorte di mia mamma...
Quanti anni ho impiegato ad arrivare al nocciolo della questione? Quante bugie mi sono raccontata prima di guardarmi dentro e di capire che la morsa allo stomaco che mi mozzava il respiro ogni volta che pensavo di avere un figlio, era la mano della bambina orfana che ero stata, che aveva paura di fare un figlio, di dover morire giovane e di abbandonarlo.
Era così forte il mio dolore, seppur dopo 24 anni!,che non riuscivo a pensarmi mamma senza voler vomitare. Ero sopravvissuta alla morte di mia mamma, ma non sarei stata in grado di lasciare un bambino solo, in balìa della Vita... Questo pensavo, questo provavo: mi rifugiavo dietro stupidi discorsi per non ammettere che avevo paura e che, in fondo in fondo, morivo dalla voglia di avere una piccola manina da stringere fra le mie.
Questo appena un anno fa, un mese prima del Grande Salto nel Vuoto. Già, l'ho chiamato così, il momento in cui ho accettato che il seme germogliasse nel mio grembo e desse frutto. Un Salto nel Vuoto del mio dolore, che ho voluto far tacere e zittire, che ho voluto sopprimere, lasciando spazio all'Amore e alla Vita. La Vita!
Per quanto tempo ho cercato di capirla, impastata com'era del grande lutto che mi aveva colpito. La morte di mia mamma ha corroso il mio cuore, mi ha condizionato, ha influito sulle mie scelte, giuste o sbagliate che fossero. Per tanto tempo ho cercato di esplorare il dolore forte che non mi lasciava scampo, di osservare da vicino il grande buco che avevo nel petto. Piangevo ancora per Lei, per la sua assenza, e sapevo che non avrei mai smesso, perchè se una cosa fu chiara fin da subito è che la perdita della mamma non guarisce, non passa, non si attenua.
La Vita, che all'improvviso ha bussato forte al mio cuore, quando una piccola lucina pulsante ha squarciato il buio del mio ventre. “Vedi, quello è il suo cuoricino, senti come batte!” Eh sì, mi sono piegata alla Vita, ho lasciato la mano della Morte e mi sono buttata nel grande Vuoto, quello della scelta libera, del destino, se vogliamo...
E poco dopo Lei era già lì, a scalciare nella mia pancia, a respirare sotto al mio cuore. Lei, il frutto del mio amore e della mia scelta, la scelta di oltrepassare la morte, di intimidirla e cacciarla. Avevo avuto troppa paura, era ora di Vivere! E la Vita ha lo sguardo della piccola creatura che in una mattina soleggiata di marzo mi hanno appoggiato sul petto.
Mia Figlia. La cura del mio dolore.
Come potevo sapere che stavo fuggendo dall'unica medicina in grado di cauterizzare le mie ferite? Che avevo paura dell'unica via che mi avrebbe condotto a liberarmi del peso del dolore? Come potevo immaginare che diventare Mamma mi avrebbe riavvicinato a mia madre, che prendermi cura della mia piccola sarebbe stata l'unica via per prendermi cura dell'orfana che ero?
Ho cercato l'amore in ogni angolo del mondo, senza sapere che l'unico amore che mi avrebbe finalmente dissetato doveva venire dal mio ventre, dopo ore di dolore. Sono una Mamma senza Mamma e questo influirà certamente sul mio modo di crescere ed educare mia figlia, sulle paure che avrò, sui pensieri che farò mentre aspetto che torni a casa...
Ma questa è già un'altra storia. un lutto del genere non guarisce mai del tutto, è vero, ma la meraviglia sta nel fatto che noi possiamo oltrepassarlo, trasformarlo, purgarlo.
Possiamo rinascere, risorgere attraverso i nostri Figli, la Vita che sconfigge la Morte.
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mercoledì 3 luglio 2013
Tragicommedia del distacco
Il 29 giugno è passato.
Tutto qui.
Che giorno era?
Sabato.
Sapete perchè me lo ricordo?
Perchè so benissimo cosa ho fatto.
Ho poltrito sul divano aspettando pigramente che la mia bambina si svegliasse.
E ricordo benissimo cosa NON ho fatto.
Non ho pensato a te, mamma.
Nel giorno triste della tua morte.
24 anni.
Ecco il tempo che è passato.
E non ho nemmeno scritto sul blog di te,
cosa che puntualmente facevo da anni ormai.
Perchè?
Sinceramente, perchè non avevo nulla da dire.
Ero intorpidita e stanca.
Sono venuta al cimitero con la mia bimba, ti ho portato degli splendidi fiori.
Siamo andate alla messa.
Tutto qui.
Nessun dolore, nessuna lacrima, nessun pensiero.
Durante tutta la messa, ho giocato con i piedini ciccioni di mia figlia.
Lei è la vita, il futuro.
Mi sono sentita un mostro.
Che figlia sono diventata? E' il tuo anniversario e io a malapena ti penso.
Poi ieri sera, mentre passeggiavo con mio marito e mia figlia, ho sentito lo strappo.
L'ho riconosciuto subito, perchè l'ho già provato una volta, la notte che te ne sei andata.
E' uno strappo all'altezza dell'ombelico, un segnale, un collegamento.
Quella notte, 24 anni fa, io ho sentito che morivi, mi lasciavi. Eravamo distanti, in altre case, ma io ho sentito, ho urlato, ho pianto, e non sapevo ancora nulla.
Ieri sera, io ho sentito.
Forse che te ne sei andata.
Che sono cresciuta, che l'essere diventata mamma ha sancito il nostro distacco, come se non fossi più la bambina da proteggere ma la donna da affiancare, da sorreggere nelle scelte, da consigliare.
I nostri ruoli sono cambiati, mamma, continuerò a dirlo all'infinito, non mi manchi più.
Perchè?
Mi sento così in colpa! Com'è facile scrivere che muoio di dolore; com'è doloroso scrivere che non mi manchi più...
Ops... C'è la vita di là, nel suo lettino, che reclama con il pianto il mio abbraccio...
Vado dalla vita, mamma...
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venerdì 14 giugno 2013
La bambina col sorriso (quello che non mi aspettavo)
Quello che non mi aspettavo è che tu fossi così felice.
Lo so, adesso mi direte che tutti i bambini sorridono e non solo la mia.
D'accordo.
Mi direte che non sanno perchè sorridono.
D'accordo.
Ma la mia bambina non solo ha sempre un sorriso per tutti, ma é gioiosa, serena, tranquilla.
Voi direte che è merito nostro, che la stiamo crescendo in un ambiente sereno.
D'accordo.
Ma quella gioia che lei prova é più grande. Sembra proprio essere una sua caratteristica.
C'é il musone, il lagnone, il permaloso, il gioioso....
Lei é felice.
Chissà se anche io ero un cuor contento, prima che la morte spegnesse per molti anni il mio sorriso.
Mi racconta mia nonna che durante le prove del saggio di danza, avevo sei anni, l'insegnante insisteva che io dovessi sorridere. E io le risposi che non avevo nulla per cui sorridere.
Eh già.
E ora vedo lei, nata dalle mie mille paure, impregnata del dolore profondo che solo una perdita così grande fa provare, concepita come atto disperato di volersi lasciare alle spalle la morte....
Ed è felice!
Come se avessi impastato del fango e ne avessi tratto fuori un diamante, come Gesù che, raccontano i vangeli apocrifi, da bambino lungo il fiume faceva piccole statuine d'argilla a cui poi dava la vita...
Che meraviglia, la vita sconfigge la morte con il più innocente dei sorrisi!
Amata figlia mia, non sai che gioia provo ogni volta che ti guardo, tu, il mio superamento, il mio salto oltre le stelle, la vittoriosa, la grande.
Solo tu hai potuto arginare il mio dolore e farlo fluire fuori, spurgarmi, purificarmi.
È sono così felice nel vederti gioiosa e serena, perché se c'é una cosa che la morte ti insegna fin da subito è che quasi tutto è superfluo e di poco valore, che quello che conta è l'amore, Darlo e riceverlo.
Ed è questo che farò, darti tutto l'amore del mondo, tutto quello di cui sono capace, e innaffiando te, mia piantina appena sbocciata, disseto me stessa.
La mia linea matriarcale ha dato frutto, pulsa di nuovo come un cordone ombelicale, saetta verso le stelle dove una nonna orgogliosa ci sta guardando crescere.
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lunedì 28 gennaio 2013
Nuove scoperte
Ho Scoperto Che...
La Vita è molto più forte della Morte.
Questo pancione che pulsa e mi commuove è più intenso di qualsiasi ricordo.
Il futuro è la luce più accecante che io abbia mai fissato.
La morte mi ha baciato da bambina e con la sua saliva ho impastato il mio mondo; inconsapevolmente, ma anche ineluttabilmente, i momenti più importanti della mia vita hanno sempre avuto dietro un'ombra di rimpianto, un velo nero che mi ricordava sempre quanto fosse fragile la vita.
Non mi sono mai sentita all'altezza di diventare madre, ho sempre avuto paura che la mia storia fosse un ricapitolare quella di mia mamma; ho sempre pensato al peggio e questa paura mi bloccava, mi toglieva il respiro.
Poi, ho avuto il coraggio: è stato un lancio morale, un salto dell'animo, uno sciopero del cervello. Ho dovuto seguire il mio cuore, affinchè potesse condurmi alle più grandi gioie della vita.
Io non sapevo, non potevo sapere, che le lacrime per la morte di mia mamma sarebbero diventate il liquido amniotico nel quale far ruzzolare la mia piccolina; non sapevo che le mie cicatrici sarebbero stati appigli sicuri per farla arrivare al mio cuore.
Come potevo sapere che il mio passato mi avrebbe reso totalmente madre, un giorno?!?
Come potevo sapere che il dolore sarebbe sparito nel momento esatto in cui avessi visto un piccolo puntino pulsante nel mio utero?
"Morte, non essere fiera, sebbene alcuni ti abbiano chiamata
potente e terribile, perchè tu non lo sei;
poichè coloro che tu pensi di sconfiggere,
non muoiono, povera morte, nè tu mi puoi uccidere."
Divento mamma alla stessa età in cui mia mamma mi lasciava. Quello che era il presagio di un terribile conto alla rovescia ora diventa un nuovo trampolino.
Ti supero, mamma. Imparo a vivere nei tuoi occhi, nelle tue mani, nel tuo grembo di mamma. Ora ti comprendo fino in fondo, ora che ti sono coetanea, ora sento la tua forza e cammino nel tuo esempio. Se mi guardo ora allo specchio, riflesso nel mio sorriso, è te che vedo.
Non mi manchi più mamma. Perchè ora siamo insieme. Figlia e madre sono solo ruoli della società, ora la mia linea matriarcale ricomincia a pulsare. Questa bambina, ancora tutta nuova, porta già addosso l'odore della nostra storia.
Grazie al mio passato, so esattamente cosa devo fare, so cosa non le farò mai mancare, so cosa le proibirò.
Non ho paura mamma, perchè non mi sei distante, ma sei sotto la mia pelle calda, nel mi ombelico ormai esteso e piatto.
Aspetto il dolore del parto come il fuoco che cauterizzerà ogni mia cicatrice.
La Vita ha dato frutto nel mio grembo, perchè tu l'hai data a me e l'essere madre è la scala più corta che ho trovato per tornare finalmente da te.
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